Lupi di Rafael Spike

Lupi Rafael spike

Lupi

Homo Homini Lupus.

L’uomo è lupo dell’uomo poiché, in uno stato di natura senza leggi, sarebbe mosso soltanto da istinto di sopravvivenza e sopraffazione verso gli altri, un puro egoismo nel raggiungimento dei propri desideri anche se questo dovesse causare danni ai suoi simili.

Da quando la pandemia ha colpito l’umanità nel 2020, questo concetto di Thomas Hobbes ha raggiunto forse il suo apice massimo, mostrando che, anche in uno stato di difficoltà globale come quello che stiamo vivendo, tale legge di natura è sempre valida.

Lupi è la prima raccolta di racconti horror ufficiale di Rafael Spike, il quale ha voluto sottolineare questo pensiero attraverso la narrazione di dodici storie terrificanti che indagano la violenza, la paura e le reazioni umane esagerate all’interno della pandemia. Non mancano di essere toccati temi come l’ansia, la depressione, la violenza sulle donne e la paura del futuro, i quali vengono tradotti in chiave letteraria con l’utilizzo di figure come fantasmi, demoni, serial killer, stalker, stupratori e visioni distorte della realtà.

I protagonisti e gli antagonisti di queste storie sono i lupi del mondo pre-pandemico, i quali, bloccati adesso in lockdown, distanziamento sociale, quarantene e mascherine, non fanno altro che accrescere la loro essenza trasformandosi in esseri ancor più malvagi.

L’horror ha bisogno di essere reinventato in nuove figure umane e spauracchi demoniaci legati alla nuova normalità, alle sue nuove ansie, ai suoi nuovi terrori e ai suoi nuovi problemi e crimini, e Rafael Spike con questa raccolta ha cercato di perseguire proprio questo obbiettivo.

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Incipit di Le nuove colpe

Le nuove colpe pasquale scalpellino

Primo capitolo di Le nuove colpe

Non pensava di riuscire a sollevare sul serio tutto, finché non aveva avvolto ogni cosa in quel telone di plastica. Aveva utilizzato le corde come fissaggio e maniglie e poi issato in spalla il peso a mo’ di zaino.

All’inizio aveva barcollato, quasi rischiando di finire faccia a terra con l’ingombro addosso, ma le sue ginocchia avevano resistito e ora poteva osservare quel manto lucente e bluastro giacere disteso nel vano posteriore del suo furgone.

Chiuse i portelloni e raggiunse il lato del guidatore.

Guardò indietro nel parcheggio vuoto che stava per abbandonare: voleva controllare per un solo istante se avesse dimenticato qualcosa.

Non c’era niente, tranne qualche automobile parcheggiata. Le luci al neon riflettevano sulla pietra nera e lucida con strisce gialle, come se niente di male fosse mai accaduto.

Nessuna macchia, nessun ricordo.

Un bicchiere anonimo appena uscito da una lavastoviglie con detersivo al limone.

Trasse un respiro che sapeva di chiuso e salì sul veicolo. Mise in moto, sul lato del passeggero c’era quello che aveva utilizzato per il nuovo lavoro.

Niente di compromettente per chi non avesse competenze chimiche, ma tanto non doveva andare lontano. Il suo obbiettivo di scarico distava meno di tre chilometri e, alle due di notte di un giorno qualsiasi di agosto, chi avrebbe mai fermato un furgone, durante la pandemia nella capitale inglese. La polizia era di sicuro impelagata a cercare i rave illegali, che tra l’altro stavano dilagando peggio del virus stesso. Si vociferava di una nuova ondata a settembre proprio a causa di chi faceva festini, viaggiava all’estero e si ammassava in spiaggia.

Partì e uscì fuori da quel parcheggio a più piani in pochi minuti, senza incontrare nessuno.

La strada in centro a Londra in cui si immise era altrettanto deserta, come anche il cielo violaceo e leggermente nero che ospitava solo una luna mezza viva. Le stelle erano tutte morte.

I lampioni a luci gialle e arancioni ospitavano cataste di zanzare maschio, troppo stupide e grosse per non capire la fallacia di quelle fonti di calore, deludendo chi succhiava sangue altrove. I grattacieli erano tutti spenti, anche se il lockdown era finito e con esso la maggioranza delle restrizioni. A nessuno dunque dava fastidio il gas di scarico e il borbottio del suo mezzo che transitava.

Si fermò a un semaforo rosso, all’incrocio una volpe addentava buste dell’immondizia non ritirate dal servizio dei netturbini comunali. Era magra e con una zampa malmessa.

Sorrise, quando il verde si affermò.

Ripartì subito e arrivò al luogo designato in men che non si dica, sempre in solitudine.

Senza radio, senza parlare.

Il furgone si fermò in un posto ancor più desolato e anonimo del precedente. La chiave venne girata nel quadro, prima che i portelloni posteriori venissero nuovamente aperti.

Le sue mani tirarono giù con poca grazia il telone di plastica, afferrandolo sempre dalle corde.

Il suono dell’urto fu abbastanza strano.

Dalla parte superiore aperta rotolò fuori infatti una mascella sanguinante, strappata da un viso, ma attaccata ad un anello di metallo che aveva spaccato parte dei denti. La carne era fresca e grondante. La catena agganciata a quel cerchio di ferro si allungava e svaniva nell’incerata.

Una pozza di sangue cominciò ad allargarsi.

Ignorò tutto e prese la scopa che aveva nel vano.

Prima di creare palco e spettacolo, doveva seppellire con i detriti le impronte del furgone.

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Le nuove colpe di Pasquale Scalpellino

Le nuove colpe Pasquale Scalpellino

Le nuove colpe

Zed Unknown, il primo serial killer della pandemia, è sparito ormai da quasi due settimane e i due agenti incaricati del caso, l’ispettore Richard Storming e l’agente Stuart Grogan del New Scotland Yard, non sono in grado di trovare una pista con cui rintracciarlo di nuovo e metterlo finalmente dietro le sbarre.

Ha ucciso cinque persone con diversi modus operandi, scrivendo lettere sui loro corpi per comunicare un indirizzo e-mail con cui essere contattato. Il suo obbiettivo era punire chi non seguiva le restrizioni governative per impedire il diffondersi del coronavirus.

Zed non desidera che il mondo ritorni alla normalità poiché quest’ultimo non era migliore di quello pandemico in cui ormai viviamo. Ciò che voleva comunicare è che nella nuova normalità sta prendendo piede una nuova tipologia di criminalità, la quale necessita di una nuova giustizia per essere fermata.

Richard sta ormai lavorando da casa, per problemi di salute, ed è convinto che il serial killer sia fermo poiché ha intenzione di ritornare in grande stile, come la prima volta.

Stuart lavora dunque da solo al dipartimento, cercando di trovare, nei crimini e negli omicidi quotidiani che si verificano a Londra, degli indizi che smascherino la presenza celata e lo zampino di Zed Unknown.

Il serial killer sta comunque per rientrare in scena sul serio e lo farà il giorno in cui Sarah, la nipote di Stuart, parteciperà ad una manifestazione BLM insieme alla sua migliore amica.

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Il mondo nuovo di Sirio Rossi

Il mondo nuovo Sirio rossi

Il mondo nuovo

01/01/50

Il pianeta Terra è attualmente gestito da quelle che vengono definite come le dodici Nazioni Consolidate, gli unici governi ad essere sopravvissuti a tutte le intemperie che hanno devastato per circa trent’anni la vita degli esseri umani.

Non esistono più calendari, non si adoperano più gli orologi. Il tempo è amministrato, suddiviso e centellinato soltanto dalle autorità, che ordinano alle persone di non curarsene, sottraendogli comunque tutti gli strumenti atti a farlo.

Nonostante la maggior fonte di nutrimento resti l’agricoltura con le sue coltivazioni all’aria aperta, le città di ogni stato sono ormai situate nelle profondità del suolo, strutturando così il territorio nazionale in metropoli sotterranee dove i cittadini, oltre che essere controllati, monitorati e videosorvegliati, sono anche vittime di pochissima libertà di spostamento, anche lavorativa.

In superficie le terre desolate delle civiltà antiche sono diventate purtroppo luoghi ostili alla sopravvivenza, tranne che per la natura e in alcuni casi per le intelligenze artificiali.

Sebbene ci sia stata una pazzesca rivoluzione economica e una massiccia reinvenzione dei rapporti internazionali, alcuni comfort e principi del capitalismo continuano ad essere presenti, malgrado l’importanza estetica, la superficialità e l’apparenza siano andate completamente dimenticate nelle relazioni sociali.

Nessuno può vedere il tuo volto o il tuo corpo, se per uscire dal tuo appartamento hai bisogno di una tuta protettiva e una maschera cefalica speciale, quindi la bellezza ha perso valore.

Non esistono più i social, non esiste più internet, ma le piattaforme streaming e i videogame fanno ancora parte della quotidianità, come pure una collana a forma di Saturno legata al Partner Program, un nuovo metodo per ricercare un partner sessuale oppure da sposare, salvaguardando chiunque dalla violenza domestica.

Il mondo è andato ad ogni modo alla rovina dopo la comparsa della Malattia e delle sue 13431 mutazioni, ma dopo il periodo delle Grandi Sepolture dovute all’infezione, alle guerre e alla carestia, le società si sono evolute e con l’aumento dei controlli la vita ha potuto tornare ad essere quasi priva di pericoli concreti.

Sono tanti però i segreti che celano le alte sfere e sono innumerevoli le minacce che purtroppo stanno per sconvolgere quest’equilibrio già precario.

“Il mondo nuovo” è il primo libro ufficiale di Sirio Rossi, storico per passione e laureando in medicina, che ha deciso di concretizzare il suo forte desiderio di iniziare a scrivere, componendo questa raccolta di racconti sci-fi distopica, il suo genere preferito, così da portare il lettore in una delle future realtà fantascientifiche in cui il mondo potrebbe evolversi nei decenni avvenire.

I dieci racconti contenuti in questo libro cartaceo servono a gettare le basi strutturali del personale universo distopico di Sirio Rossi, il quale vuole approfondire ogni suo dettaglio con la pubblicazione negli anni di svariate saghe e svariati cicli di libri ad esso collegati.

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La sorpresa nel Pandemismo

La sorpresa della Pandemia

Sembra sciocco o sembra quantomeno una sottovalutazione semantica che io indichi l’avvento della pandemia come una sorpresa, anziché un cataclisma, una catastrofe o un violentissimo fulmine a ciel sereno che ci ha mirato, colpito e affondato. Eppure, dopo la scrittura e la pubblicazione di Zero negativo, in cui ho cercato di sondare tratti della quotidianità inglese più comune, seguendo l’easing delle misure più proibitive del lockdown, e tratti comunque della possibile nuova caccia all’uomo che la polizia potrebbe affrontare in futuro, poiché inevitabilmente si riverserà nelle società una nuova forma di criminalità, con nuove motivazioni, nuove isterie e nuovi obbiettivi e vendette da perpetrare, oltre che nuove forme di reati, crimini e infrazioni della legge, la sorpresa è un dettaglio che sento di non dover prendere sotto gamba e di non poter tralasciare in alcun modo. Ma con questo cosa intendo?

Cosa significa la sorpresa della Pandemia?

Senza eliminare quello che purtroppo è il comune contesto d’ansia e paura che in maggioranza abbiamo vissuto, in diverse forme di intensità, la sorpresa è uno degli elementi di avvento utilizzati dall’ente della pandemia per far breccia nel nostro cervello, nella nostra vita e nella percezione che avevamo di essa.

Parlando per noi europei, quando inizialmente a gennaio giunsero le prime notizie e i primi allarmi del novello coronavirus che si stava diffondendo in Cina, tutti fummo colti da una strana forma di sorpresa, quella tipologia che ti conduce a credere latentemente ad una cosa poiché impossibile il suo verificarsi sotto vari aspetti.

La Cina era diventata nel nostro immaginario improvvisamente un paese così lontano, eppure non lo era mai stata fino al giorno prima, con i social, la globalizzazione, i prodotti made in china e i viaggi last minute internazionali. Essendo dunque lontana, preoccuparsi per i suoi problemi era inutile, una perdita di tempo, anzi eravamo negazionisti in merito o addirittura ci aspettavamo già che succedesse una cosa simile a loro, visti la densità di popolazione ingestibile e il poco rigoroso schema di norme igieniche e controlli in tal senso.

Non era vero il coronavirus e quindi non sarebbe arrivata da noi quella malattia.

Se lo meritavano e quindi noi eravamo esenti dall’esserne colpiti.

Era distante la nazione e la distanza protegge dalle malattie oltre che logorare gli amori.

Ma poi, tirando le somme, la pandemia fu dichiarata. Ognuno degli stati europei a partire dall’Italia e dalla Spagna cominciarono ad avere i primi contagiati e poi la situazione degenerò in quella che stiamo vivendo ancora oggi.

Sarà stato un cataclisma, ma ci ha colpito come una sorpresa poiché nessuno di noi se lo aspettava neanche lontanamente in queste modalità, sebbene le basi ci fossero tutte.

Essere sorpresi

La pandemia ci ha travolto qualche mese dopo aver sentito parlare del coronavirus in Cina. Nonostante quindi sapessimo dei problemi dello stato cinese e nonostante ci fossero degli allarmi chiari, siamo rimasti sorpresi dal fatto di essere coinvolti in una pandemia, come se questo non potesse essere possibile, difatti qualcuno ancora oggi non riesce ad accettarlo.

Avevamo un mondo pieno di problemi, ma era libero da pericoli che non fossero legati all’essere umano stesso rivolto contro i suoi simili. Non avevamo un predatore grosso quanto un atomo a sconvolgere la realtà, a separarci dagli altri, a far crollare la borsa conducendo le aziende e i governi al fallimento.

Avevamo il cambiamento climatico, i problemi della plastica, miliardi di altre malattie, l’inquinamento dell’aria e centomila altri problemi, ma per noi cittadini medi di paesi sviluppati o supersviluppati erano questioni lontane come all’inizio il coronavirus. Vivevamo tranquilli e liberi come se non potessero mai colpirci quelle situazioni, difatti non lo hanno fatto, ci ha pensato un virus dilagato da un paese lontano che con grande sorpresa ha messo il mondo intero in ginocchio.

Gli scienziati e gli studiosi erano in contrasto su quanto il mondo potesse ancora resistere con il nostro supercapitalismo, il nostro superconsumismo e il nostro ultrainquinamento, e le statistiche oscillavano tra i 5 e i 50 anni prima dell’estinzione del genere umano e della natura, senza mai essere d’accordo da quale giorno si dovesse iniziare a contare. Lo sapevamo tutti, eppure quando questa fine ha cominciato a giungere con il coronavirus (perché come dicono alcuni professori di Oxford è probabilmente solo la prima delle innumerevoli pandemie che ci aspettano in futuro) è stata una sorpresa, come se ce ne fossimo improvvisamente dimenticati, perché in fondo sapevamo del declino imminente ma non eravamo in grado di capire in che forma dovesse arrivare e soprattutto quando.

Un virus invisibile e poco assassino era la cosa che meno ci aspettavamo, difatti è stata una sorpresa assoluta. A metà del 2019 nessuno avrebbe mai scommesso che nel giro di alcuni mesi la situazione si sarebbe ribaltata in tal modo e il mondo sarebbe evoluto in questa nuova normalità.

Nessuno ci avrebbe creduto neanche se fossimo tornati indietro nel tempo per avvisare noi stessi, per questo la sorpresa è un elemento narrativo imprescindibile per le opere del movimento del Pandemismo.

Siamo rimasti tutti sorpresi, c’è poco da dire.

Combattiamo nella realtà di oggi per riportare quella di un tempo, anziché svilupparne una nuova e più salutare, quindi non abbiamo fatto neanche inversione di marcia circa l’inquinamento e la distruzione della terra.

Eppure, posso già dirvi, perché ne scriverò sicuramente nei prossimi mesi, che resteremo sorpresi quando il declino già in corso ci colpirà con qualche nuovo altro fulmine, sebbene ormai ce li dovremmo aspettare.

Specificazione finale: Zero negativo è il primo di un ciclo di romanzi crime che indagherà sugli aspetti delle indagini di polizia nel periodo della pandemia. Il tema della sorpresa, in un contesto narrativo e metaforico, sarà invece affrontato da me nel secondo volume di una serie di romanzi esistenzialisti e di critica che saranno pubblicati in questi ultimi mesi del 2020. Il primo vedrà la luce in questo settembre appena iniziato, il secondo, quello che tratterà appunto il tema della sorpresa in Pandemia, sarà probabilmente pubblicato ad Ottobre.