
Il mondo nuovo: Fra la vita…
La soglia alle sue spalle si sigillò e quella dinanzi a lei si spalancò di colpo. Due persone imbacuccate con tute elastiche anti-trasmissione medica di lega bianca scattarono verso di lei, in silenzio sotto i filtri dei respiratori delle loro maschere cefaliche chiare come il latte. La afferrarono per le braccia, la staccarono dal muro e la trascinarono con forza come se fosse una paziente pazza in opposizione.
Percorsero il corridoio d’uscita volando e Amber riuscì a vedere con chiarezza cosa l’aspettava, quando ormai il potersi opporre non era più un’opzione valutabile. Gridò, ma suo marito non poteva più sentirla né aiutarla. I due paramedici la strattonarono sollevandola poi da terra di peso.
La normale uscita con scale adesso era composta da altri due membri sanitari, i quali sostenevano una bolla di plastica grossomodo della sua altezza. C’era un buco piccolo in quel gigantesco pallone e fu lì che la infilarono, facendola finire al centro di esso. I gradini non vi erano più, si erano magicamente allineati in obliquo e ora apparivano come uno scivolo di metallo liscio e ripido.
Tutt’e quattro le persone in tuta bianca ignorarono i lamenti di Amber, spingendo con forza quell’involucro sferico, condannandola così ad una caotica rotolata che durò un’eternità, anche perché lei non faceva altro che girare frontalmente in modo sempre più veloce, mentre il suo pancione le dava dei pugni interiori sulle ossa della schiena e del coccige.
Terminato quell’indesiderato luna park, il contenitore di plastica che la imprigionava arrestò la propria corsa in quello che poteva benissimo essere un Transteiner. Dietro di lei la porta si sigillò e lei finì al buio in quello che le era parso uno stanzino merci asettico e incolore. Cominciò a piangere e vomitò, ma le sue paure si spensero all’accendersi di un gas silenzioso che la sedò contro la sua volontà.



