Il mondo nuovo: Il cucchiaio di Sirio Rossi

Il mondo nuovo il cucchiaio sirio rossi

Il mondo nuovo: Il cucchiaio

A volte i periodi lavorativi sembravano durare più giorni di quelli passati a casa. Nessuno contava difatti il sorgere del sole o il suo tramontare. Vivevano sottoterra, non avrebbero potuto farlo neanche se avessero voluto. Le finestre dei loro appartamenti avevano come panorama altri palazzi, anziché coltivazioni. Aveva sempre desiderato salutare i vicini che si affacciavano dalle proprie case, proprio come faceva lei, ma i vetri degli edifici esternamente erano specchiati, quindi riusciva a vedere solo un piccolo puntino riflesso, ovvero sé stessa in pigiama.

Forse con una collana di Saturno al collo, come quella di sua madre e suo padre, sarebbe stata più felice. Le giornate si sarebbero probabilmente ripetute in maniera diversa.

Alzò il piatto dalla sedia, lo odorò quasi immergendo il naso nel suo fumante essere colloso.

Profumava di pane stantio e pasta marcia. Puzzava più del sudore che emanavano le pieghe dei suoi seni e gli spacchi tra le sue dita dei piedi. Almeno sapeva di qualcosa, ora che non aveva la mascherina.

Poggiò il piatto in un angolo a terra, si sedette col culo flaccido e cellulitico sul sedile ghiacciato. Tossì perché forse desiderava ammalarsi.

Urinò caldamente in quella posizione sentendo il calore dei propri liquidi bagnarle le chiappe, umidirle le cosce e scenderle lungo le gambe come la carezza di un dito amorevolmente interessato e scottante. Si fece una sottile pozza sul pavimento e vi riscaldò i piedi, sbattendoli lentamente come una bambina annoiata.

Allungò alluce e indice bagnati e afferrò il cucchiaio immerso nella sbobba. Lo portò sulla gamba e lo afferrò con la mano, adesso la stanza odorava di piscio. Mangiò la cucchiaiata, pulendo l’utensile metallico con la lingua. Sapeva di tristezza culinaria.

Era quasi catatonica.

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Il mondo nuovo: Polvere del cielo di Sirio Rossi

Il mondo nuovo Polvere del cielo Sirio rossi

Il mondo nuovo: Polvere del cielo

Aprì la mano. Decine di fiocchi di neve gli si posarono sul palmo aperto, grossi come falangi ma rapidissimi nel diventare acqua.

Erano molto soffici. Il suo cappotto li stava assorbendo tutti, rendendosi umido, tuttavia permetteva anche che alcuni si incollassero sulla propria superficie, di modo tale da costruire una corazza bianca. I suoi stivali lasciavano orme profonde un paio di centimetri. Il marciapiede stava diventando un lastra scivolosa e congelata con una moquette di polvere del cielo.

Vide il proprio respiro addensarsi in una nuvoletta calda, capì allora che il tempo da poter perdere era ampiamente scaduto.

Aveva bisogno di un riparo, oltre le nuvole il sole stava di sicuro iniziando a scomparire. Nel buio totale lui non poteva sopravvivere. Non glielo aveva detto nessuno, si trattava di una cosa che aveva imparato da solo. Con la vista compromessa dall’oscurità, aveva capito di dover utilizzare altri sensi per potersi orientare e muovere con agio e sicurezza nella notte, ma l’udito, quello che più si prestava a contrastare la pericolosità della situazione, era pressoché inutile in quel caso, poiché riusciva soltanto ad ascoltare versi animali e grida impensabili che di giorno neanche esistevano.

Questa era la ragione per cui aveva smesso di continuare il proprio cammino una volta tramontato il sole.
Gli animali del mattino non erano gli animali della notte. Vi erano bestie ulteriori a popolare la realtà buia dopo il tramonto oppure era l’assenza di luce che alterava il loro essere mansueti, trasformandoli in mostri. O magari di sera diventavano semplicemente affamatissimi.

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Il mondo nuovo: Legacy Bound di Sirio Rossi

Il mondo nuovo legacy bound sirio rossi

Il mondo nuovo: Legacy Bound

“Avete letto bene. Una settimana fa uno dei miei campi di coltivazione ha rilevato un allarme intrusivo, piovuto dall’alto, che messo completamente fuorigioco il sistema elettromagnetico. I lavoratori non hanno visto niente, le torri di vedetta e i militari nemmeno. Il suolo è stato setacciato sia internamente che esternamente, con attrezzature di ricerca radar a fonti di energia alterne e rilevamento materiale di ultima generazione americana, ma nulla, neanche la carcassa di un topo o di uno scoiattolo è stata rinvenuta. Neanche il più piccolo bacarozzo carbonizzato. Osservando in prima analisi le registrazioni di sorveglianza circa quella che potremmo considerare come una esplosione aerea, è stato fatto un altro buco nell’acqua, finché non ho passato la questione alla S.T.S. che magicamente ha individuato la venuta, o dovrei dire la caduta, di un alieno. Vi mostro il video, ma vi anticipo che le due addette dell’ufficio sono già state terminate per evitare la diffusione della notizia. Non possiamo permettere che la cosa torni di dominio pubblico e viaggi sulla bocca di tutti, altrimenti il rischio di sovversioni e suicidi aumenterebbero nuovamente in maniera non gestibile in ognuna delle nostre nazioni”.

“Non esiste neanche più un giacimento di Riserva Cancellativa per azzerare tutte le memorie da capo”, commentò il Chinese State, un inflessibile uomo sulla cinquantina con gli occhi a mandorla e i capelli bianco platino. Indossava degli occhiali a cerchio, le sue iridi anonime parevano viaggiare su ricordi di iniezioni e folle mascherate in fila, un ricordo lontano che non avrebbe dovuto ripetersi per il troppo dispendio economico e tempistico.

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Incipit di Zero Negativo

Primo capitolo di Zero Negativo

Zero negativo Pasquale Scalpellino

Oscura era la stanza dove aspettava e affannato era il respiro con cui la persona, avvolta dalla coperta, cercava di tenersi calma e con la mente lucida.

Dal soffitto pendeva un neon circolare che si era staccato dalla sua plafoniera, la quale infatti giaceva a terra in mille pezzi. Una mattonella spaccata e delle gocce di sangue erano il ricordo di una disattenta indifferenza.

L’elettricità di quel nudo vetro ad anello andava e veniva, difatti la camera era un ambiente che passava dal chiarore alla luce quasi intensa con uno strano ritmo, che di certo non aiutava la tranquillità e il rasserenamento.

La figura era rannicchiata su una sedia girevole, stringendosi le ginocchia al petto e fissando lo schermo del portatile settato sulla luminosità più bassa possibile. Chrome era aperto con due finestre, le quali si dividevano mezzo monitor con due siti rivali. Da un lato la pagina delle news live della BBC cercava con le sue tinte rosse di contrastare le tonalità biancoverdi del Telegraph. I due giornali ricevevano il medesimo spazio all’interno della superficie del computer e i loro siti avevano l’aggiornamento automatico non appena veniva aggiunta una nuova e breve notizia recente.

L’orologio ticchettava sulla parete, segnando le 3 in punto del pomeriggio. A breve sarebbe apparsa la breaking news che interessava quell’anonimo utente nascosto dal plaid di lana. Gli occhi chiari erano avidi come la luce che voleva filtrare dalle finestre con le tapparelle abbassate.

La parete alle spalle della scrivania nera comunque era composta da decine e decine di bacheche di legno, accostate come piastrelle una di fianco all’altra, e sulla loro superficie numerosissime puntine di metallo inchiodavano centinaia e centinaia di fogli a4, su cui erano stampati tutti i resoconti live dei due giornali per i giorni precedenti a quello attuale.

Quelli live segnavano sullo schermo del portatile la data del 21 luglio 2020. Migliaia di altre pagine di carta erano suddivise in maniera molto schematica e composta lungo tutta la pavimentazione. Quelle sulla parete erano difatti notizie particolari e sconvolgenti di tutto il periodo della pandemia, come scoperte, false promesse politiche dei governi, cospirazioni eclatanti, gente in alto che trasgrediva le regole, missili, proteste, assassinii e quant’altro. Erano una macabra carta da parati, ma la mancanza di fili rossi a fare da collegamento o quella di fotografie di persone da dover incriminare dava poco valore paranoico e di congiura.

Di fianco al mouse però c’erano alcune fialette ospedaliere ricche di sangue scuro e al di sotto del tavolo una ventina di metri di fune da scalata arrotolati su sé stessi, come comodi pitoni addormentati.

Fece uno starnuto, si pulì il naso con la coperta e poi ciò che stava aspettando arrivò con un formidabile video su tutti i giornali, ma principalmente sui due che dividevano il suo poco luminoso computer.

Virale però lo ritenne un aggettivo poco felice.

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Naturalia: Le Colonne d’Acqua di Laurel Wilson

Naturalia le colonne d'acqua Laurel Wilson

Naturalia: Le Colonne d’Acqua

Koral si avvicinò ai cespugli e lì si immobilizzò, restando in attesa. Erano due i ruggiti che puntavano nella sua direzione ed erano felini, di felini belli grossi. La cosa particolare era che venivano pronunciati alternati, come se fossero qualcosa di più di una semplice comunicazione in Felinese, di un richiamo amoroso o di un avvertimento di caccia.

Pareva musica, una musica ritmica e ben strutturata.

Per la prima volta si sentì tremendamente incuriosito.

Più passavano i secondi, più il vento avvicinava quelle raggelanti urla. Andavano a tempo.

Uno, due. Uno, due. Uno, due, tre, quattro.
Pensò alla natura selvaggia dell’isola di Na.

Uno, due. Uno, due. Uno, due, tre, quattro.

Dopo alcuni minuti dalla sua pietrificazione, Koral poté finalmente ammirare chi fosse l’artefice di quella interessante melodia. Da un angolo di un piccolo spiazzale di terra umida, nei pressi di un corso salato bollente ai piedi delle Colonne d’Acqua, apparvero due pantere grigie.

Erano monocromatiche e grosse più di tre metri, il triplo di Koral. Camminavano erette, una dietro l’altra, marciando con rigore ma agitando le zampe posteriori in una sorta di danza. Zampe comunque muscolosissime.

Restò scioccato per svariate ragioni, ma le principali erano anche terrorizzanti. Le pantere facevano parte della Grande Deca, ma erano nere come le caverne e non grigie, inoltre non camminavano perfettamente su due zampe, erano curvate e ingobbite e non avevano alcunché di ritmico, melodico o danzante.

Nessun animale ballava, se non per rituali di accoppiamento che però erano rilegati agli animali sottosviluppati, non ai Nuovi.
Colore e comportamento diverso dal comune potevano significare una sola cosa: Senzanatura.

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La sorpresa nel Pandemismo

La sorpresa della Pandemia

Sembra sciocco o sembra quantomeno una sottovalutazione semantica che io indichi l’avvento della pandemia come una sorpresa, anziché un cataclisma, una catastrofe o un violentissimo fulmine a ciel sereno che ci ha mirato, colpito e affondato. Eppure, dopo la scrittura e la pubblicazione di Zero negativo, in cui ho cercato di sondare tratti della quotidianità inglese più comune, seguendo l’easing delle misure più proibitive del lockdown, e tratti comunque della possibile nuova caccia all’uomo che la polizia potrebbe affrontare in futuro, poiché inevitabilmente si riverserà nelle società una nuova forma di criminalità, con nuove motivazioni, nuove isterie e nuovi obbiettivi e vendette da perpetrare, oltre che nuove forme di reati, crimini e infrazioni della legge, la sorpresa è un dettaglio che sento di non dover prendere sotto gamba e di non poter tralasciare in alcun modo. Ma con questo cosa intendo?

Cosa significa la sorpresa della Pandemia?

Senza eliminare quello che purtroppo è il comune contesto d’ansia e paura che in maggioranza abbiamo vissuto, in diverse forme di intensità, la sorpresa è uno degli elementi di avvento utilizzati dall’ente della pandemia per far breccia nel nostro cervello, nella nostra vita e nella percezione che avevamo di essa.

Parlando per noi europei, quando inizialmente a gennaio giunsero le prime notizie e i primi allarmi del novello coronavirus che si stava diffondendo in Cina, tutti fummo colti da una strana forma di sorpresa, quella tipologia che ti conduce a credere latentemente ad una cosa poiché impossibile il suo verificarsi sotto vari aspetti.

La Cina era diventata nel nostro immaginario improvvisamente un paese così lontano, eppure non lo era mai stata fino al giorno prima, con i social, la globalizzazione, i prodotti made in china e i viaggi last minute internazionali. Essendo dunque lontana, preoccuparsi per i suoi problemi era inutile, una perdita di tempo, anzi eravamo negazionisti in merito o addirittura ci aspettavamo già che succedesse una cosa simile a loro, visti la densità di popolazione ingestibile e il poco rigoroso schema di norme igieniche e controlli in tal senso.

Non era vero il coronavirus e quindi non sarebbe arrivata da noi quella malattia.

Se lo meritavano e quindi noi eravamo esenti dall’esserne colpiti.

Era distante la nazione e la distanza protegge dalle malattie oltre che logorare gli amori.

Ma poi, tirando le somme, la pandemia fu dichiarata. Ognuno degli stati europei a partire dall’Italia e dalla Spagna cominciarono ad avere i primi contagiati e poi la situazione degenerò in quella che stiamo vivendo ancora oggi.

Sarà stato un cataclisma, ma ci ha colpito come una sorpresa poiché nessuno di noi se lo aspettava neanche lontanamente in queste modalità, sebbene le basi ci fossero tutte.

Essere sorpresi

La pandemia ci ha travolto qualche mese dopo aver sentito parlare del coronavirus in Cina. Nonostante quindi sapessimo dei problemi dello stato cinese e nonostante ci fossero degli allarmi chiari, siamo rimasti sorpresi dal fatto di essere coinvolti in una pandemia, come se questo non potesse essere possibile, difatti qualcuno ancora oggi non riesce ad accettarlo.

Avevamo un mondo pieno di problemi, ma era libero da pericoli che non fossero legati all’essere umano stesso rivolto contro i suoi simili. Non avevamo un predatore grosso quanto un atomo a sconvolgere la realtà, a separarci dagli altri, a far crollare la borsa conducendo le aziende e i governi al fallimento.

Avevamo il cambiamento climatico, i problemi della plastica, miliardi di altre malattie, l’inquinamento dell’aria e centomila altri problemi, ma per noi cittadini medi di paesi sviluppati o supersviluppati erano questioni lontane come all’inizio il coronavirus. Vivevamo tranquilli e liberi come se non potessero mai colpirci quelle situazioni, difatti non lo hanno fatto, ci ha pensato un virus dilagato da un paese lontano che con grande sorpresa ha messo il mondo intero in ginocchio.

Gli scienziati e gli studiosi erano in contrasto su quanto il mondo potesse ancora resistere con il nostro supercapitalismo, il nostro superconsumismo e il nostro ultrainquinamento, e le statistiche oscillavano tra i 5 e i 50 anni prima dell’estinzione del genere umano e della natura, senza mai essere d’accordo da quale giorno si dovesse iniziare a contare. Lo sapevamo tutti, eppure quando questa fine ha cominciato a giungere con il coronavirus (perché come dicono alcuni professori di Oxford è probabilmente solo la prima delle innumerevoli pandemie che ci aspettano in futuro) è stata una sorpresa, come se ce ne fossimo improvvisamente dimenticati, perché in fondo sapevamo del declino imminente ma non eravamo in grado di capire in che forma dovesse arrivare e soprattutto quando.

Un virus invisibile e poco assassino era la cosa che meno ci aspettavamo, difatti è stata una sorpresa assoluta. A metà del 2019 nessuno avrebbe mai scommesso che nel giro di alcuni mesi la situazione si sarebbe ribaltata in tal modo e il mondo sarebbe evoluto in questa nuova normalità.

Nessuno ci avrebbe creduto neanche se fossimo tornati indietro nel tempo per avvisare noi stessi, per questo la sorpresa è un elemento narrativo imprescindibile per le opere del movimento del Pandemismo.

Siamo rimasti tutti sorpresi, c’è poco da dire.

Combattiamo nella realtà di oggi per riportare quella di un tempo, anziché svilupparne una nuova e più salutare, quindi non abbiamo fatto neanche inversione di marcia circa l’inquinamento e la distruzione della terra.

Eppure, posso già dirvi, perché ne scriverò sicuramente nei prossimi mesi, che resteremo sorpresi quando il declino già in corso ci colpirà con qualche nuovo altro fulmine, sebbene ormai ce li dovremmo aspettare.

Specificazione finale: Zero negativo è il primo di un ciclo di romanzi crime che indagherà sugli aspetti delle indagini di polizia nel periodo della pandemia. Il tema della sorpresa, in un contesto narrativo e metaforico, sarà invece affrontato da me nel secondo volume di una serie di romanzi esistenzialisti e di critica che saranno pubblicati in questi ultimi mesi del 2020. Il primo vedrà la luce in questo settembre appena iniziato, il secondo, quello che tratterà appunto il tema della sorpresa in Pandemia, sarà probabilmente pubblicato ad Ottobre.

Diversi punti di vista nel Pandemismo

Una pandemia multietnica

Il movimento del Pandemismo sta ormai spaziando fra tantissime tematiche e generi, investigando molti aspetti della nuova normalità della nostra realtà, grazie a me e ai validi autori che finora hanno aderito al progetto, portando con sé la propria inventiva, le proprie idee e la propria penna. Ma questo è possibile anche grazie al mondo che continua a resistere e andare avanti in questa brutta situazione e grazie a tanti altri scrittori che in qualche modo, anche inconsapevolmente, già iniziano a contribuire al consolidamento di questa corrente, che io e i miei collaboratori cerchiamo di delineare giorno per giorno.

Anche gli articoli vedono man mano la luce, dopo ovviamente attente riflessioni e ponderate considerazioni, discusse tra noi aderenti al movimento e successive (si capisce) alle analisi delle opere già pubblicate e quelle che sono attualmente in revisione. Abbiamo discusso di categorie nuove di personaggi letterari e delle svariate tipologie di personalità consequenziali, dettate dall’ansia generale (ma anche dalla mancanza di paura) che è un po’ un tratto comune per tutti. E tuttavia abbiamo ancora un mondo da sviscerare in tal senso, psicologicamente parlando, a cui aggiungeremo qualcosa nei prossimi giorni.

Oggi però volevamo mettere in campo una questione che potrebbe apparire delicata, ma che in realtà è sia di vitale importanza che estremamente potente nel doversi mettere in gioco. Parliamo della questione multietnica nella pandemia.

Etnie diverse nella pandemia europea

All’interno dei generi, dei racconti e dei romanzi brevi finora trattati, al di là delle varie differenze di stile e decisioni, io e gli altri autori abbiamo fondamentalmente inserito un contesto pandemico, osservato, vissuto e compreso fondamentalmente dalla Pandemia Europea. Senza scendere nei particolari dei testi, ciò a cui noi ci siamo ispirati, escludendo le notizie dei media internazionali, è la pandemia che abbiamo vissuto e che abbiamo potuto sperimentare sulla pelle in primo piano o al massimo per un raccontato a noi prossimo.

I quattro autori che fanno parte del movimento del Pandemismo vivono tutti attualmente in Italia e di conseguenza le loro opere rispecchiamo il contesto sia politico che sociale e psicologico dell’Italia stessa, in un quadro più ampio che è quello europeo e dell’Unione Europea. Parlando per me stesso, la focalizzazione è leggermente diversa poiché vivendo a Londra scrivo e racconto di ciò di cui ho esperienza, ovvero il contesto della capitale inglese e il disegno della gestione politica del Regno Unito, un Regno Unito che dell’UE non fa più parte.

Già confrontando le opere tra noi, è possibile notare diversi tipi di quarantene e lockdown, diverse influenze politiche, diversi messaggi mediatici, diversi modi di vivere e affrontare la pandemia, addirittura nel crederle di base. Tutto ciò è meraviglioso, letterariamente parlando, ma potrebbe espandersi in maniera esponenziale, se sociologicamente si producessero opere di autori di diversa nazionalità e quindi di etnie diverse, costretti a vivere la pandemia europea.

Potremmo parlare delle differenze tra un italiano a Londra e un’altra persona di qualsiasi altra nazionalità nella capitale inglese, considerando anche il contesto di sfruttamenti e mancata equità venuti a galla proprio grazie alla pandemia. Lo stesso si potrebbe fare nel contesto italiano, con persone di altro colore della pelle o di gender discriminato, che affrontano la pandemia italiana. Il discorso è delicato se lo si vuole osservare con malizia, ma in realtà rappresenta un tassello sociologico importantissimo per il movimento del Pandemismo, il che potrebbe aiutare anche le minoranze a farsi sentire e portare agli occhi di chi non se n’è ancora reso conto, le difficoltà che esse vivono. Soprattutto in Pandemia.

Etnie diverse per Pandemie diverse

Il discorso si può ovviamente ampliare e mi duole dirlo che bisogna decisamente farlo. Seguendo tutti noi i giornali costantemente, così da restare sempre aggiornati sulle nuove norme, sulle nuove regole e sui nuovi sviluppi politici, economici e sociali, abbiamo potuto dare uno sguardo non solo ai casi e alle morti delle nazioni che non sono l’Italia e il Regno Unito (quelle che ci toccano in prima istanza per intenderci), ma anche alle decisioni politiche, alle gestioni nazionali, alle norme, ai messaggi, alle proteste, agli eventi ulteriori, ai problemi e a tutta una infinita sfilza di dettagli molto interessanti, da un punto di vista letterario.

Ora, se il punto di vista multietnico in un contesto inglese e uno italiano potrebbe essere interessante e di vitale importanza per poter delineare un’impronta sociologica del nostro movimento, altresì potrebbe esserlo il più semplice resoconto letterario di opere provenienti da altre nazioni. Per questo noi speriamo con tutto il cuore che gli aderenti al nostro movimento crescano in modo esponenziale, poiché inserire in questo discorso un’opera scritta durante la quarantena nelle Filippine, una attuale del Messico, un’altra ancora dalla tragica situazione indiana, potrebbe essere uno spaccato internazionale di quelli che sono tutti gli aspetti della Pandemia visti e vissuti dai paesi e dai popoli di tutto il mondo.

Avrebbe un valore inestimabile.

Siamo fiduciosi che ci riusciremo.

L’ansia nel Pandemismo

L’animo inquieto

Penso decisamente che l’irrequietezza dell’animo, la mancanza di tranquillità e comunque l’incertezza in generale, circa anche il più piccolo degli aspetti della vita, siano state caratteristiche comuni a tutte le persone che hanno vissuto e stanno vivendo questo 2020. E ovviamente con esse pure la relativa quarantena dovuta alla pandemia.

Di punto in bianco tutti i nostri animi sono divenuti inquieti all’inizio di quest’anno, poiché quell’annuncio fatto all’improvviso, che però aveva valore globale, metteva in gioco un problema e una paura che tutti dovevamo condividere e affrontare, nessuno escluso. Diciamoci la verità, tenendo anche conto del fatto che siamo ancora in piena pandemia a quasi otto mesi dalla resa pubblica della minaccia, l’inquietudine ha colpito tutti quanti chi più chi meno e con essa l’ansia e tutto ciò che ne concerne.

L’ansia in pandemia

L’ansia e tutti i suoi effetti sono stati effettivamente incontrollabili durante la pandemia. Il mondo si è fermato, l’economia si è fermata, la società si è fermata, persino la scuola, gli aerei, i mezzi pubblici e quasi pure gli ospedali si sono fermati. Il terrore del contagio, la tristezza nell’osservare il conteggio dei nuovi infettati e quello dei morti ci hanno travolto con tutta la loro inaudita violenza.

L’ansia è stata un po’ inevitabile per tutti poiché ci ha abbracciato da più fronti.

Restare in casa per essere al sicuro ci ha donato l’ansia per il mondo esterno, l’ansia circa gli altri, l’ansia di mettere piede fuori dalla propria dimora.

La crisi economica ci ha regalato l’ansia di perdere il lavoro subito o poco dopo, di perdere la propria attività, di perdere il futuro e di non avere la possibilità di iniziarlo, ultimarlo e completarlo questo futuro che sembra svanire.

Il sovraffollamento ospedaliero ci ha fatto temere di non poter essere curati neanche per altre malattie, oltre a quella che ci minaccia con più forza.

La classe politica sommersa dai problemi ci ha dato quel tipo di ansia d’abbandono, come se non potessero aiutarci tutti.

Il non poter più viaggiare ci ha sussurrato all’orecchio l’ansia di essere rinchiusi per sempre.

L’essere uno dei lavoratori essenziali invece ci ha passato quella di essere costretti a stare fuori, dove c’è il pericolo, come se fossimo sacrificabili rispetto a quelli bloccati comodamente a casa.

Essere separati da amici, parenti e fidanzate ci ha dato l’ansia di non poterli vedere mai più.

Non poter uscire ci ha iniettato l’ansia dell’inazione che ci ha fatto perdere il sonno o l’ha comunque trasformato in incubi notturni e ci ha fatto sfogare la voglia di attività in due modi, scissi tra l’inerzia totale e annoiata e il desiderio di mangiare bene e godersi gli hobby, come se fossero le ultime cose belle, prima di vedere la fine del mondo.

I media, i comunicati politici e le fake news, condite di complottismi, ci hanno appoggiato addosso l’ansia di non poter mai riuscire a capire e comprendere la realtà e quella di vedere la fine dei giorni in ogni minimo nuovo evento fuori dal comune.

La società ferma e il mondo naturale e animale che hanno tirato un sospiro di sollievo per questo ci hanno donato la considerevole ansia che forse è stata tutta colpa nostra, poiché in fin dei conti il mondo di prima era decisamente sbagliato.

Il restare soli ci ha regalato l’ansia di capire che forse attraverso i social non conoscevamo neanche gli altri, oltre noi stessi.

Con questa nuova situazione mondiale, sono venuti a mancare in pratica tutti gli aspetti della nostra vita e dello stile con cui la vivevamo, dunque siamo stati travolti dall’ansia circa ognuno degli aspetti.

Probabilmente anche se il virus sparisse, il mondo non potrebbe tornare come prima per quante riflessioni e incertezze ci abbiano scosso a causa di quest’ansia.

Era tutto sbagliato prima e sarebbe un errore ricrearlo simile.

L’ansia nei personaggi del Pandemismo

La lista e gli esempi dell’ansia da pandemia che ho elencato nel paragrafo precedente sono ovviamente solo una piccola parte di quella che psicologicamente è l’ansia della collettività e dell’individuo, ma è un ottimo terreno di partenza per poter sviluppare i personaggi tipici sia piatti che a tutto tondo da poter inserire nelle opere del Pandemismo.

Raccontare una storia, scrivere un racconto o un romanzo all’epoca di questa pandemia non è di certo semplice, ma il movimento del Pandemismo sta appunto creando delle basi per aiutare gli autori interessati, quelli futuri e gli studiosi a farlo e capirlo.

Qualsiasi sia la prossima narrazione nello stile del Pandemismo, di qualsiasi genere letterario si tratti, non potrà avere dei personaggi credibili se in essi non ci fossero alcune delle sfumature dell’ansia che purtroppo tutti in qualche modo abbiamo vissuto.

Addirittura un personaggio interessante potrebbe essere quello immune ad ognuna di queste ansie, poiché in pace con sé stesso e con la fine ancora apparente del mondo moderno pre-pandemico, o poiché indifferente alle paure comuni del cittadino medio.

Zero Negativo di Pasquale Scalpellino

Zero Negativo Pasquale Scalpellino

Zero Negativo

Il 21 luglio del 2020 un ragazzino in bicicletta sta percorrendo una via di Palmers Green, a nord di Londra.

Ha caldo ed è sudatissimo, l’estate nella capitale inglese non è mai stata così forte e così duratura. Si ferma lungo un ponte nella corsia della pista ciclabile, per controllare che nello zainetto abbia un pound per comprare una gelida bibita frizzante. All’improvviso però una coppia di ragazze si arresta sul marciapiede di fianco a lui e alza gli indici al cielo, distraendolo.

Tutti iniziano a fermarsi, una folla cresce letteralmente dal nulla.

All’orizzonte, tra gli alberi del parco lì vicino, sono sbucati sei droni di ultima generazione, i quali, volando in sincrono, trascinano con sé delle corde flosce. Salgono in alto, in verticale, sempre più su, finché quelle funi si tendono e un uomo impiccato inizia a contorcersi dinanzi a tutti.

Sulla pancia nuda, il poveretto esibisce una strana scritta rossa.

C O M, dicono le tre lettere solitarie.

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I personaggi del Pandemismo

Nuove categorie di personaggi

La nascita di un movimento letterario non è una cosa semplice da gestire né ovviamente facile da tenere sotto controllo, soprattutto quando la realtà in cui esso si muove e si evolve è ancora incerta e appunto cangiante. Ad oggi, ovvero ai primi di agosto, è possibile affermare che una probabile seconda ondata sia alle porte dell’Europa ma che, in determinate altre nazioni estere, sia già in pieno corso. Soprattutto se queste manifestazioni di casi non le si considerino come semplici prolungamenti della prima ondata.

Le opere che abbiamo scritto finora, rimodellando grossomodo tratti di ben 6 o 7 generi nella nuova normalità, hanno cominciato a portare i loro frutti, ovvero a mostrare delle similitudini, dei tratti comuni analizzabili in un contesto di letteratura. L’obbiettivo primario del Pandemismo è quello di scrivere opere di ogni genere e forma ambientate in questa nuova normalità, in questo nuovo mondo con queste nuove regole, seguendo le esperienze personali degli autori o comunque le impressioni e la fantasia consequenziale che questa nuova realtà suscita in loro.

Sebbene sia tutto da scoprire, sebbene siano le opere stesse a dare tratti e caratteristiche alla letteratura del movimento, alcune cose è già possibile elencarle ed è un bene farlo per dare delle basi solide a chi prima o poi si avvicinerà a scrivere in questo movimento o a studiarlo come fenomeno dei nostri tempi.

Questo primo articolo sarà l’apripista di molti che man mano sviscereranno le varie forme delle opere del Pandemismo, individuandone i tratti comuni o comunque isolandone gli elementi precipui, cosicché si creino delle particolarità studiabili o anche da poter essere approfondite da eventuali futuri autori. Nelle settimane e mesi a venire ce ne saranno tantissimi di articoli come questo, poiché le tematiche da trattare letterariamente, grammaticalmente e antologicamente sono pressoché infinite. Il movimento è appena nato, ma è già pulsante e in continua evoluzione, per questo volevamo chiacchierare latentemente su quelle che sono le possibili nuove categorie di personaggi.

I personaggi del Pandemismo

I personaggi sono una delle chiavi di volta di ogni opera narrativa, le cui azioni e le cui personalità e psicologie sono spesso centrali o rappresentano il fulcro dell’evoluzione di una storia. Sviluppare un personaggio credibile ed evolverlo attraverso le vicende che vive è uno dei più grandi ostacoli di un autore. Come lo è anche utilizzare personaggi stereotipati fissi o mutevoli, cosicché si possa spostare la focalizzazione oppure rimodellarli e distruggerli a causa degli eventi, per seguirne gli schemi prestampati di reazione.

La nuova realtà di oggi è fatta di un mondo molto diverso rispetto di qualsiasi altro a cui eravamo abituati a leggere e vedere, se si escludono quelli di fantascienza e di fantasia messi su di sana pianta. Essendo quindi questa una nuova realtà letteraria, con nuove regole, nuovi realismi e nuovi meccanismi sociali, politici e culturali, è giusto che ci siano nuovi personaggi o comunque nuove personalità a spiccare tra quelle comuni a cui da sempre siamo abituati.

Che tipo di personaggi ci sono nelle opere del Pandemismo? Come sono i personaggi di Rafael Spike nei suoi racconti horror? Come sono quelli di Pasquale Scalpellino nel suo Zero Negativo uscito proprio in questi giorni? E le donne della Vannino? Il popolo controllato di Sirio Rossi?

Nuovi esseri umani

I nuovi esseri umani di questa realtà sono grossomodo simili per complessità rispetto a quelli pre-pandemia, ma se già guardate voi stessi prima di scrivere potrete individuare alcuni dei tratti precipui.

In base a come si reagisce alla nuova normalità, potremo avere già molte personalità differenti da poter utilizzare per i nostri nuovi esseri umani letterari.

L’ansia di non arrivare a vedere le luce dell’indomani delinea un tratto di chi ha attualmente ancora paura del virus. Il menefreghismo, il complottismo e l’egoismo possono delineare chi ha smesso di crederci o chi ne è stato relativamente colpito poco e quindi non teme più la malattia. I sogni però sono stati infranti per tutti e la mancanza del futuro può delineare un personaggio psicologicamente complesso e depresso, poiché magari tutta la sua vita è stata sgretolata dalla crisi economica o dalla perdita di un affetto. La disoccupazione e la scarsa liquidità bancaria sono un altro ottimo elemento per i personaggi, come anche la voglia di risolvere la questione, la speranza che sia tutto un brutto sogno e la rassegnazione che la vita è ormai finita per tutti. Accettazione, rinnego, scetticismo, ribellione.

I personaggi del Pandemismo possono essere più complessi di quanto si creda, poiché posseggono miriadi di possibili personalità tutte mescolabili e interscambiabili, che tra l’altro potranno mutare in base al periodo della pandemia attraverso cui si sceglie di narrare, che fosse agli albori o adesso all’imbocco della seconda ondata. Da queste categorie potremmo chiaramente ricavare degli stereotipi, dei personaggi piatti da poter ritagliare, i quali non fanno mai male di contorno nei pressi di quelli a tutto tondo per i protagonisti e i secondari.

Per adesso ci fermiamo qui, lasciando questa discussione aperta e vaga sulle varie categorie di personaggi e le differenti connotazioni psicologiche. Nei prossimi giorni mireremo con più precisione, sviscerando un argomento unico nelle sue innumerevoli sfaccettature.

Probabilmente tratteremo dei personaggi che soffrono d’ansia.