Incipit di Zero Negativo

Primo capitolo di Zero Negativo

Zero negativo Pasquale Scalpellino

Oscura era la stanza dove aspettava e affannato era il respiro con cui la persona, avvolta dalla coperta, cercava di tenersi calma e con la mente lucida.

Dal soffitto pendeva un neon circolare che si era staccato dalla sua plafoniera, la quale infatti giaceva a terra in mille pezzi. Una mattonella spaccata e delle gocce di sangue erano il ricordo di una disattenta indifferenza.

L’elettricità di quel nudo vetro ad anello andava e veniva, difatti la camera era un ambiente che passava dal chiarore alla luce quasi intensa con uno strano ritmo, che di certo non aiutava la tranquillità e il rasserenamento.

La figura era rannicchiata su una sedia girevole, stringendosi le ginocchia al petto e fissando lo schermo del portatile settato sulla luminosità più bassa possibile. Chrome era aperto con due finestre, le quali si dividevano mezzo monitor con due siti rivali. Da un lato la pagina delle news live della BBC cercava con le sue tinte rosse di contrastare le tonalità biancoverdi del Telegraph. I due giornali ricevevano il medesimo spazio all’interno della superficie del computer e i loro siti avevano l’aggiornamento automatico non appena veniva aggiunta una nuova e breve notizia recente.

L’orologio ticchettava sulla parete, segnando le 3 in punto del pomeriggio. A breve sarebbe apparsa la breaking news che interessava quell’anonimo utente nascosto dal plaid di lana. Gli occhi chiari erano avidi come la luce che voleva filtrare dalle finestre con le tapparelle abbassate.

La parete alle spalle della scrivania nera comunque era composta da decine e decine di bacheche di legno, accostate come piastrelle una di fianco all’altra, e sulla loro superficie numerosissime puntine di metallo inchiodavano centinaia e centinaia di fogli a4, su cui erano stampati tutti i resoconti live dei due giornali per i giorni precedenti a quello attuale.

Quelli live segnavano sullo schermo del portatile la data del 21 luglio 2020. Migliaia di altre pagine di carta erano suddivise in maniera molto schematica e composta lungo tutta la pavimentazione. Quelle sulla parete erano difatti notizie particolari e sconvolgenti di tutto il periodo della pandemia, come scoperte, false promesse politiche dei governi, cospirazioni eclatanti, gente in alto che trasgrediva le regole, missili, proteste, assassinii e quant’altro. Erano una macabra carta da parati, ma la mancanza di fili rossi a fare da collegamento o quella di fotografie di persone da dover incriminare dava poco valore paranoico e di congiura.

Di fianco al mouse però c’erano alcune fialette ospedaliere ricche di sangue scuro e al di sotto del tavolo una ventina di metri di fune da scalata arrotolati su sé stessi, come comodi pitoni addormentati.

Fece uno starnuto, si pulì il naso con la coperta e poi ciò che stava aspettando arrivò con un formidabile video su tutti i giornali, ma principalmente sui due che dividevano il suo poco luminoso computer.

Virale però lo ritenne un aggettivo poco felice.

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La sorpresa nel Pandemismo

La sorpresa della Pandemia

Sembra sciocco o sembra quantomeno una sottovalutazione semantica che io indichi l’avvento della pandemia come una sorpresa, anziché un cataclisma, una catastrofe o un violentissimo fulmine a ciel sereno che ci ha mirato, colpito e affondato. Eppure, dopo la scrittura e la pubblicazione di Zero negativo, in cui ho cercato di sondare tratti della quotidianità inglese più comune, seguendo l’easing delle misure più proibitive del lockdown, e tratti comunque della possibile nuova caccia all’uomo che la polizia potrebbe affrontare in futuro, poiché inevitabilmente si riverserà nelle società una nuova forma di criminalità, con nuove motivazioni, nuove isterie e nuovi obbiettivi e vendette da perpetrare, oltre che nuove forme di reati, crimini e infrazioni della legge, la sorpresa è un dettaglio che sento di non dover prendere sotto gamba e di non poter tralasciare in alcun modo. Ma con questo cosa intendo?

Cosa significa la sorpresa della Pandemia?

Senza eliminare quello che purtroppo è il comune contesto d’ansia e paura che in maggioranza abbiamo vissuto, in diverse forme di intensità, la sorpresa è uno degli elementi di avvento utilizzati dall’ente della pandemia per far breccia nel nostro cervello, nella nostra vita e nella percezione che avevamo di essa.

Parlando per noi europei, quando inizialmente a gennaio giunsero le prime notizie e i primi allarmi del novello coronavirus che si stava diffondendo in Cina, tutti fummo colti da una strana forma di sorpresa, quella tipologia che ti conduce a credere latentemente ad una cosa poiché impossibile il suo verificarsi sotto vari aspetti.

La Cina era diventata nel nostro immaginario improvvisamente un paese così lontano, eppure non lo era mai stata fino al giorno prima, con i social, la globalizzazione, i prodotti made in china e i viaggi last minute internazionali. Essendo dunque lontana, preoccuparsi per i suoi problemi era inutile, una perdita di tempo, anzi eravamo negazionisti in merito o addirittura ci aspettavamo già che succedesse una cosa simile a loro, visti la densità di popolazione ingestibile e il poco rigoroso schema di norme igieniche e controlli in tal senso.

Non era vero il coronavirus e quindi non sarebbe arrivata da noi quella malattia.

Se lo meritavano e quindi noi eravamo esenti dall’esserne colpiti.

Era distante la nazione e la distanza protegge dalle malattie oltre che logorare gli amori.

Ma poi, tirando le somme, la pandemia fu dichiarata. Ognuno degli stati europei a partire dall’Italia e dalla Spagna cominciarono ad avere i primi contagiati e poi la situazione degenerò in quella che stiamo vivendo ancora oggi.

Sarà stato un cataclisma, ma ci ha colpito come una sorpresa poiché nessuno di noi se lo aspettava neanche lontanamente in queste modalità, sebbene le basi ci fossero tutte.

Essere sorpresi

La pandemia ci ha travolto qualche mese dopo aver sentito parlare del coronavirus in Cina. Nonostante quindi sapessimo dei problemi dello stato cinese e nonostante ci fossero degli allarmi chiari, siamo rimasti sorpresi dal fatto di essere coinvolti in una pandemia, come se questo non potesse essere possibile, difatti qualcuno ancora oggi non riesce ad accettarlo.

Avevamo un mondo pieno di problemi, ma era libero da pericoli che non fossero legati all’essere umano stesso rivolto contro i suoi simili. Non avevamo un predatore grosso quanto un atomo a sconvolgere la realtà, a separarci dagli altri, a far crollare la borsa conducendo le aziende e i governi al fallimento.

Avevamo il cambiamento climatico, i problemi della plastica, miliardi di altre malattie, l’inquinamento dell’aria e centomila altri problemi, ma per noi cittadini medi di paesi sviluppati o supersviluppati erano questioni lontane come all’inizio il coronavirus. Vivevamo tranquilli e liberi come se non potessero mai colpirci quelle situazioni, difatti non lo hanno fatto, ci ha pensato un virus dilagato da un paese lontano che con grande sorpresa ha messo il mondo intero in ginocchio.

Gli scienziati e gli studiosi erano in contrasto su quanto il mondo potesse ancora resistere con il nostro supercapitalismo, il nostro superconsumismo e il nostro ultrainquinamento, e le statistiche oscillavano tra i 5 e i 50 anni prima dell’estinzione del genere umano e della natura, senza mai essere d’accordo da quale giorno si dovesse iniziare a contare. Lo sapevamo tutti, eppure quando questa fine ha cominciato a giungere con il coronavirus (perché come dicono alcuni professori di Oxford è probabilmente solo la prima delle innumerevoli pandemie che ci aspettano in futuro) è stata una sorpresa, come se ce ne fossimo improvvisamente dimenticati, perché in fondo sapevamo del declino imminente ma non eravamo in grado di capire in che forma dovesse arrivare e soprattutto quando.

Un virus invisibile e poco assassino era la cosa che meno ci aspettavamo, difatti è stata una sorpresa assoluta. A metà del 2019 nessuno avrebbe mai scommesso che nel giro di alcuni mesi la situazione si sarebbe ribaltata in tal modo e il mondo sarebbe evoluto in questa nuova normalità.

Nessuno ci avrebbe creduto neanche se fossimo tornati indietro nel tempo per avvisare noi stessi, per questo la sorpresa è un elemento narrativo imprescindibile per le opere del movimento del Pandemismo.

Siamo rimasti tutti sorpresi, c’è poco da dire.

Combattiamo nella realtà di oggi per riportare quella di un tempo, anziché svilupparne una nuova e più salutare, quindi non abbiamo fatto neanche inversione di marcia circa l’inquinamento e la distruzione della terra.

Eppure, posso già dirvi, perché ne scriverò sicuramente nei prossimi mesi, che resteremo sorpresi quando il declino già in corso ci colpirà con qualche nuovo altro fulmine, sebbene ormai ce li dovremmo aspettare.

Specificazione finale: Zero negativo è il primo di un ciclo di romanzi crime che indagherà sugli aspetti delle indagini di polizia nel periodo della pandemia. Il tema della sorpresa, in un contesto narrativo e metaforico, sarà invece affrontato da me nel secondo volume di una serie di romanzi esistenzialisti e di critica che saranno pubblicati in questi ultimi mesi del 2020. Il primo vedrà la luce in questo settembre appena iniziato, il secondo, quello che tratterà appunto il tema della sorpresa in Pandemia, sarà probabilmente pubblicato ad Ottobre.

Zero Negativo di Pasquale Scalpellino

Zero Negativo Pasquale Scalpellino

Zero Negativo

Il 21 luglio del 2020 un ragazzino in bicicletta sta percorrendo una via di Palmers Green, a nord di Londra.

Ha caldo ed è sudatissimo, l’estate nella capitale inglese non è mai stata così forte e così duratura. Si ferma lungo un ponte nella corsia della pista ciclabile, per controllare che nello zainetto abbia un pound per comprare una gelida bibita frizzante. All’improvviso però una coppia di ragazze si arresta sul marciapiede di fianco a lui e alza gli indici al cielo, distraendolo.

Tutti iniziano a fermarsi, una folla cresce letteralmente dal nulla.

All’orizzonte, tra gli alberi del parco lì vicino, sono sbucati sei droni di ultima generazione, i quali, volando in sincrono, trascinano con sé delle corde flosce. Salgono in alto, in verticale, sempre più su, finché quelle funi si tendono e un uomo impiccato inizia a contorcersi dinanzi a tutti.

Sulla pancia nuda, il poveretto esibisce una strana scritta rossa.

C O M, dicono le tre lettere solitarie.

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