Sangue nero di Pasquale Scalpellino

Sangue nero di Pasquale Scalpellino

Sangue nero

Veronica ha appena finito il proprio turno di lavoro e, una volta uscita dalla metropolitana, è indecisa se recarsi in palestra oppure andare al pub. Prova a telefonare ai suoi due migliori amici, ma entrambi non rispondono al telefono.

Nella piazza di Wood Green migliaia di persone rendono caotico quel nuvoloso venerdì.

Lei prova più volte a chiamare i suoi compagni ma i suoi tentativi risultano sempre infruttuosi.

Dopo una rapida lotta interiore, opta per cominciare al meglio quel weekend libero andando a bere.

In uno dei pub nelle vicinanze incontra un uomo solitario intento a scrivere su un tablet. I due dimostrano subito di avere una chimica interessante, finché un messaggio improvviso non li interrompe.

La polizia è a casa di uno dei suoi amici e vuole che lei li raggiunga per parlarle.

Veronica non lo sa ma l’altra sua amica è scomparsa da tre giorni e in casa sua, priva di segni di effrazione, sono stati trovati tutti i suoi effetti personali e delle macchie di liquido nero sul pavimento.

Con tale notizia inizierà per Veronica una discesa negli abissi più profondi dell’animo umano, dove paure e fobie si insinueranno sotto la sua pelle, divorando la sua personalità fino all’ultimo boccone.

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Amsterdam di Pasquale Scalpellino

Amsterdam di Pasquale Scalpellino

Amsterdam

Un uomo fugge da una situazione di cui potrebbe pentirsi, quando i passeggeri che viaggiano sul suo stesso treno iniziano a comportarsi in maniera anomala.

Sei amici sono in vacanza ad Amsterdam per festeggiare il conseguimento della laurea, ma uno di essi, durante la prima serata di baldoria, viene sommerso da emozioni negative fino a viverne alcune che non credeva potessero esistere.

Una sommozzatrice che lavora per la polizia ripesca due cadaveri da un canale, il cui stato di conservazione è inspiegabile, poiché privo di qualsivoglia traccia di rigor mortis e di gonfiore dovuto all’essere stati immersi.

Un ragazzo che vive solo e lavora in una macelleria della capitale possiede una strana abitudine, la quale ogni ora o due lo costringe a disattivarsi per dieci minuti esatti.

Queste sono solo alcune delle vicende contenute in questa raccolta di 7 racconti horror, il cui nome è legato alla città che ha ispirato l’autore e i cui contenuti saranno ambientati nei quartieri di questa capitale, mescolando tradizioni olandesi moderne a quelle del passato, mostrando inoltre la città sia dall’interno che dall’occhio esterno del turista.

Amsterdam è dunque il terzo volume di Horror Souls, una collana che darà la luce a simili raccolte autoconclusive di racconti horror che cambieranno in base all’anima spaventosa della città che cercheranno di descrivere e mostrare.

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Incipit Il mito dell’essere sorpresi

Il mito dell'essere sorpresi di Pasquale Scalpellino

Primo capitolo Il mito dell’essere sorpresi

L’immobilità di quel cancello era l’apoteosi emotiva del suo attendere. I suoi occhi carezzavano le rughe di ruggine che avevano creato bolle nella pittura cascante. Aveva già premuto il pulsante del citofono, ma nessuno rispondeva, sebbene lei fosse anche un’ora in ritardo. Il sole al di là delle sbarre cercava di districarsi tra piccoli banchi di nubi bianche, i quali non minacciavano pioggia. Faceva caldo, nonostante mezzogiorno fosse ancora lontano. Sbuffò.

Come vengono prodotti i cancelli? Quante tipologie ne esistono nel mondo? Quanti ne vengono venduti al giorno in una città?

Premette di nuovo il pulsante. I suoi piedi uniti e coperti da scarpe da ginnastica giacevano su una pozzanghera d’acqua piovana, la quale inzuppava la nuda pietra di cemento grezzo. Un suono elettrico, annunciato da nessuna voce umana, disattivò finalmente la serratura. Spinse quindi il cancello ormai aperto ed entrò nella proprietà privata di quel particolare condominio napoletano.

Era strano per lei tornare a Napoli dopo la prima ondata della pandemia, durata circa sei mesi, e ancora più strano era aver deciso di passare prima del tempo con i suoi amici, anziché andare da suo fratello, il quale viveva da solo nella casa di proprietà dei loro defunti genitori. Gli aveva detto però che sarebbe atterrata qualche giorno dopo, dunque lui non sapeva che si trovasse già in città.

Sarebbe bello pilotare un aereo con benzina infinita e poter girovagare costantemente sulla superficie del mondo. Chissà quanti governi romperebbero il cazzo per il mio passaggio in spazi aerei sotto la giurisdizione di qualcuno. Chi gli ha dato poi il diritto di dichiarare il movimento proibito su determinate aree, le quali non toccano neanche la terraferma?

C’erano dodici abitazioni a pian terreno, tutte con terrazzine esterne, accessibili da quel sentiero circolare di asfalto su cui lei stava camminando. Erano in totale sei le torri bianche a ospitare gli appartamenti, ma solo quelli a pian terreno con terrazzina potevano aver accesso al cortile ad anello, che sfoggiava un campetto di calcio e basket giusto al centro. Le abitazioni superiori venivano raggiunte dagli ingressi con scale sulle facciate esterne, sui lati opposti, il che rendeva il cortile quasi privato per chi viveva al piano terra. Se non fosse stata per la posizione fuori mano rispetto al centro di Napoli, affittare una casa lì sarebbe costato parecchi soldi, ma proprio tanti.

Pomodoro viveva al numero 44, quindi lei incominciò a guardare i cancelletti neri con citofoni, dove piccoli numeri dorati sovrastavano gli aggeggi elettronici con su scritto i nomi dei padroni di casa. C’era uno strano silenzio intorno, come se tutti fossero andati via per lavoro o stessero dormendo.

Il lockdown non c’era più, eppure quello sembrava il mortorio pandemico che avrebbe tanto voluto vedere a Londra, ma che purtroppo la sua nazione non le aveva offerto in alcun modo, propinandole una reazione collettiva ben lungi da quella razionale che aveva adottato lei, e che in Italia pareva essere stata la stessa. Sentiva i propri passi digrignare sul pietrisco di pece poco assestato.

“Roby!”, chiamò una voce a lei familiare, senza gridare troppo.

Alzò lo sguardo in avanti. Ognuno dei dodici cancelletti individuali, che erano anche poco protettivi ad essere sinceri, vista la facilità con cui potevano essere scavalcati, dava accesso a una scalinata costretta tra da due basse mura, la quale saliva in maniera poco ripida verso il terrazzino in questione. A tre inferriate di distanza, uno dei suoi amici, Lyno, con la sua solita cresta e una blanda maglietta bianca, si sbracciava con i suoi tatuaggi per attirare l’attenzione. Gli sorrise con la mascherina e avanzò il passo.

Devo creare un brand vestiario quando i miei investimenti frutteranno abbastanza profitti, voglio chiamarlo Robydrugs.

Il ragazzo della sua stessa età aprì il minuto uscio di ferro e spalancò le braccia per cingerla e salutarla. Non si vedevano da più di un anno, perché quando era iniziata la pandemia lei mancava dall’Italia già da circa nove mesi. Aveva avuto una promozione a lavoro e, ricevendo di conseguenza più soldi al mese e più vacanze all’anno, aveva deciso di viaggiare per il mondo e non tornare in Italia per qualche tempo. Aveva voglia di visitare il pianeta e vivere qualche avventura. Il primo lockdown aveva rovinato i suoi piani e posticipato ancor di più il suo rientro alla nazione madre.

Si abbracciarono forte.

Il lato migliore della strada è quello con il marciapiede pulito.

“Come stai?”.

“Sopravvivo… è l’unica cosa che possiamo dire e fare di questi tempi”.

Lui rise e con un cenno del capo la invitò a salire sulla scalinata e raggiungere gli altri sulla terrazzina coperta.

“Tu?”.

“Sopravvivo anche io, ma sono uno di quelli fortunati, perché ho avuto il covid e ho beccato solo un po’ di febbre come sintomo”.

“Ottimo”, commentò e poi un piccolo gradino spaccato, con un pezzo di lastra di marmo mancante, le mise uno sgambetto e lei prese una simpatica storta alla caviglia destra.

“Cristo santo!”, imprecò quasi cadendo a faccia in giù, fermandosi con le mani a terra e avvertendo un dolore fortissimo al malleolo, sul lato esterno.

Lyno si girò e la vide inginocchiata su una gamba che si massaggiava docilmente la caviglia. Parve preoccupato e le offrì una mano per tirarsi su.

“Mi dispiace non averti avvertito. Tranquilla però, non sei l’unica che è inciampata su quel gradino maledetto. Ci siamo passati tutti”, sussurrò mentre lei riacquistava equilibrio e sicurezza.

Chissà che sapore avrebbe un brodo di ossa umane. Cannibale del cazzo, basta horror francesi nelle notti di pioggia londinesi! Raw è un bel film comunque.

“Perché bisbigli?”, chiese a bassa voce, proseguendo nel salire l’ultima parte della scalinata. Lyno si voltò e fece segno con l’indice di fare silenzio, prima di muovere le labbra e dire Teams.

Roby annuì senza capire a cosa di riferisse e lo seguì zoppicando, poiché la caviglia gridava nel suo piede destro.

In cima alla gradinata, la tettoia della terrazza copriva un ampio perimetro di mattonelle bordeaux, sovrastate da tre tavoli di plastica verdi con sedie messi uno di fianco all’altro, un’amaca sul lato sinistro, delle lettiere per gatti nei pressi della porta d’ingresso della casa e sul lato destro un barbecue, un forno in pietra per le pizze e miriadi di fioriere, che esibivano piccole piante di peperoncini piccanti e spezie di diversi colori e dimensioni.

Ai tavoli centrali, Pomodoro e Gigidò stavano rollando delle sigarette in tombale silenzio, mentre sul lato più esterno della tavolata c’era Paolino, seduto a braccia incrociate dinanzi a un portatile. Ascoltava le parole di qualcuno che recitava una formula burocratica in tono solenne, quasi da preghiera.

I due nel mezzo lasciarono perdere i drummini e si alzarono in piedi lentamente, evitando qualsiasi tipologia di rumore. Andarono ad abbracciare Roby, che zoppicante aveva raggiunto i tavoli.

La ragazza notò in quel momento, senza sentire quello che veniva dichiarato, che Paolino indossava giacca, camicia e cravatta, ma al di sotto del tavolo aveva un pantaloncino stile costume da spiaggia, piedi scalzi e infradito.

Pomodoro la strinse, dicendole che gli dispiaceva che fosse inciampata sul gradino di casa sua. Gigidò fece lo stesso, ma le chiarì anche che il loro amico si stava laureando in quel momento. Quella che parlava era la presidentessa di commissione, che da remoto stava proclamando dottori in informatica circa venti persone quella mattina.

Lei strabuzzò gli occhi.

Immagina se fossi stata tu a dover spiegare la tesi dinanzi allo schermo di un computer, inquadrata in piena faccia sotto lo sguarda di circa trenta esseri umani. Mi chiedo che colore siano le mutande dei professori, di sicuro sono vestiti proprio come Paolino in questo momento.

Si sedettero tutti e Roby notò che sul tavolo centrale vi erano due cannoni giganti, già rollati e posizionati a x, come due vecchie spade a indicare un tesoro sepolto su una cartina pirata. Quasi sicuramente si aspettava la fine della proclamazione per iniziare il festino e sballarsi. C’erano anche tre birre stappate, quindi Pomodoro ne prese una quarta, da un frigo portatile vicino alla sua sedia, e aprendola la passò a Roby, dopodiché tutti e quattro prepararono una sigaretta a testa, mentre solenne Paolino continuava la sua sceneggiata finale. La voce dal computer continuava a blaterare, ma stava iniziando adesso a chiamare dei nomi propri di persona.

Giro di accendini.

E uno di valzer, tiè!

C’erano due posacenere di ceramica al centro del tavolo.

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Il mito dell’essere sorpresi di Pasquale Scalpellino

Il mito dell'essere sorpresi Pasquale Scalpellino

Il mito dell’essere sorpresi

Roby torna a Napoli dopo aver trascorso la prima ondata della pandemia a Londra, città in cui vive da anni.

Dovrebbe incontrarsi con suo fratello, che vive ormai nella dimora dei suoi defunti genitori, ma decide di spendere prima del tempo con la sua vecchia comitiva, gli amici di sempre con cui faceva baldoria all’università.

Sta per verificarsi una festa spettacolare, piena di erba e alcool, qualcosa che in quei cinque mesi di lockdown era diventato impossibile anche solo immaginare.

Una storta alla caviglia, un biglietto aereo sbagliato e una strana chiacchierata riguardante il tempo sospeso, si mescoleranno ai fumi dei bagordi e si insinueranno dentro di lei pacatamente.

A causa di ciò, la ragazza intraprenderà in modo inevitabile una discesa abissale e introspettiva nei propri pensieri e nella mente che li produce, ma anche quella sarà solo l’inizio, poiché la sorpresa e il suo mito l’attenderanno alla fine del viaggio.

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Incipit di Horror Club

Horror Club Pasquale Scalpellino

Primo capitolo di Horror Club

IL MONDO HA BISOGNO DI HORROR.

Questo era il messaggio che avevo trovato sulla homepage di quello strano sito web. Ci ero incappato per caso, una pagina apparsa dal nulla, una pubblicità qualunque venuta fuori come pop-up da un website di film horror in streaming. Non avevo chiuso subito la finestra e avevo letto quella scritta, lasciandomi ammaliare dalla grafica spettrale. C’erano alberi in nero, illuminati da flash di fulmini, foglie che volavano via come pipistrelli screziati, rumore di pioggia, caratteri rossi insanguinati.

TU SEI L’ULTIMO DELLA CERCHIA.

TU SEI STATO SCELTO PER L’HORROR CLUB.

Poi mi era arrivata di colpo una e-mail, un messaggio ancor più bizzarro del sito stesso, sebbene quest’ultimo ne fosse il mittente.

Tutt’oggi mi chiedo come sia stato possibile quell’invio, visto che non avevo fornito alcun tipo di dati. Avevo soltanto osservato le scritte.

Mi avevano spedito comunque un indirizzo e un orario. Mi avevano ripetuto che il mondo aveva bisogno di Horror, con la lettera maiuscola. Mi avevano detto che saremmo stati in otto. Otto persone, otto narratori, otto scrittori in grado di regalare al mondo la paura, lo spavento, il terrore.

Come avevano saputo però che io ero uno scrittore horror? Non tutti gli utenti dei siti streaming per film di quel genere lo sono.

La situazione mi aveva quindi inquietato e affascinato allo stesso tempo. Escludendo la possibilità che fosse semplicemente un tentativo di hacking, non c’era nulla di male a dare un’occhiata a quell’appuntamento.

Così ci andai.

Non era molto distante da casa mia, per cui a piedi raggiunsi il posto. Era una vecchia casa in disuso, con il cartello di vendita ammuffito e caduto sul giardino di erbacce. La porta era aperta. Sembrava pericolante per certi versi, oltre che infestata. Mi guardai intorno prima di entrare, per vedere se ci fosse qualcuno in arrivo o se ci fosse qualcosa di strano appollaiato ad aspettarmi. Nulla. Gente che passeggiava in un tiepido pomeriggio.

L’interno della dimora era buio e impolverato, un odore stantio si spandeva praticamente dappertutto, sottolineando l’assenza umana con grosse e grigie ragnatele.

“C’è nessuno?”, chiesi al silenzio.

“Accomodati”, replicarono.

Voci atone provenienti da una porta lungo il corridoio.

Avanzai, impaurito ed eccitato, afferrai il pomello d’ottone ed entrai in quello che doveva essere il soggiorno. La stanza era tenebrosa, rischiarata dalla fiammella di una singola candela. Le finestre laterali erano state inchiodate con assi di legno e la mobilia coperta da teloni bianchi. C’erano quattro persone oltre a me. Tre sedute e una in piedi. Riuscivo a scorgere a malapena i tratti dei loro volti.

Non avevo paura che fossero malintenzionati e che fossi caduto in una trappola che avrebbe segnato la mia fine.

Mi accomodai. Nessuno parlava, per cui mi sedetti e gettai un occhio in giro. Non c’era nulla da vedere, a parte l’oscurità, le quattro losche figure e l’atmosfera macabra.

“Siamo qui. Noi cinque soltanto. Non saremo in otto. L’Horror Club sarà composto soltanto da noi. Il mondo ha bisogno di orrore e noi saremo coloro che glielo fornirà”, annunciò quello in piedi, camminando in giro in circolo, per poi fermarsi e raggiungere il tavolo con la candela.

L’afferrò, la sollevò e l’avvicinò al viso, mostrando un volto adulto con una cicatrice sulla guancia sinistra, uno sfregio bluastro. I suoi occhi neri erano profondi, i capelli in disordine.

“In questo luogo, noi racconteremo le storie più spaventose che siano mai state raccontate”.

È così che nacque il famigerato e ricercatissimo Horror Club, il club dei cinque scrittori neri, dei cinque assassini con la penna.

Dovevamo raccontare storie, dovevamo regalare paure. Noi eravamo i narratori oscuri, coloro che promulgavano il terrore.

Non ci volle molto prima che la situazione ci sfuggisse di mano, prima che acquistassimo un potere ultraterreno, prima che cominciassimo a realizzare realtà immonde per la gente.

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Horror Club di Pasquale Scalpellino

Horror club pasquale scalpellino

Horror Club

Se ogni storia che raccontassi potesse avverarsi nella realtà, cosa narreresti? Se le tue parole potessero avere presa sul mondo che ti circonda, tanto da poterlo modificare e alterare con gli avvenimenti da te descritti, cosa faresti succedere?L’Horror Club è la vicenda di cinque scrittori neri, cinque narratori oscuri che tra le mani si ritrovano un potere inimmaginabile. Con la premessa iniziale di dover regalare l’orrore alla gente, cinque appassionati di horror racconteranno nel loro club privato tremende e spaventose vicende, le quali però improvvisamente diverranno reali. Tra segreti, paure e violenze le conseguenze delle loro azioni saranno inimmaginabili, e sarà l’umanità ignara a pagarne le conseguenze.

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Tokyo by Pasquale Scalpellino

Tokyo by Pasquale Scalpellino

Tokyo

A robber armed with a shotgun disrupts a restaurant dinner for several people. A Western filmmaker with a strange and risky way of getting inspiration spends an absurd night of bloodshed in the Kabukichō district. A young man has to keep his dream about a shinigami hidden to protect his brother and his girlfriend. Three silver masks in Shibuya rain down from the sky on Halloween night and begin to wreak havoc and death.

These are just some of the events contained in this collection of 7 horror stories, whose name is linked to the city that inspired the author and whose contents will be set in the districts of this capital, mixing modern Japanese traditions with those of the past, showing the city both from the inside and the outside eye of the tourist. Tokyo is thus the first volume in Horror Souls, a series that will give birth to similar self-contained collections of horror stories that will change according to the frightening soul of the city they seek to describe and show.

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Parigi di Pasquale Scalpellino

Parigi Pasquale Scalpellino

Parigi

Un ragazzo nudo ma ricoperto da migliaia di ferite, abrasioni e tagli irrompe all’interno di un locale che vende kebab lungo Montmartre, perdendo poi i sensi e riempiendo il pavimento con litri di sangue.

Una donna con in tasca tre mazzi di chiavi scende da un’auto e si incammina lungo la Senna, poco prima del verificarsi di un maelstrom.

Un bracciante pendolare, in viaggio da Dourdan verso le pianure a nord di Parigi, si imbatte in un cartello stradale col nome di una città cancellato e ben presto nota che quello svincolo non è segnato nemmeno su Google Maps.

Due fratelli incontrano per la prima volta una loro cugina più grande, la quale suggerisce di scappare dall’albergo in cui soggiornano con i genitori, per raggiungere il cimitero di Montmartre.

Queste sono solo alcune delle vicende contenute in questa raccolta di 7 racconti horror, il cui nome è legato alla città che ha ispirato l’autore e i cui contenuti saranno ambientati nei quartieri di questa capitale, mescolando tradizioni francesi moderne a quelle del passato, mostrando inoltre la città sia dall’interno che dall’occhio esterno del turista.

Parigi è dunque il secondo volume di Horror Souls, una collana che darà la luce a simili raccolte autoconclusive di racconti horror che cambieranno in base all’anima spaventosa della città che cercheranno di descrivere e mostrare.

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Incipit de L’uomo dagli occhi azzurri

L'uomo dagli occhi azzurri

Primo capitolo de L’uomo dagli occhi azzurri

1 – NONOSTANTE TE LO SPIEGASSI IN CONTINUAZIONE

Sebbene l’uomo sia la creatura più ossessionata dalla ricerca e dalla scoperta della verità, egli è anche quella che più di ogni altra non è in grado di riconoscerla, per quanto spesso l’abbia innanzi agli occhi.

Se fosse esistita una ragione plausibile al loro pedalare in quella fitta boscaglia, sarebbe stata riconducibile alla curiosità, ovvero al piacere che l’ignoto può dare svelando i propri misteri. Se poi si considera che la compagnia affiancata era tra le migliori che si potessero mai avere, risulta molto facile capire come a un certo punto fosse stato necessario mettersi in sella e iniziare a macinare i metri che separavano l’oggetto del desiderio da loro stessi.

Sirio aveva soltanto sentito parlare di quella casa in passato, ma mai avrebbe pensato di dirigervisi così: in bici, da soli, un pomeriggio, con Angela.

Ma chi era poi Angela? Un’amica? Una sconosciuta? Una ragazza che gli piaceva? Una ragazza che desiderava? Una stronza? Un bel perizoma che si lasciava ammirare? Una ragazza così intelligente da metterlo alle strette in ogni tipologia di discussione? Un’amante? Non lo sapeva nemmeno lui e non ci pensava poi così tanto, ciò che gli interessava era il suono che quelle vecchie dicerie producevano all’interno della sua mente. 

Quella non è una casa abbandonata, ma uno stabilimento distrutto, lasciato a marcire piuttosto che essere abbattuto. Un posto che non si dovrebbe mai visitare e che al massimo dovrebbe essere osservato a distanza di sicurezza.

La Mostra D’Oltremare era un parco archeologico, ma anche una delle più grandi sedi fieristiche italiane, che all’interno della città di Napoli era di solito scelta come location per ospitare concerti, mostre, raduni, opere teatrali e tanto altro. Possedeva numerosi edifici, fatti da immensi padiglioni, oltre che gigantesche aiuole, sentieri, un anfiteatro romano, palazzine varie e una colossale fontana. Aveva un perimetro di grande vastità e numerose zone inaccessibili, più alcune altre sezioni abbandonate e quasi irraggiungibili.

Proprio verso una di queste, Sirio e Angela di nascosto si stavano dirigendo, pompando le proprie gambe su quei pedali neri e sudando nelle loro divise a causa della calura estiva pomeridiana.

Le vetrate sono tutte spaccate e le mura coperte da stranissimi graffiti, demoniaci mi verrebbe da dire. A volte si sentono delle urla, altre volte degli striduli ululati. Molti dicono di aver visto rincorrersi due ragazze nude. Il sentiero asfaltato che arriva fin lassù è deformato dalle radici degli alberi e incrostato dai muschi, come se la natura stessa volesse proteggere il proprio cuore nero dal mondo esterno. Se supererai quegli ostacoli, ti assumerai la responsabilità di fronteggiare ciò che avresti dovuto lasciare in pace.

E pensare che Sirio aveva ottenuto quel posto di lavoro senza neanche volerlo, mandando semplicemente un curriculum ad una selezione online, tramite il suggerimento di un amico. Era un evento mondiale, organizzato dall’ONU, eppure le cinquecento persone che cercavano come staff non erano riusciti a metterle insieme. Solo trecento circa si erano buttati a partecipare e di conseguenza, anche per mancanza di alternative, tutti erano stati assunti. Si trattava di un’esposizione mondiale a tema urbanistico, che serviva come collegamento di idee tra le architetture urbane dei vari paesi del mondo. C’erano cinque categorie d’impiego, ma la più gettonata era quella logistica che si occupava di allestire manualmente i vari aspetti dei padiglioni della fiera. Era il lavoro più semplice in fin dei conti.

A Sirio e Angela sarebbe piaciuto occuparsi della mansione giornalistico-informatica, ma quella era un’occupazione per pochi e c’erano già tante altre persone più qualificate di loro a essersi proposte. In questo modo entrambi erano finiti a Logistica e si erano conosciuti il primo giorno al primo compito da svolgere, ovvero la costruzione dei pannelli indicatori.

Se dovessi scegliere un posto dell’orrore dove trascorrere la notte, sceglierei subito quello lì. Non ho mai visto qualcosa di più terrificante, non so neanche se ci sopravvivrei. In realtà non so nemmeno se esiste un modo per uscire illeso da quelle fatiscenti mura.

Lei gli pedalava davanti, alzando leggermente il sedere dal sellino, cosicché lui riuscisse a vederla sculettare e riuscisse a sbirciare le sue mutande bianco di pizzo. L’attrazione tra loro si era avvertita sin dal primo momento, ma non era mai accaduto nulla di concreto ancora.

Lei era fidanzata e smorfiosa, lui era stupido e impegnato. Tutto però sembrava convergere e puntare verso il misfatto, visto che ad ogni turno capitavano sempre insieme, manco fosse fatto di proposito da una divinità giocherellona e propiziatoria.

Passaggio di controllo agli stand? Sirio e Angela!

Turno di promozione bici? Sirio e Angela!

Pausa pranzo in due? Sirio e Angela!

A meno che i supervisori non sospettassero qualcosa o provassero a creare un’occasione intima a loro insaputa, l’avvento di tutte quelle coincidenze sembrava sul serio uno scherzo del destino.

Dicono che l’ultima persona che abusivamente l’aveva occupata squartò con una mannaia alcuni bambini e ne stese al sole gli organi per essiccarli. Di giorno, d’estate, quando fa caldo e la giornata è secca, si può sentire il fetore della decomposizione da centinaia di metri. A volte anche le urla dilaniate dei piccoli innocenti.

“Ehi, Sirio! Quanto pensi che disti ancora?”, chiese improvvisamente la ragazza, alzandosi ancor di più dal sellino e lasciando che il pantaloncino di jeans scendesse quasi del tutto, liberando il panorama.

“Non penso manchi parecchio, dopo quella svolta dovremmo già riuscire a vedere qualcosa”, ribatté il ragazzo, fissando le natiche senza pudore.

Il sentiero si stava facendo sempre più ripido man mano che si inoltravano nel bosco, facendo sparire quelle che erano le parti asfaltate della strada, per lasciare posto a cumuli di foglie secche sparsi qui e là, i quali scricchiolavano al loro passaggio. Intorno si percepivano soltanto i rumori del bosco, accompagnati da un venticello caldissimo che batteva sulle loro gambe lucide per il sudore. Il posto in cui lavoravano e il motivo per cui avevano le bici promozionali parevano lontani mille miglia in quel momento. Ora esistevano soltanto la casa abbandonata da raggiungere, il culo di Angela e l’erezione di Sirio. Neanche le loro relazioni erano più così vicine da contare qualcosa.

Abbandonata? Ah! Non è mai stato abbandonato quel luogo. Ci vivono almeno una dozzina di spiriti da quando ci andai la prima volta nel 1970. Quel luogo è antichissimo ed è sempre stato occupato in un modo o nell’altro… in un senso o nell’altro.

Pian piano e con molta fatica riuscirono a percorrere quel sentiero fino alla cima, sbucando in un piccolo spiazzo che si diramava in due viottoli sterrati. Era tuttavia un falso bivio, poiché si riusciva a intravedere con chiarezza come le due strade si ricongiungessero dopo un centinaio di metri, diventando un vero e proprio viale, che poi svoltava bruscamente a destra dietro una siepe. Non c’era una scelta da fare su quale percorso prendere, non c’era il fato da consultare col lancio della monetina. La via era ambigua, ma unica. Confondeva, però conduceva ad una sola e irreversibile meta.

Nella mente di Sirio, ad ogni modo, il bel culo dell’amica stava cominciando di punto in bianco ad avere meno importanza. Il suono dei suoi pensieri lugubri stava occupando tutto lo spazio possibile e immaginabile. Se lei avesse avuto intenzione di tradire il suo fidanzato trentenne, portando lui a essere infedele alla propria ragazza, non sarebbe accaduto di certo quel giorno.

La testa del giovane era troppo affollata dal nero parlare di quei racconti, di cui lui era venuto a conoscenza chiedendo in giro nei giorni precedenti. Magari l’eccitazione che Sirio sentiva non era per le belle forme di lei, ma per la possibilità di giungere finalmente in quel luogo infestato. Più pedalavano verso la meta e più lui non capiva cosa volesse o meno.

Una volta ci passai di fretta e furia mentre giocavo con degli amici a nascondino. Eravamo sgattaiolati via dalla Mostra a cui ci avevano trascinati i nostri genitori e ci eravamo messi a giocare tra i boschi indisturbati. Di sfuggita vidi due ragazze a torso nudo rincorrersi ridendo, attraverso una finestra rotta. Quando mi fermai sorpreso, si fermarono anche loro, mettendosi a guardare nella mia direzione. Non credo che potessero vedermi, eppure sentivo il loro odio all’interno della mia anima.

“Tu vai a destra e io a sinistra, okay?”, affermò la ragazza, sorridendo e mostrando una malizia prepotente. Voleva dare ordini.

“Va bene”, rispose il giovane. “Cerca di stare attenta però”.

Lei rise incredula, prima che si mettessero entrambi di nuovo in moto. Non si aspettava che le facesse un avvertimento simile. Stava cercando di dare una nota di terrore a quell’escursione? Voleva rendere spaventosa la situazione? Non era un film horror quello, non stavano per andare incontro a una triste fine. Voleva impaurirla o era lui ad essere impaurito? Cosa gli succedeva? Sembrava che non le guardasse manco più il culo scoperto.

Senz’altro è un luogo di mistero. Direi che affascinerebbe chiunque sia patito del genere. Altro che Blair Witch Project, qua parliamo di un luogo spettrale, disastrato, in disuso. Se qualcuno avesse ucciso delle persone e le avesse sepolte o nascoste lì? Cioè come si potrebbe mai sapere una cosa simile? Gli occhi che luccicano al buio, attraverso quei muri sfondati, non appartengono di certo agli animali del bosco.

Percorsero quella manciata di metri separati, ascoltando il rumore reciproco delle proprie bici che si muovevano più veloci sul tratto pianeggiante e non più in salita. Attraverso gli alberi e le foglie riuscivano a scorgersi l’un l’altro come figure multiformi e spezzate. Un brandello di gambe, uno di maglia, un dito, una ciocca di capelli. Angela guardava tutto questo attraverso la radura, mentre sorrideva tra sé aspettando che finisse il tratto diviso. La nota dolente era che Sirio non la guardava proprio per niente.

Lui era fisso dinanzi a sé e in realtà non riusciva a sentire neanche uno dei rumori della natura. Percepiva degli occhi che lo osservavano, ma non erano i candidi e dolci occhi della ragazza. Era un altro sguardo, uno lontano, uno distante, uno che forse non avrebbe mai voluto vedere davvero.

Se conoscessi una verità che nessuno è in grado di comprendere, ne parleresti con qualcuno anche se costui non potrebbe capirti? Io no, preferirei trascendere.

Luca aveva trent’anni ed era un avvocato, Angela invece ne aveva soltanto ventuno ed era una studentessa universitaria. Per quale motivo stessero insieme non lo sapevano neanche loro, visto che entrambi non amavano l’altro ed entrambi tradivano regolarmente il partner. Scopavano, certo, ma nessuno dei due capiva come dopo ogni tradimento, ogni litigio, ogni cattiva frase, fossero sempre lì insieme, sulla terrazza di Luca, a guardare Napoli dall’alto di San Martino, stringendo tra le dita un freddo bicchiere di vodka e lime, pensando di non voler essere in nessun altro posto al mondo.

L’età non era un fattore importante, sebbene tutti e due avessero in passato affermato di odiare le grandi differenze di anni. Lei era bellissima, lui invece soltanto affascinante. Forse era l’odio a unirli? Forse c’era qualche elemento inconoscibile a legarli? E Sirio invece cos’era? La normalità? L’essere coetanei? Il semplice battere delle emozioni e delle attrattive? Difficile rispondere, visto che lei non poteva neanche guardarlo senza eccitarsi. Sin dal primo momento che lo aveva incontrato al raduno degli addetti alla logistica, aveva avvertito una fortissima vampata di calore nel proprio corpo, una vampata che l’aveva quasi portata a bagnarsi per l’eccitazione. Cosa aveva quel ragazzo di speciale? Senza neanche parlare era riuscito a farla cadere in una strana trappola magnetica. Dovevano andare avanti fino in fondo.

Spesso, quando sono da solo al buio, chiudo e apro gli occhi per notare la differenza tra avere gli occhi chiusi e avere gli occhi aperti. Inizialmente non vi è diversità. Oscurità da un lato, oscurità dall’altro. Dopo svariati minuti però le disuguaglianze si manifestano, perché l’occhio si abitua al buio e rende più nitido ciò che si nasconde nell’abisso. Possiamo abituarci a qualsiasi cosa, è la nostra prerogativa umana. Anche al male e al dolore possiamo abituarci.

Sirio era impegnato con Luna da pochi mesi. Non avevano mai dichiarato di stare insieme in maniera ufficiale, però lei non usciva con altri ragazzi e lui faceva lo stesso. Si erano conosciuti a un corso universitario e dopo un semplice caffè si erano baciati. Quello che era seguito dopo non era stato né speciale né unico. Una frequentazione normalissima, un rapporto di uscite comune e una buona dose di sesso sfrenato. Stavano bene insieme, ma non era ancora una relazione a tutti gli effetti e forse non si sarebbero mai amati veramente. Lui continuava ad uscire con gli amici, ubriacandosi tutti i fine settimana, e lei faceva lo stesso. Non frequentavano altri, ma sarebbe potuto capitare con facilità a tutti e due. Un po’ come stava succedendo ora a Sirio con Angela.

A volte è proprio la solitudine a farti compagnia e riesci a capirlo quando vieni rapito e trascinato nell’oscurità. Lì fa freddo, lì non c’è anima viva, lì sono i respiri e i passi gli unici suoni che puoi avvertire. E sono più che terrificanti quando non appartengono a te e sei da solo. Non puoi fuggire dall’oscurità se ti ha inghiottito, ma se qualcuno ti ci ha gettato, beh, quello è ancora peggio. In fondo è solo lui a sapere che sei lì, quindi è solo lui che può venire a recuperarti. E se avesse una mannaia tra le dita?

Il bivio stava per finire, i due sentieri divisi da quel piccolissimo muretto di cespugli e frasche stavano per ricongiungersi in un bacio naturale. Sirio e Angela sarebbero stati di nuovo vicini di pedalata. Sudavano ed erano stanchi, ma nessuno dei due sembrava dare peso a tutto questo.

Angela si voltava a guardare il ragazzo di tanto in tanto, scorgendone dei lembi attraverso la sterpaglia. Lei il calore lo aveva anche dentro. Lui invece fissava la strada dinanzi a sé, aspettando l’attimo in cui sarebbe apparsa la casa abbandonata. La sua testa era piena di voci, ma neanche per un secondo aveva tentato di distrarsi da esse. Non lo aveva fatto né voltandosi verso Angela né pensando a Luna, la quale gli inviava costantemente sms, facendogli vibrare il cellulare in tasca.

“Sirio, adesso voltiamo a destra seguendo il viale?”, chiese la ragazza, notando che mancavano pochi metri al congiungimento dei due sentieri, i quali poi viravano ad angolo retto dietro un cespuglio. Per quanto tutto sembrasse spoglio e diradato, non si riusciva a notare null’altro se non il selvatico colore verde.

Quattro metri separavano i due ragazzi, ma Sirio non rispose alla domanda.

“Allora?”, ripeté Angela, girandosi verso il compagno senza notare in lui niente di strano.

Tre metri. Ancora silenzio.

“Sirio? Rispondi o no?”.

Due metri. Vuoto.

“Cazzo! Sei diventato sordo?”.

Un metro. Il nulla.

“Ma cos…”, riuscì a biascicare la ragazza dai capelli biondi, prima di affrontare il dilemma della situazione.

Sirio non c’era più.

Il muro di rami, alberelli e cespugli era finito. I due sentieri si erano ricongiunti.

Angela aveva pedalato fin lì, continuando a chiedere imperterrita informazioni sulla prossima strada da prendere. Un attimo prima lui andava in bicicletta sotto lo sguardo della ragazza, attraverso la sterpaglia, un attimo dopo era sparito.

Volatilizzato. Svanito. Non era più lì con lei.

In principio il silenzio è la parola, da esso si forma qualsiasi tipologia di suono o di rumore. Se non c’è prima il silenzio, non si potrà mai produrre un suono. Lo stesso vale per la materia. Se non c’è prima il vuoto, come potrebbero crearsi lo spazio e la realtà che lo riempiranno? Tutto scaturisce dal niente, perché è il niente a contenere in principio il tutto. La questione è che il niente deve svilupparsi e manifestarsi per potergli dare vita. Sono i morti, dunque, a contenere in principio i vivi? Noi nasciamo dalla morte? È questo che c’era prima della vita? Siamo solo dei morti manifestati?

La prima reazione che le sovvenne, data la paradossalità del tutto, fu ridere. Un’isteria bella e buona che non si arrestò per svariati minuti, facendola addirittura lacrimare gli occhi. Una risata fittizia, fragorosa e triste. Il ragazzo, che l’aveva trascinata in un’avventura di fantasmi, era sparito come per magia. Il ragazzo, che lei voleva scoparsi e che aveva seguito fin lì proprio per quel motivo, era scomparso nel nulla.

Era impazzita? Era stralunata? Il sole le aveva fatto venire le traveggole? Quel ragazzo esisteva, era carne e ossa. Non era frutto della sua immaginazione! Per giorni aveva lavorato insieme a lui e aveva visto anche altre persone interagire con lui. Esisteva. Era reale.

“Tu credi?”, chiese improvvisamente dal nulla una voce atona e profonda, provocandole un brivido lungo la schiena sudata e arrestandole la risata isterica.

Si voltò con lentezza, quasi cadendo dalla bici. La punta del sellino le premeva sulla parte alta del bacino, dolendole, mentre le sue gambe tremavano contro la sbarra portante del mezzo a due ruote. Sentiva il collo scricchiolare. Era stranamente attratta dalla paura che quella voce le aveva provocato, sebbene in cuor suo provasse l’impulso di voler fuggire il più lontano possibile.

Giratasi, poté notare tre cose.

La prima era Sirio, la seconda era l’assenza della sua bicicletta e la terza era un uomo che poggiava la mano sulla spalla del ragazzo.

Non esistono problemi, non esistono rimorsi e rancori. Non saprei spiegarti perché le cose stanno in questo modo, ma tu fregatene, fregatene altamente di ogni cosa. Alla fine, quando scopri che nulla ha valore, che valore ha il fregarsene? Quando scopri che la morte non è la fine, è semplice risorgere e continuare a vivere. Non trovi?

“Chi… chi… chi sei?”, biascicò Angela, cercando di trattenere la pipì che le era apparsa nella vescica a causa della paura.

“Io?”, chiese l’uomo, sfoggiando nuovamente la propria voce profonda. Era alto, senza capelli, con gli occhi azzurri, una maglietta a mezze maniche grigio scuro, un bermuda di jeans chiaro e i piedi scalzi. Era albino e di ottima corporatura, ma non troppo muscoloso. Le mani erano poderose, mentre lo sguardo e le labbra sorridenti. Sirio, al suo fianco, era una statua di sale. Immobile, senza respiro, pallido come un cencio, pareva addirittura più basso di come ricordasse.

“Sì, tu”.

“Io non sono nessuno e sono tutti quanti proprio per questa ragione”, esordì, sorridendo in maniera demoniaca a trentadue denti.

Angela non capì.

“Non è facile spiegare ciò che non può essere spiegato agli uomini. Io non sono nessuno e sono tutti quanti per questo motivo. Al di là di tutto, c’è il niente che crea ogni cosa. Al di là di ogni cosa, c’è il nulla che le ha create”.

“Non ti seguo”, affermò la ragazza, cominciando a sudare dalla paura piuttosto che dal caldo. I discorsi di quell’uomo erano sconclusionati e privi di senso. Probabilmente era un drogato, un pazzo, magari qualche criminale evaso e nascostosi nel bosco. Cosa stava dicendo? Cosa farneticava?

“Cosa hai fatto al mio amico? Non sembra stare molto bene, perché non lo lasci venire vicino a me?”.

“Perché non vieni tu vicino a noi?”.

“Non mi fido di te, mi spaventi. Vattene via! Vuoi ucciderlo? Vuoi farci del male?”.

“Uccidere, male. Male, uccidere”, ripeté l’uomo a bassa voce.

“Non devi essere spaventata, quando vai al di là di tutto comprendi che nulla va temuto sul serio. Tutto è diverso, niente è superiore, perché niente è uguale. Immutabilità. Una volta che hai raggiunto l’Oltre, neanche morire ti spaventa più”.

La ragazza deglutì.

“In fondo quando scopri che nulla ha il senso che ti aspetti, che senso ha avere paura? Se la morte non è soltanto che un inizio, cosa pensi che occorra per superarla e risorgere? Nulla, niente. Ecco perché sono qui. Ecco perché il tuo amico è con me. Ecco perché verrai anche tu insieme a noi”.

Se la morte non è che un inizio, cosa pensi che occorra per superarla? Quale sforzo credi che ci voglia per poterla oltrepassare e ritornare a vivere in un qualcosa di migliore? Il problema è che nessuno mai lo comprenderà e che neanche tu lo hai compreso… nonostante te lo spiegassi in continuazione…

Angela e Sirio non tornarono a casa quel giorno e neanche in quelli a venire. Sparirono, letteralmente.

Nessuno li trovò mai, sebbene si avviarono numerose indagini per ricercarli. Svanirono e nessuno seppe mai dell’esistenza di quell’uomo privo di capelli e con gli occhi azzurri. Provocarono un grandissimo dolore alle loro famiglie, le quali non riuscirono a darsi pace circa quell’ignoto e doloroso evento.

Cosa accadde? Cosa si verificò? Chi era quel pazzo?

Furono ben quattro persone ad avere la possibilità di poter rispondere a tali quesiti.

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L’uomo dagli occhi azzurri di Pasquale Scalpellino

L'uomo dagli occhi azzurri Pasquale Scalpellino

L’uomo dagli occhi azzurri

“Io non sono nessuno e sono tutti quanti proprio per questa ragione”, esordì, sorridendo in maniera demoniaca a trentadue denti.
Angela non capì.
“Non è facile spiegare ciò che non può essere spiegato agli uomini. Io non sono nessuno e sono tutti quanti per questo motivo. Al di là di tutto, c’è il niente che crea ogni cosa. Al di là di ogni cosa, c’è il nulla che le ha create”.

In principio il silenzio è la parola, da esso si forma qualsiasi tipologia di suono o di rumore. Se non c’è prima il silenzio, non si potrà mai produrre un suono. Lo stesso vale per la materia. Se non c’è prima il vuoto, come potrebbero crearsi lo spazio e la realtà che lo riempiranno? Tutto scaturisce dal niente, perché è il niente a contenere in principio il tutto. La questione è che il niente deve svilupparsi e manifestarsi per potergli dare vita. Sono i morti, dunque, a contenere in principio i vivi? Noi nasciamo dalla morte? È questo che c’era prima della vita? Siamo solo dei morti manifestati?

Napoli, Mostra d’Oltremare.
Sirio e Angela lavorano come addetti alla logistica per un evento organizzato dall’Onu e una delle loro mansioni è guidare delle bici con stand pubblicitari, lungo le varie location del sito ospitante. I due sono molto affiatati e flirtano spudoratamente, sebbene si conoscano da poco e ognuno di essi sia già coinvolto in una relazione seria. Durante uno di questi turni con biciclette, entrambi sono in procinto di raggiungere un casolare abbandonato all’interno della Mostra. Si tratta di una vera e propria casa stregata. Hanno delle idee maliziose a spingerli, ma non potranno realizzarle, poiché quello è il giorno in cui entrambi spariranno dopo aver incontrato uno strano uomo dagli occhi azzurri.
Questa però non è la loro storia, questa è la storia di chi è rimasto dopo quel tragico evento.

Luna, fidanzata di Sirio e studentessa universitaria, conosce Leo in una biblioteca e questo ragazzo si accorge che qualcosa non va nelle sue occhiaie profonde e nel suo modo di parlare criptico.
Alberto è invece un ragazzino di sette anni, che in completa autonomia indaga su casi di paranormale nella città di Napoli. Durante l’ennesima spedizione, tra l’altro nella sua scuola, vivrà qualcosa di impossibile.
Luca infine, fidanzato di Angela e avvocato trentenne, dopo anni trascorsi nella nostalgia causata dalla tragedia, apprende dal notiziario che qualcuno ha ritrovato due cadaveri nella Mostra d’Oltremare, due corpi in forte stato di decomposizione. La sua speranza di comprensione torna a risplendere, nonostante quella possibilità attesti la morte della sua ragazza. Meglio la verità che l’incertezza.
Ma chi è l’uomo dagli occhi azzurri? E qual è il vero legame tra queste quattro persone, coinvolte in qualche modo nella sparizione di Sirio e Angela?

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