
Lupi: Il silenzio dei rumori
Plick. Plick. Plick.
Adesso quel suono pareva essere diventato simile ad un rubinetto gocciolante.
Toc. Toc. Toc. Toc. Toc.
Un martelletto inchiodava qualcosa su di una parete non troppo lontana.
Dong. Dong. Dong. Dong.
Una chiesa nelle vicinanze provava a comunicare qualcosa. Non era mai stata religiosa, in che occasione si suonavano le campane? Per l’ora della messa o per altro?
Dovette fermarsi quando il rumore cambiò ancora e poi ancora.
E poi ancora. E di nuovo per l’ennesima e asfissiante volta.
Non stava fermo, non gli piaceva essere sé stesso. Non gli garbava la costanza.
Il luogo in cui si trovava era completamente buio. Ci stava sguazzando da un bel po’ di tempo e la sua vista ancora doveva adattarsi. Aveva avanzato solo a tentoni finora, però nessun ostacolo le si era parato dinanzi ai piedi scalzi.
Si sedette a terra per combattere quel disagio dovuto alla mutevolezza acustica. Era inoltre l’unica superficie su cui poteva contare. Non era sicura nemmeno che ci fossero delle pareti intorno a lei.
Magari sei circondata solo da rumori.
Le chiappe molli si poggiarono dunque lungo quello che poteva essere un finto parquet scadente, ma soprattutto disastrato. Le sue mutandine erano umide.
Poggiò i palmi delle mani all’indietro, inclinando il busto di quarantacinque gradi, come se fosse seduta in riva alla spiaggia ad osservare l’orizzonte marino, prendendo il sole magari.
Tuttavia c’era solo oscurità lì con lei in quel posto e le onde erano suoni cangianti, che non volevano decidersi circa cosa essere per perseguitarla.
Chiuse gli occhi, tanto non faceva alcuna differenza.
Pff. Pff. Pff.
Erano bottiglie stappate?
Le faceva male la testa. La confusione era peggiore del sentirsi cieca e senza via d’uscita, poiché a dirla tutta in fondo al tunnel non c’era alcuna luce e dentro il buio nessun faro. Voleva piangere e non riusciva a farlo sul serio poiché il baccano dei rumori la rendeva inerte.
Click. Click. Click.
Pa. Pa. Pa. Pa. Pa. Pa.
Forse una penna.
“Basta”, mormorò.
Bam!
Un violentissimo schiaffo la centrò sulla guancia sinistra, facendole sputare un dente.