Il mondo nuovo: … e il trionfo della morte di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: … e il trionfo della morte

Sognò Francesca.

Sognò il giorno in cui durante uno slot di svago di coppia avevano deciso di passeggiare vicino le mura, per ascoltare le Grida.

Non posso credere che tu non chiami i terremoti in questo modo, nonostante viva qui da sempre. Non posso credere che tu non abbia mai ascoltato le mura.

Cosa dovrei sentire? Sono soltanto pietre.

Non avevano incontrato nessuno a passeggiare lungo quella via. Rasenti le mura, infatti, non vi erano mai stati negozi. Erano vie solitarie, abbandonate, utili solo a separare i cittadini dal mare, ma non a dare svago a chi aveva slot liberi.

Sono solitarie per le Grida, alcuni le chiamano le Strilla dei Fantasmi.

Io non sento niente.

Poggia le mani sulla pietra e avvicina l’orecchio.

Aveva obbedito e aveva avvertito uno strano rombo, un suono mistico di qualcosa in movimento, come acqua in movimento in tubature a media pressione.

Questo è il mare.

Non senti le Grida?

No.

Ascolta un altro po’.

Poi erano arrivate.

Erano state urla, acuti sottili che avevano trapassato il rombo come qualcuno che cercava aiuto nell’acqua ma la cui voce era attutita dall’immensità dell’oceano. Erano state lontane, lontanissime.

Ma cosa sono?

Te l’ho detto, queste sono le Grida. Quando si avvicinano troppo, avvengono i terremoti.

Pensi siano veramente fantasmi? Magari di cadaveri e di soldati morti scaricati nel mare?

No, credo siano balene in realtà, che quando si avvicinano o urtano il muro o gridano, sparando una corrente nella nostra direzione.

L’aveva trovata una soluzione plausibile e creativa.

Perché lo farebbero? Per distruggerci? Per entrare? Perché le separiamo da qualcosa o abbiamo invaso il loro spazio sui fondali?

No, penso che lo facciano per ricordarci che siamo noi quelli imprigionati.

Si svegliò di soprassalto, senza concludere quella vecchissima discussione, senza ripetere la propria ultima domanda, ovvero quella circa il quando le balene fossero state rinchiuse al posto dell’uomo.

Anche a quell’ultimo quesito Francesca aveva risposto.

Probabilmente in un passato che nessuno ha più il permesso di ricordare.

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Il mondo nuovo: Ciò che avviene di notte di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Ciò che avviene di notte

Il cocktail pronto fu appoggiato dinanzi all’uomo appena entrato, il quale nel frattempo si era seduto di fianco a Liain. Nessuno dei due parlava. Prima che la mano lasciasse il contenitore di vetro, un palmare senza schermo venne proteso verso il cliente in questione, che prontamente disse il proprio nome.

“Kin Xamisagi” e da una piccola lampadina invisibile venne fuori una luce blu di approvazione, che mostrò il simbolo del meno affiancato dalla cifra 5, ovvero il prezzo di crediti che costava la bevanda.

Se la luce fosse stata rossa, avrebbe significato che il cliente era a corto di liquidità per pagare e sarebbe stata negata la vendita, oltre che avvertita l’autorità governativa che avrebbe non solo sbattuto fuori la persona dal locale, ma lo avrebbe ricondotto pure a casa e avrebbe avviato una sommaria investigazione finanziaria per scoprire le motivazioni di tale mancanza creditizia. Tutti avevano un lavoro, non esisteva la disoccupazione e dunque la povertà non era concessa, ma poveri non lo si poteva mai diventare se non vi erano abitudini di spesa nocive e poco accettabili, che in quel caso, con l’investigazione governativa appunto, sarebbero saltate fuori e soppresse.

Non si poteva eccedere nello spendere i propri averi in maniera totale, nonostante il senso di averli fosse proprio quello lì. Le tasse venivano decurtate in modo automatico ad ogni stipendio versato, visto che il lavoro, tranne quello autonomo e brevettato, era centralizzato a livello nazionale. Anche l’affitto, le spese mediche, le bollette e tutto il resto veniva anticipatamente già preso. I crediti che restavano in tasca andavano solo spesi, ma non potevi scialacquarli tutti.

Non essere scemo, gli aveva sempre ripetuto sua madre quando lui la rimproverava per aver acquistato del formaggio scadente.

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Il mondo nuovo: Il cucchiaio di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Il cucchiaio

A volte i periodi lavorativi sembravano durare più giorni di quelli passati a casa. Nessuno contava difatti il sorgere del sole o il suo tramontare. Vivevano sottoterra, non avrebbero potuto farlo neanche se avessero voluto. Le finestre dei loro appartamenti avevano come panorama altri palazzi, anziché coltivazioni. Aveva sempre desiderato salutare i vicini che si affacciavano dalle proprie case, proprio come faceva lei, ma i vetri degli edifici esternamente erano specchiati, quindi riusciva a vedere solo un piccolo puntino riflesso, ovvero sé stessa in pigiama.

Forse con una collana di Saturno al collo, come quella di sua madre e suo padre, sarebbe stata più felice. Le giornate si sarebbero probabilmente ripetute in maniera diversa.

Alzò il piatto dalla sedia, lo odorò quasi immergendo il naso nel suo fumante essere colloso.

Profumava di pane stantio e pasta marcia. Puzzava più del sudore che emanavano le pieghe dei suoi seni e gli spacchi tra le sue dita dei piedi. Almeno sapeva di qualcosa, ora che non aveva la mascherina.

Poggiò il piatto in un angolo a terra, si sedette col culo flaccido e cellulitico sul sedile ghiacciato. Tossì perché forse desiderava ammalarsi.

Urinò caldamente in quella posizione sentendo il calore dei propri liquidi bagnarle le chiappe, umidirle le cosce e scenderle lungo le gambe come la carezza di un dito amorevolmente interessato e scottante. Si fece una sottile pozza sul pavimento e vi riscaldò i piedi, sbattendoli lentamente come una bambina annoiata.

Allungò alluce e indice bagnati e afferrò il cucchiaio immerso nella sbobba. Lo portò sulla gamba e lo afferrò con la mano, adesso la stanza odorava di piscio. Mangiò la cucchiaiata, pulendo l’utensile metallico con la lingua. Sapeva di tristezza culinaria.

Era quasi catatonica.

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Il mondo nuovo: Polvere del cielo di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Polvere del cielo

Aprì la mano. Decine di fiocchi di neve gli si posarono sul palmo aperto, grossi come falangi ma rapidissimi nel diventare acqua.

Erano molto soffici. Il suo cappotto li stava assorbendo tutti, rendendosi umido, tuttavia permetteva anche che alcuni si incollassero sulla propria superficie, di modo tale da costruire una corazza bianca. I suoi stivali lasciavano orme profonde un paio di centimetri. Il marciapiede stava diventando un lastra scivolosa e congelata con una moquette di polvere del cielo.

Vide il proprio respiro addensarsi in una nuvoletta calda, capì allora che il tempo da poter perdere era ampiamente scaduto.

Aveva bisogno di un riparo, oltre le nuvole il sole stava di sicuro iniziando a scomparire. Nel buio totale lui non poteva sopravvivere. Non glielo aveva detto nessuno, si trattava di una cosa che aveva imparato da solo. Con la vista compromessa dall’oscurità, aveva capito di dover utilizzare altri sensi per potersi orientare e muovere con agio e sicurezza nella notte, ma l’udito, quello che più si prestava a contrastare la pericolosità della situazione, era pressoché inutile in quel caso, poiché riusciva soltanto ad ascoltare versi animali e grida impensabili che di giorno neanche esistevano.

Questa era la ragione per cui aveva smesso di continuare il proprio cammino una volta tramontato il sole.
Gli animali del mattino non erano gli animali della notte. Vi erano bestie ulteriori a popolare la realtà buia dopo il tramonto oppure era l’assenza di luce che alterava il loro essere mansueti, trasformandoli in mostri. O magari di sera diventavano semplicemente affamatissimi.

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Il mondo nuovo: Legacy Bound di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Legacy Bound

“Avete letto bene. Una settimana fa uno dei miei campi di coltivazione ha rilevato un allarme intrusivo, piovuto dall’alto, che messo completamente fuorigioco il sistema elettromagnetico. I lavoratori non hanno visto niente, le torri di vedetta e i militari nemmeno. Il suolo è stato setacciato sia internamente che esternamente, con attrezzature di ricerca radar a fonti di energia alterne e rilevamento materiale di ultima generazione americana, ma nulla, neanche la carcassa di un topo o di uno scoiattolo è stata rinvenuta. Neanche il più piccolo bacarozzo carbonizzato. Osservando in prima analisi le registrazioni di sorveglianza circa quella che potremmo considerare come una esplosione aerea, è stato fatto un altro buco nell’acqua, finché non ho passato la questione alla S.T.S. che magicamente ha individuato la venuta, o dovrei dire la caduta, di un alieno. Vi mostro il video, ma vi anticipo che le due addette dell’ufficio sono già state terminate per evitare la diffusione della notizia. Non possiamo permettere che la cosa torni di dominio pubblico e viaggi sulla bocca di tutti, altrimenti il rischio di sovversioni e suicidi aumenterebbero nuovamente in maniera non gestibile in ognuna delle nostre nazioni”.

“Non esiste neanche più un giacimento di Riserva Cancellativa per azzerare tutte le memorie da capo”, commentò il Chinese State, un inflessibile uomo sulla cinquantina con gli occhi a mandorla e i capelli bianco platino. Indossava degli occhiali a cerchio, le sue iridi anonime parevano viaggiare su ricordi di iniezioni e folle mascherate in fila, un ricordo lontano che non avrebbe dovuto ripetersi per il troppo dispendio economico e tempistico.

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Il mondo nuovo: Fra la vita… di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Fra la vita…

La soglia alle sue spalle si sigillò e quella dinanzi a lei si spalancò di colpo. Due persone imbacuccate con tute elastiche anti-trasmissione medica di lega bianca scattarono verso di lei, in silenzio sotto i filtri dei respiratori delle loro maschere cefaliche chiare come il latte. La afferrarono per le braccia, la staccarono dal muro e la trascinarono con forza come se fosse una paziente pazza in opposizione.
Percorsero il corridoio d’uscita volando e Amber riuscì a vedere con chiarezza cosa l’aspettava, quando ormai il potersi opporre non era più un’opzione valutabile. Gridò, ma suo marito non poteva più sentirla né aiutarla. I due paramedici la strattonarono sollevandola poi da terra di peso.
La normale uscita con scale adesso era composta da altri due membri sanitari, i quali sostenevano una bolla di plastica grossomodo della sua altezza. C’era un buco piccolo in quel gigantesco pallone e fu lì che la infilarono, facendola finire al centro di esso. I gradini non vi erano più, si erano magicamente allineati in obliquo e ora apparivano come uno scivolo di metallo liscio e ripido.
Tutt’e quattro le persone in tuta bianca ignorarono i lamenti di Amber, spingendo con forza quell’involucro sferico, condannandola così ad una caotica rotolata che durò un’eternità, anche perché lei non faceva altro che girare frontalmente in modo sempre più veloce, mentre il suo pancione le dava dei pugni interiori sulle ossa della schiena e del coccige.
Terminato quell’indesiderato luna park, il contenitore di plastica che la imprigionava arrestò la propria corsa in quello che poteva benissimo essere un Transteiner. Dietro di lei la porta si sigillò e lei finì al buio in quello che le era parso uno stanzino merci asettico e incolore. Cominciò a piangere e vomitò, ma le sue paure si spensero all’accendersi di un gas silenzioso che la sedò contro la sua volontà.

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Il mondo nuovo: S.T.S. di Sirio Rossi

Il mondo nuovo S.T.S. Sirio rossi

Il mondo nuovo: S.T.S.

“Ritaglia la sequenza e inviala all’Unità Centrale. Appunta come nota la possibilità che sia un alieno ad aver interferito col campo”.
Jayden stette a sentire ed eseguì quanto gli fu ordinato, ma le tremavano leggermente le mani. La pressione dell’insicurezza oltre che il desiderio di voler capire l’agitavano e il sudore sulle tempie ne era una prova.
“Mi spieghi perché pensi che sia un alieno?”.
Lauren era più pallida di prima ormai. Buttò in corpo tutto il caffè bollente rimasto e poi poggiò la tazza sulla scrivania, nonostante il protocollo sanitario suggerisse categoricamente il divieto di farlo.
“La malattia sterminò buona parte degli esseri umani, come ben sai, ma nei mesi successivi alle Grandi Sepolture ci fu una specie di inquietantissima invasione aliena”.
“Una specie? Che cazzo vorrebbe dire?”.
“Dal cielo, di notte come di giorno, iniziarono a farci visita delle ombre bianche. Piovevano come proiettili giganti e invisibili. Ci osservavano e andavano via. Le nazioni provarono a sparargli, a fermarli, a distruggerli, ma niente riusciva nell’intento, quindi alcuni iniziarono a pensare che fossero fantasmi, le anime di chi era stato ucciso dalla malattia che tornavano al punto in cui appartenevano, poiché non era giusto che fossero morti per poca protezione sanitaria da parte dei governi”.

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Il mondo nuovo: Circolo44 di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Circolo44

“Perché si chiama così?”, domandò R05.
“Cosa?”.
“Il Cubo Bianco, perché si chiama Circolo44?”.
“Non ne ho idea. Ci sono congetture, ma è come se fossero leggende metropolitane, poi spiegano soltanto il numero. La parola Circolo nessuno sa perché sia stata scelta”.
“Okay, strano. Dimmele, io non ne conosco neanche una”.
“Alcune credo siano semplicemente delle cazzate, tipo quella che dice che, considerato il fatto che in passato si chiamasse Circolo43, il numero indica la gente che riesce ad uscirne viva, a scontare dunque tutta la pena al suo interno senza morire. Quando ti condannano, ti comunicano il reato e la permanenza in anni, ma noi non usiamo più orologi e calendari, quindi è come se loro potessero mentirti su questo e non farti uscire mai o almeno finché non hai realmente imparato la lezione”.
“Un’altra teoria è che 44 sono i reati che possono farti rinchiudere lì, dove soltanto un tipo di gruppo di criminali riesce a rivedere la luce o a scamparsi la reclusione. Parliamo di chi commette il reato per cui fu creato quel posto, quello della violenza domestica implementato anche nelle collane del programma procreativo. A questa diceria si aggiunge quella che il penitenziario si estenda per 44 piani, così da differenziare questi gironi di malfattori in celle miste, separate da classificazioni penali”.

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Il mondo nuovo: Fili bui di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Fili bui

Il Transteiner arrivò al portellone di uscita, un muro di metallo altissimo e indistruttibile dinanzi al quale il veicolo si arrestò, fu poggiato al suolo e rilasciato dalle braccia meccaniche. Sulla sinistra l’ennesimo strumento robotico si allungò, ma questa volta, invece di avere pinze o altro, l’estremità era rappresentata da una penna usb, che si infilò nell’apposito ingresso sullo sportello dell’abitacolo, scaricando al suo interno la destinazione da raggiungere. Quello era il cosiddetto timbro.
Dopo pochissimo, nell’angolo in basso a destra sul parabrezza, apparve la mappa della nazione con il punto esatto in cui doveva dirigersi e una voce elettronica salutò Cole, spiegandogli i dettagli della spedizione, gli ostacoli da aggirare e il clima che avrebbe incontrato. Niente di preoccupante, tutto sommato.
La soglia verso il mondo esterno si spalancò e un deserto buio e silenzioso, residuo logorato della vecchia civiltà ormai obsoleta e abbandonata, con qualche rogo qui e là, fu accessibile.
Avviò la macchina e cominciò ad avanzare su quella immensa distesa di ricordi infranti del mondo. Vecchie autostrade semicoperte dalla polvere si abbracciavano con i precipizi nati dalle cadute e dai crolli dei pilastri, che le sostenevano. Macerie erano i vecchi palazzi, immondizia e plastica erano invece la natura muschiosa che vi cresceva su. Nessun animale pascolava, ma scheletri impolverati erano ovunque come le carcasse delle antiche automobili, ammaccate dalle prime tormentose grandini di una decade antecedente. La luna non illuminava niente e neanche le stelle che coprivano il cielo aiutavano, per questo i veicoli avevano le mappe e la voce indicativa. Solo i fari degli abitacoli e i roghi squarciavano l’oscurità, ma era comunque uno squarcio infinitesimale.

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Il mondo nuovo: WT50 di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: WT50

“Tom Silverspring”, disse con tono di voce colloquiale e il pannello a lato di quell’indistruttibile soglia si attivò, come per mandargli il buongiorno avendo riconosciuto il suo timbro.
Digitò i numeri di sblocco, posizionò entrambe le mani sulla parte di vetro per la lettura impronte e, una volta confermate queste, inserì la lingua nella fessura che apparve di fianco al tastierino, nell’esatto punto in cui aveva scansionato il pollice destro. Convalidata la sua identità, la porta finalmente si aprì, dandogli accesso al secondo corridoio di uscita, lungo sei metri e con arcate metalliche ogni due.
“Quest’oggi ti aspettano molti lavori interessanti, Tom, che aiuteranno la nostra nazione e il suo popolo a sfamarsi nel migliore dei modi. Non dimenticare di restare fermo ad ogni controllo e di scegliere di indossare l’equipaggiamento giusto che ti sarà comunicato. Le infrazioni non sono permesse”.
La voce terminò la propria prima comunicazione di routine preimpostata e lui poté dunque muoversi in avanti in quello stanzone allungato, posizionandosi sotto il primo arco di metallo, quello con gli erogatori…

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