Sangue nero di Pasquale Scalpellino

Sangue nero di Pasquale Scalpellino

Sangue nero

Veronica ha appena finito il proprio turno di lavoro e, una volta uscita dalla metropolitana, è indecisa se recarsi in palestra oppure andare al pub. Prova a telefonare ai suoi due migliori amici, ma entrambi non rispondono al telefono.

Nella piazza di Wood Green migliaia di persone rendono caotico quel nuvoloso venerdì.

Lei prova più volte a chiamare i suoi compagni ma i suoi tentativi risultano sempre infruttuosi.

Dopo una rapida lotta interiore, opta per cominciare al meglio quel weekend libero andando a bere.

In uno dei pub nelle vicinanze incontra un uomo solitario intento a scrivere su un tablet. I due dimostrano subito di avere una chimica interessante, finché un messaggio improvviso non li interrompe.

La polizia è a casa di uno dei suoi amici e vuole che lei li raggiunga per parlarle.

Veronica non lo sa ma l’altra sua amica è scomparsa da tre giorni e in casa sua, priva di segni di effrazione, sono stati trovati tutti i suoi effetti personali e delle macchie di liquido nero sul pavimento.

Con tale notizia inizierà per Veronica una discesa negli abissi più profondi dell’animo umano, dove paure e fobie si insinueranno sotto la sua pelle, divorando la sua personalità fino all’ultimo boccone.

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Amsterdam di Pasquale Scalpellino

Amsterdam di Pasquale Scalpellino

Amsterdam

Un uomo fugge da una situazione di cui potrebbe pentirsi, quando i passeggeri che viaggiano sul suo stesso treno iniziano a comportarsi in maniera anomala.

Sei amici sono in vacanza ad Amsterdam per festeggiare il conseguimento della laurea, ma uno di essi, durante la prima serata di baldoria, viene sommerso da emozioni negative fino a viverne alcune che non credeva potessero esistere.

Una sommozzatrice che lavora per la polizia ripesca due cadaveri da un canale, il cui stato di conservazione è inspiegabile, poiché privo di qualsivoglia traccia di rigor mortis e di gonfiore dovuto all’essere stati immersi.

Un ragazzo che vive solo e lavora in una macelleria della capitale possiede una strana abitudine, la quale ogni ora o due lo costringe a disattivarsi per dieci minuti esatti.

Queste sono solo alcune delle vicende contenute in questa raccolta di 7 racconti horror, il cui nome è legato alla città che ha ispirato l’autore e i cui contenuti saranno ambientati nei quartieri di questa capitale, mescolando tradizioni olandesi moderne a quelle del passato, mostrando inoltre la città sia dall’interno che dall’occhio esterno del turista.

Amsterdam è dunque il terzo volume di Horror Souls, una collana che darà la luce a simili raccolte autoconclusive di racconti horror che cambieranno in base all’anima spaventosa della città che cercheranno di descrivere e mostrare.

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Incipit di Horror Club

Horror Club Pasquale Scalpellino

Primo capitolo di Horror Club

IL MONDO HA BISOGNO DI HORROR.

Questo era il messaggio che avevo trovato sulla homepage di quello strano sito web. Ci ero incappato per caso, una pagina apparsa dal nulla, una pubblicità qualunque venuta fuori come pop-up da un website di film horror in streaming. Non avevo chiuso subito la finestra e avevo letto quella scritta, lasciandomi ammaliare dalla grafica spettrale. C’erano alberi in nero, illuminati da flash di fulmini, foglie che volavano via come pipistrelli screziati, rumore di pioggia, caratteri rossi insanguinati.

TU SEI L’ULTIMO DELLA CERCHIA.

TU SEI STATO SCELTO PER L’HORROR CLUB.

Poi mi era arrivata di colpo una e-mail, un messaggio ancor più bizzarro del sito stesso, sebbene quest’ultimo ne fosse il mittente.

Tutt’oggi mi chiedo come sia stato possibile quell’invio, visto che non avevo fornito alcun tipo di dati. Avevo soltanto osservato le scritte.

Mi avevano spedito comunque un indirizzo e un orario. Mi avevano ripetuto che il mondo aveva bisogno di Horror, con la lettera maiuscola. Mi avevano detto che saremmo stati in otto. Otto persone, otto narratori, otto scrittori in grado di regalare al mondo la paura, lo spavento, il terrore.

Come avevano saputo però che io ero uno scrittore horror? Non tutti gli utenti dei siti streaming per film di quel genere lo sono.

La situazione mi aveva quindi inquietato e affascinato allo stesso tempo. Escludendo la possibilità che fosse semplicemente un tentativo di hacking, non c’era nulla di male a dare un’occhiata a quell’appuntamento.

Così ci andai.

Non era molto distante da casa mia, per cui a piedi raggiunsi il posto. Era una vecchia casa in disuso, con il cartello di vendita ammuffito e caduto sul giardino di erbacce. La porta era aperta. Sembrava pericolante per certi versi, oltre che infestata. Mi guardai intorno prima di entrare, per vedere se ci fosse qualcuno in arrivo o se ci fosse qualcosa di strano appollaiato ad aspettarmi. Nulla. Gente che passeggiava in un tiepido pomeriggio.

L’interno della dimora era buio e impolverato, un odore stantio si spandeva praticamente dappertutto, sottolineando l’assenza umana con grosse e grigie ragnatele.

“C’è nessuno?”, chiesi al silenzio.

“Accomodati”, replicarono.

Voci atone provenienti da una porta lungo il corridoio.

Avanzai, impaurito ed eccitato, afferrai il pomello d’ottone ed entrai in quello che doveva essere il soggiorno. La stanza era tenebrosa, rischiarata dalla fiammella di una singola candela. Le finestre laterali erano state inchiodate con assi di legno e la mobilia coperta da teloni bianchi. C’erano quattro persone oltre a me. Tre sedute e una in piedi. Riuscivo a scorgere a malapena i tratti dei loro volti.

Non avevo paura che fossero malintenzionati e che fossi caduto in una trappola che avrebbe segnato la mia fine.

Mi accomodai. Nessuno parlava, per cui mi sedetti e gettai un occhio in giro. Non c’era nulla da vedere, a parte l’oscurità, le quattro losche figure e l’atmosfera macabra.

“Siamo qui. Noi cinque soltanto. Non saremo in otto. L’Horror Club sarà composto soltanto da noi. Il mondo ha bisogno di orrore e noi saremo coloro che glielo fornirà”, annunciò quello in piedi, camminando in giro in circolo, per poi fermarsi e raggiungere il tavolo con la candela.

L’afferrò, la sollevò e l’avvicinò al viso, mostrando un volto adulto con una cicatrice sulla guancia sinistra, uno sfregio bluastro. I suoi occhi neri erano profondi, i capelli in disordine.

“In questo luogo, noi racconteremo le storie più spaventose che siano mai state raccontate”.

È così che nacque il famigerato e ricercatissimo Horror Club, il club dei cinque scrittori neri, dei cinque assassini con la penna.

Dovevamo raccontare storie, dovevamo regalare paure. Noi eravamo i narratori oscuri, coloro che promulgavano il terrore.

Non ci volle molto prima che la situazione ci sfuggisse di mano, prima che acquistassimo un potere ultraterreno, prima che cominciassimo a realizzare realtà immonde per la gente.

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Horror Club di Pasquale Scalpellino

Horror club pasquale scalpellino

Horror Club

Se ogni storia che raccontassi potesse avverarsi nella realtà, cosa narreresti? Se le tue parole potessero avere presa sul mondo che ti circonda, tanto da poterlo modificare e alterare con gli avvenimenti da te descritti, cosa faresti succedere?L’Horror Club è la vicenda di cinque scrittori neri, cinque narratori oscuri che tra le mani si ritrovano un potere inimmaginabile. Con la premessa iniziale di dover regalare l’orrore alla gente, cinque appassionati di horror racconteranno nel loro club privato tremende e spaventose vicende, le quali però improvvisamente diverranno reali. Tra segreti, paure e violenze le conseguenze delle loro azioni saranno inimmaginabili, e sarà l’umanità ignara a pagarne le conseguenze.

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Tokyo by Pasquale Scalpellino

Tokyo by Pasquale Scalpellino

Tokyo

A robber armed with a shotgun disrupts a restaurant dinner for several people. A Western filmmaker with a strange and risky way of getting inspiration spends an absurd night of bloodshed in the Kabukichō district. A young man has to keep his dream about a shinigami hidden to protect his brother and his girlfriend. Three silver masks in Shibuya rain down from the sky on Halloween night and begin to wreak havoc and death.

These are just some of the events contained in this collection of 7 horror stories, whose name is linked to the city that inspired the author and whose contents will be set in the districts of this capital, mixing modern Japanese traditions with those of the past, showing the city both from the inside and the outside eye of the tourist. Tokyo is thus the first volume in Horror Souls, a series that will give birth to similar self-contained collections of horror stories that will change according to the frightening soul of the city they seek to describe and show.

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Parigi di Pasquale Scalpellino

Parigi Pasquale Scalpellino

Parigi

Un ragazzo nudo ma ricoperto da migliaia di ferite, abrasioni e tagli irrompe all’interno di un locale che vende kebab lungo Montmartre, perdendo poi i sensi e riempiendo il pavimento con litri di sangue.

Una donna con in tasca tre mazzi di chiavi scende da un’auto e si incammina lungo la Senna, poco prima del verificarsi di un maelstrom.

Un bracciante pendolare, in viaggio da Dourdan verso le pianure a nord di Parigi, si imbatte in un cartello stradale col nome di una città cancellato e ben presto nota che quello svincolo non è segnato nemmeno su Google Maps.

Due fratelli incontrano per la prima volta una loro cugina più grande, la quale suggerisce di scappare dall’albergo in cui soggiornano con i genitori, per raggiungere il cimitero di Montmartre.

Queste sono solo alcune delle vicende contenute in questa raccolta di 7 racconti horror, il cui nome è legato alla città che ha ispirato l’autore e i cui contenuti saranno ambientati nei quartieri di questa capitale, mescolando tradizioni francesi moderne a quelle del passato, mostrando inoltre la città sia dall’interno che dall’occhio esterno del turista.

Parigi è dunque il secondo volume di Horror Souls, una collana che darà la luce a simili raccolte autoconclusive di racconti horror che cambieranno in base all’anima spaventosa della città che cercheranno di descrivere e mostrare.

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Lupi di Rafael Spike

Lupi Rafael spike

Lupi

Homo Homini Lupus.

L’uomo è lupo dell’uomo poiché, in uno stato di natura senza leggi, sarebbe mosso soltanto da istinto di sopravvivenza e sopraffazione verso gli altri, un puro egoismo nel raggiungimento dei propri desideri anche se questo dovesse causare danni ai suoi simili.

Da quando la pandemia ha colpito l’umanità nel 2020, questo concetto di Thomas Hobbes ha raggiunto forse il suo apice massimo, mostrando che, anche in uno stato di difficoltà globale come quello che stiamo vivendo, tale legge di natura è sempre valida.

Lupi è la prima raccolta di racconti horror ufficiale di Rafael Spike, il quale ha voluto sottolineare questo pensiero attraverso la narrazione di dodici storie terrificanti che indagano la violenza, la paura e le reazioni umane esagerate all’interno della pandemia. Non mancano di essere toccati temi come l’ansia, la depressione, la violenza sulle donne e la paura del futuro, i quali vengono tradotti in chiave letteraria con l’utilizzo di figure come fantasmi, demoni, serial killer, stalker, stupratori e visioni distorte della realtà.

I protagonisti e gli antagonisti di queste storie sono i lupi del mondo pre-pandemico, i quali, bloccati adesso in lockdown, distanziamento sociale, quarantene e mascherine, non fanno altro che accrescere la loro essenza trasformandosi in esseri ancor più malvagi.

L’horror ha bisogno di essere reinventato in nuove figure umane e spauracchi demoniaci legati alla nuova normalità, alle sue nuove ansie, ai suoi nuovi terrori e ai suoi nuovi problemi e crimini, e Rafael Spike con questa raccolta ha cercato di perseguire proprio questo obbiettivo.

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Incipit di Haters

haters pasquale scalpellino

Primo capitolo di Haters

Immaginate un bambino goffo e impacciato che non riesce ad eccellere in alcuno sport o in alcuna altra attività scolastica.

Immaginate la sua rabbia, il suo odio e la sua voglia di vendetta che inizialmente vengono scagliati contro gli altri e la loro bravura, per poi tornare indietro con effetto boomerang su di lui e sulla sua incompetenza.

Immaginate la frustrazione e la voglia di riscatto che conducono questo ragazzino a migliorare e migliorare e ancora migliorare, per ottenere quel controllo assoluto sui movimenti e sulle abilità ginniche di cui non ha mai assaporato l’essenza.

Ora proiettatevi nella sua adolescenza e nella prospettiva di scelta scolastica che lo pone dinanzi ad un indirizzo informatico, dove avrebbe a che fare con software, computer e codici, la cui precisione e la cui perfezione potrebbero assumere le fattezze di un ulteriore tipo di controllo assoluto.

La tecnologia non è intelligente, ma è perfetta e infallibile se la si adopera nel migliore dei modi.

Immaginate il talento di questo ormai provetto studente e il controllo e le capacità informatiche che ne conseguono.

È bravissimo, la lezione di vita che ha imparato da bambino e lo sforzo che ha impiegato per apprenderla lo portano subito ad ottenere dei risultati fenomenali.

Nel mondo si sviluppano i social network.

La tecnologia moderna invade l’intero pianeta.

Lui giunge all’università e il suo desiderio di controllo accresce, mentre la sua perfezione nella materia informatica lo fa diventare un hacker.

Scopre il deepweb.

Osserva il mondo intorno a sé diversamente.

Vede la superficialità della gente su ognuno dei social di maggior presa.

Nota il cambio di priorità della vita umana e delle società nella quotidianità di tutti.

Ne segue le mode dall’esterno, solo per raccogliere data.

Arrivano gli smartphone e le app, i quali facilitano questo processo.

Poi si accorge che in ogni angolo del web, quello alla luce del sole, accessibile a tutti, ci sono haters e persone che provano e infliggono odio gratuito.

Immaginate come potrebbe reagire dopo quello che ha subito e provato quand’era un bambino e che si porta ancora dietro, adesso che possiede queste competenze da hacker e ha assunto un controllo quasi assoluto sulla tecnologia e l’utilizzo di ogni forma della sua rete.

Avete focalizzato tutto ciò? Avete ben chiaro questo contesto?

Beh, io ero quel bambino e voglio raccontare quello che feci.

Per ovvie ragioni non potrò citare geograficamente luoghi, città e vie e per altrettanti motivi alcuni individui possiederanno soltanto un nome, mentre altri neanche quello.

Sono un hacker e le mie mani sono sporche del sangue di centinaia di esseri umani, ma il mio modo di uccidere non mi coinvolge in modo diretto e questa storia non metterà in pericolo la mia libertà, per questo la voglio raccontare.

Dopo il mio miglioramento fisico da bambino, i miei studi informatici alle superiori e l’essere diventato un hacker all’università, decisi di assumere il controllo degli esseri umani e per farlo sfruttai le mie doti, facendo leva sulle emozioni negative delle mie vittime, cosicché commettessero reati al posto mio senza coinvolgermi.

Scelsi sette persone da plagiare in modo indiretto per condurle a commettere omicidi. Scelsi sette individui da trasformare in leoni da tastiera in grado di tradurre il proprio astio virtuale in qualcosa di reale, traducibile in crimini veri e propri.

In pratica instillai odio per manipolare la morte.

Io creai degli haters che uccisero persone per me, ma lasciate che mi spieghi meglio.

Questo era in pratica il mio piano.

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Haters di Pasquale Scalpellino

haters pasquale scalpellino

Haters

Immaginate un bambino goffo e impacciato che non riesce ad eccellere in alcuno sport o in alcuna altra attività scolastica.

Immaginate la sua rabbia, il suo odio e la sua voglia di vendetta che inizialmente vengono scagliati contro gli altri e la loro bravura, per poi tornare indietro con effetto boomerang su di lui e sulla sua incompetenza.

Immaginate la frustrazione e la voglia di riscatto che conducono questo ragazzino a migliorare e migliorare e ancora migliorare, per ottenere quel controllo assoluto sui movimenti e sulle abilità ginniche di cui non ha mai assaporato l’essenza.

Ora proiettatevi nella sua adolescenza e nella prospettiva di scelta scolastica che lo pone dinanzi ad un indirizzo informatico, dove avrebbe a che fare con software, computer e codici, la cui precisione e la cui perfezione potrebbero assumere le fattezze di un ulteriore tipo di controllo assoluto.

Nel mondo si sviluppano i social network.

La tecnologia moderna invade l’intero pianeta.

Lui giunge all’università e il suo desiderio di controllo accresce, mentre la sua perfezione nella materia informatica lo fa diventare un hacker.

Scopre il deepweb.

Osserva il mondo intorno a sé diversamente.

Vede la superficialità della gente su ognuno dei social di maggior presa.

Nota il cambio di priorità della vita umana e delle società nella quotidianità di tutti.
Ne segue le mode dall’esterno, solo per raccogliere data.

Arrivano gli smartphone e le app, i quali facilitano questo processo.

Poi si accorge che in ogni angolo del web, quello alla luce del sole, accessibile a tutti, ci sono haters e persone che provano e infliggono odio gratuito.

Immaginate come potrebbe reagire dopo quello che ha subito e provato quand’era un bambino e che si porta ancora dietro, adesso che possiede queste competenze da hacker e ha assunto un controllo quasi assoluto sulla tecnologia e l’utilizzo di ogni forma della sua rete.

Avete focalizzato tutto ciò? Avete ben chiaro questo contesto?

Beh, io ero quel bambino e voglio raccontare quello che feci.

Per ovvie ragioni non potrò citare geograficamente luoghi, città e vie e per altrettanti motivi alcuni individui possiederanno soltanto un nome, mentre altri neanche quello.

Sono un hacker e le mie mani sono sporche del sangue di centinaia di esseri umani, ma il mio modo di uccidere non mi coinvolge in modo diretto e questa storia non metterà in pericolo la mia libertà, per questo la voglio raccontare.

Scelsi sette persone da plagiare in modo indiretto per condurle a commettere omicidi. Scelsi sette individui da trasformare in leoni da tastiera in grado di tradurre il proprio astio virtuale in qualcosa di reale, traducibile in crimini veri e propri.
In pratica instillai odio per manipolare la morte.

Io creai degli haters che uccisero persone per me, ma lasciate che mi spieghi meglio.
Questo era in pratica il mio piano.

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Incipit di Zero Negativo

Primo capitolo di Zero Negativo

Zero negativo Pasquale Scalpellino

Oscura era la stanza dove aspettava e affannato era il respiro con cui la persona, avvolta dalla coperta, cercava di tenersi calma e con la mente lucida.

Dal soffitto pendeva un neon circolare che si era staccato dalla sua plafoniera, la quale infatti giaceva a terra in mille pezzi. Una mattonella spaccata e delle gocce di sangue erano il ricordo di una disattenta indifferenza.

L’elettricità di quel nudo vetro ad anello andava e veniva, difatti la camera era un ambiente che passava dal chiarore alla luce quasi intensa con uno strano ritmo, che di certo non aiutava la tranquillità e il rasserenamento.

La figura era rannicchiata su una sedia girevole, stringendosi le ginocchia al petto e fissando lo schermo del portatile settato sulla luminosità più bassa possibile. Chrome era aperto con due finestre, le quali si dividevano mezzo monitor con due siti rivali. Da un lato la pagina delle news live della BBC cercava con le sue tinte rosse di contrastare le tonalità biancoverdi del Telegraph. I due giornali ricevevano il medesimo spazio all’interno della superficie del computer e i loro siti avevano l’aggiornamento automatico non appena veniva aggiunta una nuova e breve notizia recente.

L’orologio ticchettava sulla parete, segnando le 3 in punto del pomeriggio. A breve sarebbe apparsa la breaking news che interessava quell’anonimo utente nascosto dal plaid di lana. Gli occhi chiari erano avidi come la luce che voleva filtrare dalle finestre con le tapparelle abbassate.

La parete alle spalle della scrivania nera comunque era composta da decine e decine di bacheche di legno, accostate come piastrelle una di fianco all’altra, e sulla loro superficie numerosissime puntine di metallo inchiodavano centinaia e centinaia di fogli a4, su cui erano stampati tutti i resoconti live dei due giornali per i giorni precedenti a quello attuale.

Quelli live segnavano sullo schermo del portatile la data del 21 luglio 2020. Migliaia di altre pagine di carta erano suddivise in maniera molto schematica e composta lungo tutta la pavimentazione. Quelle sulla parete erano difatti notizie particolari e sconvolgenti di tutto il periodo della pandemia, come scoperte, false promesse politiche dei governi, cospirazioni eclatanti, gente in alto che trasgrediva le regole, missili, proteste, assassinii e quant’altro. Erano una macabra carta da parati, ma la mancanza di fili rossi a fare da collegamento o quella di fotografie di persone da dover incriminare dava poco valore paranoico e di congiura.

Di fianco al mouse però c’erano alcune fialette ospedaliere ricche di sangue scuro e al di sotto del tavolo una ventina di metri di fune da scalata arrotolati su sé stessi, come comodi pitoni addormentati.

Fece uno starnuto, si pulì il naso con la coperta e poi ciò che stava aspettando arrivò con un formidabile video su tutti i giornali, ma principalmente sui due che dividevano il suo poco luminoso computer.

Virale però lo ritenne un aggettivo poco felice.

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