Lupi: L’osservatore di Rafael Spike

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Lupi: L’osservatore

I dettagli servono a conoscere qualcuno per davvero. Gli osservatori di ieri erano i poeti dell’altro ieri. Era con i dettagli che facevi innamorare una donna di te. Nei dettagli trovavi le cose in comune e quelle distanti. Con i dettagli sapevi dove poterle incontrare, seguirle per vedere con chi se la facevano ed eventualmente proteggerle. Con i dettagli potevi far parte della loro vita a distanza di sicurezza, da spettatore, da amante vero pronto ad intervenire in caso di pericolo.
Mi sono innamorato spesso sul web e per conservare i dettagli tengo ancora i dossier delle mie ex-fidanzate sui miei tavoli in soggiorno. Le ho sempre amate davvero e non le ho mai depredate più di una volta. Questo perché una volta ottenuto l’amore bisogna conservarlo e renderlo unico, non ripeterlo.

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Lupi: Detriti di Rafael Spike

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Lupi: Detriti

Un ulteriore strano suono si fece largo in mezzo a quel caotico formicolio e Sandro pensò inizialmente che fosse il rumore di una campana, una campana lontanissima, una campana che si dimenava per segnalare un orario preciso. Avrebbe voluto contare i rintocchi, ma già lottava contro il restare sveglio e solo pensare allo sforzo percettivo lo sfiniva condannandolo all’oblio cerebrale.
Decise di continuare a muovere le mani, visto che neanche girare la testa gli riusciva, e si tastò il petto dove altra polvere e altri pezzi di legno furono scrollati senza consapevolezza. Provò a controllare il proprio respiro, nonostante il senso di disidratazione facesse un male cane peggiore di qualsiasi altro avesse mai provato in passato. Il tentativo fu vano, ma condusse la sua mente ad avere un’idea che in quel momento era più che brillante. Quelli che aveva addosso erano detriti.
Sì, detriti. Come se fosse crollato qualcosa, come se un terremoto avesse devastato il luogo in cui si trovava. Era una possibilità, sebbene ci fossero altri quesiti insoluti per la sua mente provata e difettosa.
Dove si trovava quando questo cataclisma si era verificato? In che modo era stato colpito e coinvolto? Perché sentiva un brusio? Perché suonavano le campane?

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Lupi: Il colosso di Rafael Spike

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Lupi: Il colosso

Gli sportelloni posteriori del veicolo si aprirono di colpo e un colosso fatto di muscoli saltò fuori dal vano vuoto, alleggerendo di duecento chili la grossa vettura. Era più alto del furgone e indossava solo un jeans nero strappato alle ginocchia. Era scalzo, a torso nudo, la testa rasata a zero, senza guanti né mascherina. Totalmente ricoperto di vene sulla pelle abbronzata poteva essere scambiato per un partecipante di Mister Olympia, ma questo qui era alto almeno due metri e trenta.
Rise in modo alquanto piratesco e urlò qualcosa circa il divertimento, dopodiché si girò verso gli sportelli aperti e si allungò per afferrare qualcosa. Un’alabarda medioevale fece il proprio ingresso in scena e io stentai a credere ai miei occhi. Impugnò il bastone lungo un metro circa alla cui punta c’era una lama d’ascia affilata e colossale. Da quella distanza mi pareva larga quasi metà dell’intera altezza della donna.
L’energumeno si mosse con nonchalance, reggendo l’arma sulla spalla. Io mi mordevo le mani ma non riuscivo a fare niente. Potevo osservare e basta, non ero in grado neanche di richiudere le persiane.
La malcapitata provò infruttuosamente ad alzarsi e scappare, ma dal tentativo fallito provennero solo altre grida disperate, altri lamenti e uno spostamento esiguo. Nel frattempo altre luci si accesero lungo i palazzi, qualcuno come me fissava incuriosito la scena.
La raggiunse, le afferrò una caviglia e la costrinse a girarsi. Le disse qualcosa poiché lei controbatté implorando di lasciarla andare, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per essere lasciata in pace.
Il colosso strinse l’alabarda a due mani e nel grido strozzato della sua vittima calò la sua infida e inarrestabile ghigliottina, tranciandola a metà da fianco a fianco. Uno schizzo di sangue lungo qualche metro abbracciò la linea di mezzeria. Le risate del gigante si riversarono nel nuovo silenzio della defunta.

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Icaro di Pasquale Scalpellino e Renato Pipitò

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Icaro

Icaro è una raccolta di otto racconti horror/sci-fi di Pasquale Scalpellino e Renato Pipitò, incentrata principalmente sulla smania dell’essere umano di conoscere, comprendere e plasmare il mondo e l’universo, ma anche sulla sua impotenza nel riuscire a portare a compimento questo desiderio. Gli 8 racconti ripercorrono a proprio modo eventi legati alla scienza, una scienza che si rivolge all’universo e alla sua immensità, svelandone alcuni aspetti macabri e ignoti che sprofondano nell’orrore e nel terrore più puri.

Una macchina in grado di svelare il futuro, il suicidio di un trivellatore di una delle lune di Giove, un pioniere catturato da una forza superiore, un messaggio proveniente da un altro pianeta e tanti altri sono solo alcuni degli elementi che compongono queste storie, tutte volte a sminuire l’arroganza dell’essere umano e soprattutto a svelarne la patetica impotenza.

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Horror House Tales di Pasquale Scalpellino

Horror House Tales Pasquale Scalpellino

Horror House Tales

Soldati di guerre ed epoche diverse costretti a scattare foto particolari ai caduti per ordine di misteriosi superiori; una bambina incuriosita dallo strano lavoro tessile di sua nonna e dal fatto che le sue mani posseggano degli schifosi buchi sui palmi; due admin di una pagina facebook dedita all’horror ricevono un nuovo prototipo di tecnologia volta a velocizzare il lavoro di condivisione sui social; un uomo che ritrova sua moglie dormiente a letto armata di coltello.

Queste e tante altre sono le storie che compongono Horror House Tales, una raccolta di 7 racconti horror che omaggia la omonima pagina (Horror House), narrando le prospettive e i progetti di entità superiori circa il loro piano di distruzione e di sottomissione dell’umanità.

Stirpi millenarie, Natura, malanni psicologici e multinazionali saranno gli esecutori e i villains desiderosi di annientare il genere umano, il quale si ritroverà a fronteggiare situazioni improbabili e al limite della realtà, senza però sconfinare troppo nel surreale.

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