Il principio dei sei di Sirio Rossi

Il principio dei sei Sirio Rossi

Il principio dei sei

Da oltre vent’anni, un uomo è rinchiuso all’interno del Circolo44, dopo aver subito un voltafaccia da parte dei governi mondiali che aveva aiutato a preservare. Si tratta di Martin Hilltop, uno dei cento membri del Progetto Universo, un consiglio di geni internazionale a fondi illimitati, il cui scopo di esistere era quello di risolvere le catastrofi globali da dietro le quinte.

S02 e R05 sono due mercenari spietati, ingaggiati da un cliente anonimo per individuare proprio il Circolo44. Una volta raggiunto l’obbiettivo però, gli viene ordinato di liberare uno degli ospiti per un compenso ulteriore. Non potranno tirarsi indietro, anche se la prigione gestita dalle intelligenze artificiali è purtroppo inespugnabile.

Cole è invece intrappolato nell’abitacolo frontale del suo Transteiner, dopo aver deliberatamente deciso di deviare la propria traiettoria di viaggio per scappare. Il mezzo ha preso fuoco e lui è stato abbandonato dalla Nazione a causa della disobbedienza. Ha poco tempo per trovare una soluzione e liberarsi prima di rimetterci la pelle.

Katia vaga nuda nella notte gelida, con il cuore vuoto di amore e il cervello pieno di traumi.

“Il principio dei sei” è un romanzo di fantascienza di Sirio Rossi, seguito diretto della raccolta di racconti “Il mondo nuovo”, dalle cui storie prenderà in prestito ben cinque protagonisti e di cui proseguirà le vicende, continuando a esplorare l’universo fantascientifico creato dall’autore, attraverso due fughe e due viaggi di sei personaggi chiave.

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Lupi di Rafael Spike

Lupi Rafael spike

Lupi

Homo Homini Lupus.

L’uomo è lupo dell’uomo poiché, in uno stato di natura senza leggi, sarebbe mosso soltanto da istinto di sopravvivenza e sopraffazione verso gli altri, un puro egoismo nel raggiungimento dei propri desideri anche se questo dovesse causare danni ai suoi simili.

Da quando la pandemia ha colpito l’umanità nel 2020, questo concetto di Thomas Hobbes ha raggiunto forse il suo apice massimo, mostrando che, anche in uno stato di difficoltà globale come quello che stiamo vivendo, tale legge di natura è sempre valida.

Lupi è la prima raccolta di racconti horror ufficiale di Rafael Spike, il quale ha voluto sottolineare questo pensiero attraverso la narrazione di dodici storie terrificanti che indagano la violenza, la paura e le reazioni umane esagerate all’interno della pandemia. Non mancano di essere toccati temi come l’ansia, la depressione, la violenza sulle donne e la paura del futuro, i quali vengono tradotti in chiave letteraria con l’utilizzo di figure come fantasmi, demoni, serial killer, stalker, stupratori e visioni distorte della realtà.

I protagonisti e gli antagonisti di queste storie sono i lupi del mondo pre-pandemico, i quali, bloccati adesso in lockdown, distanziamento sociale, quarantene e mascherine, non fanno altro che accrescere la loro essenza trasformandosi in esseri ancor più malvagi.

L’horror ha bisogno di essere reinventato in nuove figure umane e spauracchi demoniaci legati alla nuova normalità, alle sue nuove ansie, ai suoi nuovi terrori e ai suoi nuovi problemi e crimini, e Rafael Spike con questa raccolta ha cercato di perseguire proprio questo obbiettivo.

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Incipit di Soldi e sudore

Primo capitolo di Soldi e sudore

Soldi e sudore Pasquale Scalpellino

Amava indossare i guanti di pelle scura quando doveva recarsi ad una festa, soprattutto ad una di quelle che potevano essere considerate importanti o comunque che prevedevano la presenza di invitati che andavano ben oltre il concetto di alta società e ricchezza.

Una festa per lui poteva essere infatti anche un ragguardevole convegno o una raccolta fondi precisa, come pure un party di fine anno con bilancio positivo assieme ai suoi dipendenti nella sede lavorativa della sua società, quella che puntualmente cambiava di nazione ogni due anni circa.

Pensava che un capo d’abbigliamento simile gli donasse un certo tono, un’apparenza quasi nobile, come se potesse suscitare in chi lo notava uno stupore composto principalmente da rispetto.

Toh, guarda! Uno con i guanti di pelle, quello è uno dei pezzi più grossi in circolazione stasera! Offriamogli uno champagne a distanza e mostriamogli la nostra prostrazione da umili servitori.

Questo non accadeva mai e mai sarebbe accaduto, ma gli piaceva sperare che una cosa di questo genere potesse in qualche modo avvenire.

Tanto prima o poi capiterà, si ripeteva ogni volta, quindi meglio metterli questi guanti e facilitare il processo.

Era come una sicurezza, era come uno scudo, perché se anche non gli avesse assicurato un decoro, una riverenza, almeno avrebbe evitato di attirare attenzioni per motivazioni opposte.

Uno con i guanti di pelle ad una grande festa non poteva essere di certo uno sciatto, un imbucato o un pesce fuor d’acqua.

Dunque, si trattava per lui di speranza e possibilità di accoglienza, fuse insieme con la miglior difesa di anonimato indiretto.

In oltre dieci anni nessuno gli aveva mai chiesto: “Oh! E tu che cazzo di fai qui?”.

Questo era l’aspetto forse più importante della sua minima decisione vestiaria.

In quel momento però, abbracciato dall’oro specchiato del rapidissimo ascensore in cui si trovava, il quale lo stava trascinando senza paura verso l’attico al centododicesimo piano del grattacielo, praticamente sul tetto, gli sudavano le mani.

Sentiva la pelle bagnata, un’oppressione diaforetica che gli si incollava alle dita, come una seconda cute ormai bollita e morta che andava rimossa senza pietà, poiché inutile e d’intralcio.

Un serpente senza alcuna scelta.

Rise e, toccandosi la fronte con la mano guantata, si rese conto di essere sudato anche lì. Pure le tempie e il collo erano umidicci. Faceva caldo in quella scatola dorata con le maniglie d’ottone lucidate, i pulsanti d’argento e lo schermo elettrico oppure era lui ad esserci entrato già impaziente e bagnato?

Trattenne un’altra risata leggermente più scomposta e si sentì sibilare. Per quello che stava facendo e aveva intenzione di fare era sul serio un rettile travestito da umano, ma questo era ancor più spassoso se si considerava che la festa in sé per sé non era altro che il ritrovo di altri infidi serpenti, suoi amici e suoi pari nel loro covo e habitat naturale.

Mancavano sul serio solo le uova da difendere e i topolini da ingoiare, ma quelli erano tutti stipati altrove con altri rettili più piccoli e ugualmente letali.

Nello specchio alla sua destra il giaccone beige gli scendeva perfetto sul completo marrone appena stirato, che la sua figura esile vestiva egregiamente. Non aveva messo gli occhiali da sole, ma in quel contesto sarebbero apparsi pacchiani.

Aveva il volto sudato, eppure fuori in città il calore non era neanche paragonabile a quello dell’ascensore. Il vento respirato attraverso il finestrino spalancato del taxi era stato anche abbastanza gelido. Il tassista gli aveva difatti chiesto di chiuderlo.

Dal bordo dei guanti gli gocciolava il sudore lungo i polsi.

Fece un colpetto di tosse per schiarirsi la gola ottenebrata da quelle risate. Il cellulare era illuminato nella tasca larga del giaccone, il nome di una donna con un cuore chiedeva di parlargli, ma il device in silenzioso non gli permetteva di saperlo.

“Può solo andare bene, come con tutte le altre feste”, sussurrò con voce sottile, chiara e squillante.

Doveva farsi coraggio per l’ultimo tango.

L’ascensore arrivò al piano, un ding gli annunciò la fine della corsa verticale e le porte si spalancarono. Una musica lieve da pianoforte gli diede il benvenuto, accompagnato da un lontano brusio allegro.

E lui strisciò dentro con naturalezza con ancora i guanti sulle mani.

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Soldi e sudore di Pasquale Scalpellino

Soldi e sudore Pasquale Scalpellino

Soldi e sudore

In un’onirica città dormiente a causa dei mesi trascorsi in lockdown, un noto signore in completo marrone si sta dirigendo ad un’importantissima e soprattutto segreta festa, i cui invitati sono tra l’altro i membri più eccelsi e rinomati della finanza e delle multinazionali del mondo. Indossa i guanti di pelle e, nonostante il clima abbastanza freddo, in quell’ascensore dorato lui sta sudando.

Si tratta comunque di Leonard Spandex, il CEO di uno dei giganti farmaceutici internazionali più influenti e anche il padrone indiscusso dello shampoo antiforfora.

Questo è il primo evento mondano a cui prende parte da quando è cominciata la fine del mondo contemporaneo, ma è anche la prima cena di Bayns a cui partecipa poiché le sue attività lavorative si svolgono primariamente in Europa, dunque molto lontane rispetto alle sedi celebrative del re dei supermercati.

Patrick è invece uno dei camerieri di quel catering segreto che al di là della pandemia non ha mai smesso di lavorare. Lui è appassionato di filosofia e scienza, ma oltre ad interessarsi un po’ alla storia in generale non ha concluso gli studi.

I due non hanno nulla in comune se non la festa e non sono destinati ad incontrarsi e conoscersi. In una cena galante però tutto può accadere e saranno forse gli eventi inaspettati a permettere ai due di sfiorarsi.

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Incipit di Zero Negativo

Primo capitolo di Zero Negativo

Zero negativo Pasquale Scalpellino

Oscura era la stanza dove aspettava e affannato era il respiro con cui la persona, avvolta dalla coperta, cercava di tenersi calma e con la mente lucida.

Dal soffitto pendeva un neon circolare che si era staccato dalla sua plafoniera, la quale infatti giaceva a terra in mille pezzi. Una mattonella spaccata e delle gocce di sangue erano il ricordo di una disattenta indifferenza.

L’elettricità di quel nudo vetro ad anello andava e veniva, difatti la camera era un ambiente che passava dal chiarore alla luce quasi intensa con uno strano ritmo, che di certo non aiutava la tranquillità e il rasserenamento.

La figura era rannicchiata su una sedia girevole, stringendosi le ginocchia al petto e fissando lo schermo del portatile settato sulla luminosità più bassa possibile. Chrome era aperto con due finestre, le quali si dividevano mezzo monitor con due siti rivali. Da un lato la pagina delle news live della BBC cercava con le sue tinte rosse di contrastare le tonalità biancoverdi del Telegraph. I due giornali ricevevano il medesimo spazio all’interno della superficie del computer e i loro siti avevano l’aggiornamento automatico non appena veniva aggiunta una nuova e breve notizia recente.

L’orologio ticchettava sulla parete, segnando le 3 in punto del pomeriggio. A breve sarebbe apparsa la breaking news che interessava quell’anonimo utente nascosto dal plaid di lana. Gli occhi chiari erano avidi come la luce che voleva filtrare dalle finestre con le tapparelle abbassate.

La parete alle spalle della scrivania nera comunque era composta da decine e decine di bacheche di legno, accostate come piastrelle una di fianco all’altra, e sulla loro superficie numerosissime puntine di metallo inchiodavano centinaia e centinaia di fogli a4, su cui erano stampati tutti i resoconti live dei due giornali per i giorni precedenti a quello attuale.

Quelli live segnavano sullo schermo del portatile la data del 21 luglio 2020. Migliaia di altre pagine di carta erano suddivise in maniera molto schematica e composta lungo tutta la pavimentazione. Quelle sulla parete erano difatti notizie particolari e sconvolgenti di tutto il periodo della pandemia, come scoperte, false promesse politiche dei governi, cospirazioni eclatanti, gente in alto che trasgrediva le regole, missili, proteste, assassinii e quant’altro. Erano una macabra carta da parati, ma la mancanza di fili rossi a fare da collegamento o quella di fotografie di persone da dover incriminare dava poco valore paranoico e di congiura.

Di fianco al mouse però c’erano alcune fialette ospedaliere ricche di sangue scuro e al di sotto del tavolo una ventina di metri di fune da scalata arrotolati su sé stessi, come comodi pitoni addormentati.

Fece uno starnuto, si pulì il naso con la coperta e poi ciò che stava aspettando arrivò con un formidabile video su tutti i giornali, ma principalmente sui due che dividevano il suo poco luminoso computer.

Virale però lo ritenne un aggettivo poco felice.

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