Zero Negative by Pasquale Scalpellino

Zero negative by Pasquale Scalpellino

Zero Negative

On 21th July 2020, a young boy on a bicycle is riding along a street in Palmers Green, north London.

He is hot and sweaty, the summer in the English capital has never been so intense and so long. He stops along a bridge in the cycle lane, to check that he has a pound in his rucksack to buy a cold fizzy drink. Suddenly, however, a couple of girls stop on the pavement beside him and raise their index fingers to the sky, distracting him.

Everyone starts to stop, a crowd literally grows out of nowhere.

On the horizon, six state-of-the-art drones have emerged from the trees of the nearby park, flying in synchrony, dragging floppy ropes with them. They climb upwards, vertically, higher and higher, until those ropes stretch and a hanged man starts writhing in front of everyone.

On his bare belly, the poor man sports a strange red inscription.

C O M, say the three lonely letters.

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Amsterdam di Pasquale Scalpellino

Amsterdam di Pasquale Scalpellino

Amsterdam

Un uomo fugge da una situazione di cui potrebbe pentirsi, quando i passeggeri che viaggiano sul suo stesso treno iniziano a comportarsi in maniera anomala.

Sei amici sono in vacanza ad Amsterdam per festeggiare il conseguimento della laurea, ma uno di essi, durante la prima serata di baldoria, viene sommerso da emozioni negative fino a viverne alcune che non credeva potessero esistere.

Una sommozzatrice che lavora per la polizia ripesca due cadaveri da un canale, il cui stato di conservazione è inspiegabile, poiché privo di qualsivoglia traccia di rigor mortis e di gonfiore dovuto all’essere stati immersi.

Un ragazzo che vive solo e lavora in una macelleria della capitale possiede una strana abitudine, la quale ogni ora o due lo costringe a disattivarsi per dieci minuti esatti.

Queste sono solo alcune delle vicende contenute in questa raccolta di 7 racconti horror, il cui nome è legato alla città che ha ispirato l’autore e i cui contenuti saranno ambientati nei quartieri di questa capitale, mescolando tradizioni olandesi moderne a quelle del passato, mostrando inoltre la città sia dall’interno che dall’occhio esterno del turista.

Amsterdam è dunque il terzo volume di Horror Souls, una collana che darà la luce a simili raccolte autoconclusive di racconti horror che cambieranno in base all’anima spaventosa della città che cercheranno di descrivere e mostrare.

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Parigi di Pasquale Scalpellino

Parigi Pasquale Scalpellino

Parigi

Un ragazzo nudo ma ricoperto da migliaia di ferite, abrasioni e tagli irrompe all’interno di un locale che vende kebab lungo Montmartre, perdendo poi i sensi e riempiendo il pavimento con litri di sangue.

Una donna con in tasca tre mazzi di chiavi scende da un’auto e si incammina lungo la Senna, poco prima del verificarsi di un maelstrom.

Un bracciante pendolare, in viaggio da Dourdan verso le pianure a nord di Parigi, si imbatte in un cartello stradale col nome di una città cancellato e ben presto nota che quello svincolo non è segnato nemmeno su Google Maps.

Due fratelli incontrano per la prima volta una loro cugina più grande, la quale suggerisce di scappare dall’albergo in cui soggiornano con i genitori, per raggiungere il cimitero di Montmartre.

Queste sono solo alcune delle vicende contenute in questa raccolta di 7 racconti horror, il cui nome è legato alla città che ha ispirato l’autore e i cui contenuti saranno ambientati nei quartieri di questa capitale, mescolando tradizioni francesi moderne a quelle del passato, mostrando inoltre la città sia dall’interno che dall’occhio esterno del turista.

Parigi è dunque il secondo volume di Horror Souls, una collana che darà la luce a simili raccolte autoconclusive di racconti horror che cambieranno in base all’anima spaventosa della città che cercheranno di descrivere e mostrare.

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Incipit de L’uomo dagli occhi azzurri

L'uomo dagli occhi azzurri

Primo capitolo de L’uomo dagli occhi azzurri

1 – NONOSTANTE TE LO SPIEGASSI IN CONTINUAZIONE

Sebbene l’uomo sia la creatura più ossessionata dalla ricerca e dalla scoperta della verità, egli è anche quella che più di ogni altra non è in grado di riconoscerla, per quanto spesso l’abbia innanzi agli occhi.

Se fosse esistita una ragione plausibile al loro pedalare in quella fitta boscaglia, sarebbe stata riconducibile alla curiosità, ovvero al piacere che l’ignoto può dare svelando i propri misteri. Se poi si considera che la compagnia affiancata era tra le migliori che si potessero mai avere, risulta molto facile capire come a un certo punto fosse stato necessario mettersi in sella e iniziare a macinare i metri che separavano l’oggetto del desiderio da loro stessi.

Sirio aveva soltanto sentito parlare di quella casa in passato, ma mai avrebbe pensato di dirigervisi così: in bici, da soli, un pomeriggio, con Angela.

Ma chi era poi Angela? Un’amica? Una sconosciuta? Una ragazza che gli piaceva? Una ragazza che desiderava? Una stronza? Un bel perizoma che si lasciava ammirare? Una ragazza così intelligente da metterlo alle strette in ogni tipologia di discussione? Un’amante? Non lo sapeva nemmeno lui e non ci pensava poi così tanto, ciò che gli interessava era il suono che quelle vecchie dicerie producevano all’interno della sua mente. 

Quella non è una casa abbandonata, ma uno stabilimento distrutto, lasciato a marcire piuttosto che essere abbattuto. Un posto che non si dovrebbe mai visitare e che al massimo dovrebbe essere osservato a distanza di sicurezza.

La Mostra D’Oltremare era un parco archeologico, ma anche una delle più grandi sedi fieristiche italiane, che all’interno della città di Napoli era di solito scelta come location per ospitare concerti, mostre, raduni, opere teatrali e tanto altro. Possedeva numerosi edifici, fatti da immensi padiglioni, oltre che gigantesche aiuole, sentieri, un anfiteatro romano, palazzine varie e una colossale fontana. Aveva un perimetro di grande vastità e numerose zone inaccessibili, più alcune altre sezioni abbandonate e quasi irraggiungibili.

Proprio verso una di queste, Sirio e Angela di nascosto si stavano dirigendo, pompando le proprie gambe su quei pedali neri e sudando nelle loro divise a causa della calura estiva pomeridiana.

Le vetrate sono tutte spaccate e le mura coperte da stranissimi graffiti, demoniaci mi verrebbe da dire. A volte si sentono delle urla, altre volte degli striduli ululati. Molti dicono di aver visto rincorrersi due ragazze nude. Il sentiero asfaltato che arriva fin lassù è deformato dalle radici degli alberi e incrostato dai muschi, come se la natura stessa volesse proteggere il proprio cuore nero dal mondo esterno. Se supererai quegli ostacoli, ti assumerai la responsabilità di fronteggiare ciò che avresti dovuto lasciare in pace.

E pensare che Sirio aveva ottenuto quel posto di lavoro senza neanche volerlo, mandando semplicemente un curriculum ad una selezione online, tramite il suggerimento di un amico. Era un evento mondiale, organizzato dall’ONU, eppure le cinquecento persone che cercavano come staff non erano riusciti a metterle insieme. Solo trecento circa si erano buttati a partecipare e di conseguenza, anche per mancanza di alternative, tutti erano stati assunti. Si trattava di un’esposizione mondiale a tema urbanistico, che serviva come collegamento di idee tra le architetture urbane dei vari paesi del mondo. C’erano cinque categorie d’impiego, ma la più gettonata era quella logistica che si occupava di allestire manualmente i vari aspetti dei padiglioni della fiera. Era il lavoro più semplice in fin dei conti.

A Sirio e Angela sarebbe piaciuto occuparsi della mansione giornalistico-informatica, ma quella era un’occupazione per pochi e c’erano già tante altre persone più qualificate di loro a essersi proposte. In questo modo entrambi erano finiti a Logistica e si erano conosciuti il primo giorno al primo compito da svolgere, ovvero la costruzione dei pannelli indicatori.

Se dovessi scegliere un posto dell’orrore dove trascorrere la notte, sceglierei subito quello lì. Non ho mai visto qualcosa di più terrificante, non so neanche se ci sopravvivrei. In realtà non so nemmeno se esiste un modo per uscire illeso da quelle fatiscenti mura.

Lei gli pedalava davanti, alzando leggermente il sedere dal sellino, cosicché lui riuscisse a vederla sculettare e riuscisse a sbirciare le sue mutande bianco di pizzo. L’attrazione tra loro si era avvertita sin dal primo momento, ma non era mai accaduto nulla di concreto ancora.

Lei era fidanzata e smorfiosa, lui era stupido e impegnato. Tutto però sembrava convergere e puntare verso il misfatto, visto che ad ogni turno capitavano sempre insieme, manco fosse fatto di proposito da una divinità giocherellona e propiziatoria.

Passaggio di controllo agli stand? Sirio e Angela!

Turno di promozione bici? Sirio e Angela!

Pausa pranzo in due? Sirio e Angela!

A meno che i supervisori non sospettassero qualcosa o provassero a creare un’occasione intima a loro insaputa, l’avvento di tutte quelle coincidenze sembrava sul serio uno scherzo del destino.

Dicono che l’ultima persona che abusivamente l’aveva occupata squartò con una mannaia alcuni bambini e ne stese al sole gli organi per essiccarli. Di giorno, d’estate, quando fa caldo e la giornata è secca, si può sentire il fetore della decomposizione da centinaia di metri. A volte anche le urla dilaniate dei piccoli innocenti.

“Ehi, Sirio! Quanto pensi che disti ancora?”, chiese improvvisamente la ragazza, alzandosi ancor di più dal sellino e lasciando che il pantaloncino di jeans scendesse quasi del tutto, liberando il panorama.

“Non penso manchi parecchio, dopo quella svolta dovremmo già riuscire a vedere qualcosa”, ribatté il ragazzo, fissando le natiche senza pudore.

Il sentiero si stava facendo sempre più ripido man mano che si inoltravano nel bosco, facendo sparire quelle che erano le parti asfaltate della strada, per lasciare posto a cumuli di foglie secche sparsi qui e là, i quali scricchiolavano al loro passaggio. Intorno si percepivano soltanto i rumori del bosco, accompagnati da un venticello caldissimo che batteva sulle loro gambe lucide per il sudore. Il posto in cui lavoravano e il motivo per cui avevano le bici promozionali parevano lontani mille miglia in quel momento. Ora esistevano soltanto la casa abbandonata da raggiungere, il culo di Angela e l’erezione di Sirio. Neanche le loro relazioni erano più così vicine da contare qualcosa.

Abbandonata? Ah! Non è mai stato abbandonato quel luogo. Ci vivono almeno una dozzina di spiriti da quando ci andai la prima volta nel 1970. Quel luogo è antichissimo ed è sempre stato occupato in un modo o nell’altro… in un senso o nell’altro.

Pian piano e con molta fatica riuscirono a percorrere quel sentiero fino alla cima, sbucando in un piccolo spiazzo che si diramava in due viottoli sterrati. Era tuttavia un falso bivio, poiché si riusciva a intravedere con chiarezza come le due strade si ricongiungessero dopo un centinaio di metri, diventando un vero e proprio viale, che poi svoltava bruscamente a destra dietro una siepe. Non c’era una scelta da fare su quale percorso prendere, non c’era il fato da consultare col lancio della monetina. La via era ambigua, ma unica. Confondeva, però conduceva ad una sola e irreversibile meta.

Nella mente di Sirio, ad ogni modo, il bel culo dell’amica stava cominciando di punto in bianco ad avere meno importanza. Il suono dei suoi pensieri lugubri stava occupando tutto lo spazio possibile e immaginabile. Se lei avesse avuto intenzione di tradire il suo fidanzato trentenne, portando lui a essere infedele alla propria ragazza, non sarebbe accaduto di certo quel giorno.

La testa del giovane era troppo affollata dal nero parlare di quei racconti, di cui lui era venuto a conoscenza chiedendo in giro nei giorni precedenti. Magari l’eccitazione che Sirio sentiva non era per le belle forme di lei, ma per la possibilità di giungere finalmente in quel luogo infestato. Più pedalavano verso la meta e più lui non capiva cosa volesse o meno.

Una volta ci passai di fretta e furia mentre giocavo con degli amici a nascondino. Eravamo sgattaiolati via dalla Mostra a cui ci avevano trascinati i nostri genitori e ci eravamo messi a giocare tra i boschi indisturbati. Di sfuggita vidi due ragazze a torso nudo rincorrersi ridendo, attraverso una finestra rotta. Quando mi fermai sorpreso, si fermarono anche loro, mettendosi a guardare nella mia direzione. Non credo che potessero vedermi, eppure sentivo il loro odio all’interno della mia anima.

“Tu vai a destra e io a sinistra, okay?”, affermò la ragazza, sorridendo e mostrando una malizia prepotente. Voleva dare ordini.

“Va bene”, rispose il giovane. “Cerca di stare attenta però”.

Lei rise incredula, prima che si mettessero entrambi di nuovo in moto. Non si aspettava che le facesse un avvertimento simile. Stava cercando di dare una nota di terrore a quell’escursione? Voleva rendere spaventosa la situazione? Non era un film horror quello, non stavano per andare incontro a una triste fine. Voleva impaurirla o era lui ad essere impaurito? Cosa gli succedeva? Sembrava che non le guardasse manco più il culo scoperto.

Senz’altro è un luogo di mistero. Direi che affascinerebbe chiunque sia patito del genere. Altro che Blair Witch Project, qua parliamo di un luogo spettrale, disastrato, in disuso. Se qualcuno avesse ucciso delle persone e le avesse sepolte o nascoste lì? Cioè come si potrebbe mai sapere una cosa simile? Gli occhi che luccicano al buio, attraverso quei muri sfondati, non appartengono di certo agli animali del bosco.

Percorsero quella manciata di metri separati, ascoltando il rumore reciproco delle proprie bici che si muovevano più veloci sul tratto pianeggiante e non più in salita. Attraverso gli alberi e le foglie riuscivano a scorgersi l’un l’altro come figure multiformi e spezzate. Un brandello di gambe, uno di maglia, un dito, una ciocca di capelli. Angela guardava tutto questo attraverso la radura, mentre sorrideva tra sé aspettando che finisse il tratto diviso. La nota dolente era che Sirio non la guardava proprio per niente.

Lui era fisso dinanzi a sé e in realtà non riusciva a sentire neanche uno dei rumori della natura. Percepiva degli occhi che lo osservavano, ma non erano i candidi e dolci occhi della ragazza. Era un altro sguardo, uno lontano, uno distante, uno che forse non avrebbe mai voluto vedere davvero.

Se conoscessi una verità che nessuno è in grado di comprendere, ne parleresti con qualcuno anche se costui non potrebbe capirti? Io no, preferirei trascendere.

Luca aveva trent’anni ed era un avvocato, Angela invece ne aveva soltanto ventuno ed era una studentessa universitaria. Per quale motivo stessero insieme non lo sapevano neanche loro, visto che entrambi non amavano l’altro ed entrambi tradivano regolarmente il partner. Scopavano, certo, ma nessuno dei due capiva come dopo ogni tradimento, ogni litigio, ogni cattiva frase, fossero sempre lì insieme, sulla terrazza di Luca, a guardare Napoli dall’alto di San Martino, stringendo tra le dita un freddo bicchiere di vodka e lime, pensando di non voler essere in nessun altro posto al mondo.

L’età non era un fattore importante, sebbene tutti e due avessero in passato affermato di odiare le grandi differenze di anni. Lei era bellissima, lui invece soltanto affascinante. Forse era l’odio a unirli? Forse c’era qualche elemento inconoscibile a legarli? E Sirio invece cos’era? La normalità? L’essere coetanei? Il semplice battere delle emozioni e delle attrattive? Difficile rispondere, visto che lei non poteva neanche guardarlo senza eccitarsi. Sin dal primo momento che lo aveva incontrato al raduno degli addetti alla logistica, aveva avvertito una fortissima vampata di calore nel proprio corpo, una vampata che l’aveva quasi portata a bagnarsi per l’eccitazione. Cosa aveva quel ragazzo di speciale? Senza neanche parlare era riuscito a farla cadere in una strana trappola magnetica. Dovevano andare avanti fino in fondo.

Spesso, quando sono da solo al buio, chiudo e apro gli occhi per notare la differenza tra avere gli occhi chiusi e avere gli occhi aperti. Inizialmente non vi è diversità. Oscurità da un lato, oscurità dall’altro. Dopo svariati minuti però le disuguaglianze si manifestano, perché l’occhio si abitua al buio e rende più nitido ciò che si nasconde nell’abisso. Possiamo abituarci a qualsiasi cosa, è la nostra prerogativa umana. Anche al male e al dolore possiamo abituarci.

Sirio era impegnato con Luna da pochi mesi. Non avevano mai dichiarato di stare insieme in maniera ufficiale, però lei non usciva con altri ragazzi e lui faceva lo stesso. Si erano conosciuti a un corso universitario e dopo un semplice caffè si erano baciati. Quello che era seguito dopo non era stato né speciale né unico. Una frequentazione normalissima, un rapporto di uscite comune e una buona dose di sesso sfrenato. Stavano bene insieme, ma non era ancora una relazione a tutti gli effetti e forse non si sarebbero mai amati veramente. Lui continuava ad uscire con gli amici, ubriacandosi tutti i fine settimana, e lei faceva lo stesso. Non frequentavano altri, ma sarebbe potuto capitare con facilità a tutti e due. Un po’ come stava succedendo ora a Sirio con Angela.

A volte è proprio la solitudine a farti compagnia e riesci a capirlo quando vieni rapito e trascinato nell’oscurità. Lì fa freddo, lì non c’è anima viva, lì sono i respiri e i passi gli unici suoni che puoi avvertire. E sono più che terrificanti quando non appartengono a te e sei da solo. Non puoi fuggire dall’oscurità se ti ha inghiottito, ma se qualcuno ti ci ha gettato, beh, quello è ancora peggio. In fondo è solo lui a sapere che sei lì, quindi è solo lui che può venire a recuperarti. E se avesse una mannaia tra le dita?

Il bivio stava per finire, i due sentieri divisi da quel piccolissimo muretto di cespugli e frasche stavano per ricongiungersi in un bacio naturale. Sirio e Angela sarebbero stati di nuovo vicini di pedalata. Sudavano ed erano stanchi, ma nessuno dei due sembrava dare peso a tutto questo.

Angela si voltava a guardare il ragazzo di tanto in tanto, scorgendone dei lembi attraverso la sterpaglia. Lei il calore lo aveva anche dentro. Lui invece fissava la strada dinanzi a sé, aspettando l’attimo in cui sarebbe apparsa la casa abbandonata. La sua testa era piena di voci, ma neanche per un secondo aveva tentato di distrarsi da esse. Non lo aveva fatto né voltandosi verso Angela né pensando a Luna, la quale gli inviava costantemente sms, facendogli vibrare il cellulare in tasca.

“Sirio, adesso voltiamo a destra seguendo il viale?”, chiese la ragazza, notando che mancavano pochi metri al congiungimento dei due sentieri, i quali poi viravano ad angolo retto dietro un cespuglio. Per quanto tutto sembrasse spoglio e diradato, non si riusciva a notare null’altro se non il selvatico colore verde.

Quattro metri separavano i due ragazzi, ma Sirio non rispose alla domanda.

“Allora?”, ripeté Angela, girandosi verso il compagno senza notare in lui niente di strano.

Tre metri. Ancora silenzio.

“Sirio? Rispondi o no?”.

Due metri. Vuoto.

“Cazzo! Sei diventato sordo?”.

Un metro. Il nulla.

“Ma cos…”, riuscì a biascicare la ragazza dai capelli biondi, prima di affrontare il dilemma della situazione.

Sirio non c’era più.

Il muro di rami, alberelli e cespugli era finito. I due sentieri si erano ricongiunti.

Angela aveva pedalato fin lì, continuando a chiedere imperterrita informazioni sulla prossima strada da prendere. Un attimo prima lui andava in bicicletta sotto lo sguardo della ragazza, attraverso la sterpaglia, un attimo dopo era sparito.

Volatilizzato. Svanito. Non era più lì con lei.

In principio il silenzio è la parola, da esso si forma qualsiasi tipologia di suono o di rumore. Se non c’è prima il silenzio, non si potrà mai produrre un suono. Lo stesso vale per la materia. Se non c’è prima il vuoto, come potrebbero crearsi lo spazio e la realtà che lo riempiranno? Tutto scaturisce dal niente, perché è il niente a contenere in principio il tutto. La questione è che il niente deve svilupparsi e manifestarsi per potergli dare vita. Sono i morti, dunque, a contenere in principio i vivi? Noi nasciamo dalla morte? È questo che c’era prima della vita? Siamo solo dei morti manifestati?

La prima reazione che le sovvenne, data la paradossalità del tutto, fu ridere. Un’isteria bella e buona che non si arrestò per svariati minuti, facendola addirittura lacrimare gli occhi. Una risata fittizia, fragorosa e triste. Il ragazzo, che l’aveva trascinata in un’avventura di fantasmi, era sparito come per magia. Il ragazzo, che lei voleva scoparsi e che aveva seguito fin lì proprio per quel motivo, era scomparso nel nulla.

Era impazzita? Era stralunata? Il sole le aveva fatto venire le traveggole? Quel ragazzo esisteva, era carne e ossa. Non era frutto della sua immaginazione! Per giorni aveva lavorato insieme a lui e aveva visto anche altre persone interagire con lui. Esisteva. Era reale.

“Tu credi?”, chiese improvvisamente dal nulla una voce atona e profonda, provocandole un brivido lungo la schiena sudata e arrestandole la risata isterica.

Si voltò con lentezza, quasi cadendo dalla bici. La punta del sellino le premeva sulla parte alta del bacino, dolendole, mentre le sue gambe tremavano contro la sbarra portante del mezzo a due ruote. Sentiva il collo scricchiolare. Era stranamente attratta dalla paura che quella voce le aveva provocato, sebbene in cuor suo provasse l’impulso di voler fuggire il più lontano possibile.

Giratasi, poté notare tre cose.

La prima era Sirio, la seconda era l’assenza della sua bicicletta e la terza era un uomo che poggiava la mano sulla spalla del ragazzo.

Non esistono problemi, non esistono rimorsi e rancori. Non saprei spiegarti perché le cose stanno in questo modo, ma tu fregatene, fregatene altamente di ogni cosa. Alla fine, quando scopri che nulla ha valore, che valore ha il fregarsene? Quando scopri che la morte non è la fine, è semplice risorgere e continuare a vivere. Non trovi?

“Chi… chi… chi sei?”, biascicò Angela, cercando di trattenere la pipì che le era apparsa nella vescica a causa della paura.

“Io?”, chiese l’uomo, sfoggiando nuovamente la propria voce profonda. Era alto, senza capelli, con gli occhi azzurri, una maglietta a mezze maniche grigio scuro, un bermuda di jeans chiaro e i piedi scalzi. Era albino e di ottima corporatura, ma non troppo muscoloso. Le mani erano poderose, mentre lo sguardo e le labbra sorridenti. Sirio, al suo fianco, era una statua di sale. Immobile, senza respiro, pallido come un cencio, pareva addirittura più basso di come ricordasse.

“Sì, tu”.

“Io non sono nessuno e sono tutti quanti proprio per questa ragione”, esordì, sorridendo in maniera demoniaca a trentadue denti.

Angela non capì.

“Non è facile spiegare ciò che non può essere spiegato agli uomini. Io non sono nessuno e sono tutti quanti per questo motivo. Al di là di tutto, c’è il niente che crea ogni cosa. Al di là di ogni cosa, c’è il nulla che le ha create”.

“Non ti seguo”, affermò la ragazza, cominciando a sudare dalla paura piuttosto che dal caldo. I discorsi di quell’uomo erano sconclusionati e privi di senso. Probabilmente era un drogato, un pazzo, magari qualche criminale evaso e nascostosi nel bosco. Cosa stava dicendo? Cosa farneticava?

“Cosa hai fatto al mio amico? Non sembra stare molto bene, perché non lo lasci venire vicino a me?”.

“Perché non vieni tu vicino a noi?”.

“Non mi fido di te, mi spaventi. Vattene via! Vuoi ucciderlo? Vuoi farci del male?”.

“Uccidere, male. Male, uccidere”, ripeté l’uomo a bassa voce.

“Non devi essere spaventata, quando vai al di là di tutto comprendi che nulla va temuto sul serio. Tutto è diverso, niente è superiore, perché niente è uguale. Immutabilità. Una volta che hai raggiunto l’Oltre, neanche morire ti spaventa più”.

La ragazza deglutì.

“In fondo quando scopri che nulla ha il senso che ti aspetti, che senso ha avere paura? Se la morte non è soltanto che un inizio, cosa pensi che occorra per superarla e risorgere? Nulla, niente. Ecco perché sono qui. Ecco perché il tuo amico è con me. Ecco perché verrai anche tu insieme a noi”.

Se la morte non è che un inizio, cosa pensi che occorra per superarla? Quale sforzo credi che ci voglia per poterla oltrepassare e ritornare a vivere in un qualcosa di migliore? Il problema è che nessuno mai lo comprenderà e che neanche tu lo hai compreso… nonostante te lo spiegassi in continuazione…

Angela e Sirio non tornarono a casa quel giorno e neanche in quelli a venire. Sparirono, letteralmente.

Nessuno li trovò mai, sebbene si avviarono numerose indagini per ricercarli. Svanirono e nessuno seppe mai dell’esistenza di quell’uomo privo di capelli e con gli occhi azzurri. Provocarono un grandissimo dolore alle loro famiglie, le quali non riuscirono a darsi pace circa quell’ignoto e doloroso evento.

Cosa accadde? Cosa si verificò? Chi era quel pazzo?

Furono ben quattro persone ad avere la possibilità di poter rispondere a tali quesiti.

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L’uomo dagli occhi azzurri di Pasquale Scalpellino

L'uomo dagli occhi azzurri Pasquale Scalpellino

L’uomo dagli occhi azzurri

“Io non sono nessuno e sono tutti quanti proprio per questa ragione”, esordì, sorridendo in maniera demoniaca a trentadue denti.
Angela non capì.
“Non è facile spiegare ciò che non può essere spiegato agli uomini. Io non sono nessuno e sono tutti quanti per questo motivo. Al di là di tutto, c’è il niente che crea ogni cosa. Al di là di ogni cosa, c’è il nulla che le ha create”.

In principio il silenzio è la parola, da esso si forma qualsiasi tipologia di suono o di rumore. Se non c’è prima il silenzio, non si potrà mai produrre un suono. Lo stesso vale per la materia. Se non c’è prima il vuoto, come potrebbero crearsi lo spazio e la realtà che lo riempiranno? Tutto scaturisce dal niente, perché è il niente a contenere in principio il tutto. La questione è che il niente deve svilupparsi e manifestarsi per potergli dare vita. Sono i morti, dunque, a contenere in principio i vivi? Noi nasciamo dalla morte? È questo che c’era prima della vita? Siamo solo dei morti manifestati?

Napoli, Mostra d’Oltremare.
Sirio e Angela lavorano come addetti alla logistica per un evento organizzato dall’Onu e una delle loro mansioni è guidare delle bici con stand pubblicitari, lungo le varie location del sito ospitante. I due sono molto affiatati e flirtano spudoratamente, sebbene si conoscano da poco e ognuno di essi sia già coinvolto in una relazione seria. Durante uno di questi turni con biciclette, entrambi sono in procinto di raggiungere un casolare abbandonato all’interno della Mostra. Si tratta di una vera e propria casa stregata. Hanno delle idee maliziose a spingerli, ma non potranno realizzarle, poiché quello è il giorno in cui entrambi spariranno dopo aver incontrato uno strano uomo dagli occhi azzurri.
Questa però non è la loro storia, questa è la storia di chi è rimasto dopo quel tragico evento.

Luna, fidanzata di Sirio e studentessa universitaria, conosce Leo in una biblioteca e questo ragazzo si accorge che qualcosa non va nelle sue occhiaie profonde e nel suo modo di parlare criptico.
Alberto è invece un ragazzino di sette anni, che in completa autonomia indaga su casi di paranormale nella città di Napoli. Durante l’ennesima spedizione, tra l’altro nella sua scuola, vivrà qualcosa di impossibile.
Luca infine, fidanzato di Angela e avvocato trentenne, dopo anni trascorsi nella nostalgia causata dalla tragedia, apprende dal notiziario che qualcuno ha ritrovato due cadaveri nella Mostra d’Oltremare, due corpi in forte stato di decomposizione. La sua speranza di comprensione torna a risplendere, nonostante quella possibilità attesti la morte della sua ragazza. Meglio la verità che l’incertezza.
Ma chi è l’uomo dagli occhi azzurri? E qual è il vero legame tra queste quattro persone, coinvolte in qualche modo nella sparizione di Sirio e Angela?

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Lupi di Rafael Spike

Lupi Rafael spike

Lupi

Homo Homini Lupus.

L’uomo è lupo dell’uomo poiché, in uno stato di natura senza leggi, sarebbe mosso soltanto da istinto di sopravvivenza e sopraffazione verso gli altri, un puro egoismo nel raggiungimento dei propri desideri anche se questo dovesse causare danni ai suoi simili.

Da quando la pandemia ha colpito l’umanità nel 2020, questo concetto di Thomas Hobbes ha raggiunto forse il suo apice massimo, mostrando che, anche in uno stato di difficoltà globale come quello che stiamo vivendo, tale legge di natura è sempre valida.

Lupi è la prima raccolta di racconti horror ufficiale di Rafael Spike, il quale ha voluto sottolineare questo pensiero attraverso la narrazione di dodici storie terrificanti che indagano la violenza, la paura e le reazioni umane esagerate all’interno della pandemia. Non mancano di essere toccati temi come l’ansia, la depressione, la violenza sulle donne e la paura del futuro, i quali vengono tradotti in chiave letteraria con l’utilizzo di figure come fantasmi, demoni, serial killer, stalker, stupratori e visioni distorte della realtà.

I protagonisti e gli antagonisti di queste storie sono i lupi del mondo pre-pandemico, i quali, bloccati adesso in lockdown, distanziamento sociale, quarantene e mascherine, non fanno altro che accrescere la loro essenza trasformandosi in esseri ancor più malvagi.

L’horror ha bisogno di essere reinventato in nuove figure umane e spauracchi demoniaci legati alla nuova normalità, alle sue nuove ansie, ai suoi nuovi terrori e ai suoi nuovi problemi e crimini, e Rafael Spike con questa raccolta ha cercato di perseguire proprio questo obbiettivo.

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Incipit di Le nuove colpe

Le nuove colpe pasquale scalpellino

Primo capitolo di Le nuove colpe

Non pensava di riuscire a sollevare sul serio tutto, finché non aveva avvolto ogni cosa in quel telone di plastica. Aveva utilizzato le corde come fissaggio e maniglie e poi issato in spalla il peso a mo’ di zaino.

All’inizio aveva barcollato, quasi rischiando di finire faccia a terra con l’ingombro addosso, ma le sue ginocchia avevano resistito e ora poteva osservare quel manto lucente e bluastro giacere disteso nel vano posteriore del suo furgone.

Chiuse i portelloni e raggiunse il lato del guidatore.

Guardò indietro nel parcheggio vuoto che stava per abbandonare: voleva controllare per un solo istante se avesse dimenticato qualcosa.

Non c’era niente, tranne qualche automobile parcheggiata. Le luci al neon riflettevano sulla pietra nera e lucida con strisce gialle, come se niente di male fosse mai accaduto.

Nessuna macchia, nessun ricordo.

Un bicchiere anonimo appena uscito da una lavastoviglie con detersivo al limone.

Trasse un respiro che sapeva di chiuso e salì sul veicolo. Mise in moto, sul lato del passeggero c’era quello che aveva utilizzato per il nuovo lavoro.

Niente di compromettente per chi non avesse competenze chimiche, ma tanto non doveva andare lontano. Il suo obbiettivo di scarico distava meno di tre chilometri e, alle due di notte di un giorno qualsiasi di agosto, chi avrebbe mai fermato un furgone, durante la pandemia nella capitale inglese. La polizia era di sicuro impelagata a cercare i rave illegali, che tra l’altro stavano dilagando peggio del virus stesso. Si vociferava di una nuova ondata a settembre proprio a causa di chi faceva festini, viaggiava all’estero e si ammassava in spiaggia.

Partì e uscì fuori da quel parcheggio a più piani in pochi minuti, senza incontrare nessuno.

La strada in centro a Londra in cui si immise era altrettanto deserta, come anche il cielo violaceo e leggermente nero che ospitava solo una luna mezza viva. Le stelle erano tutte morte.

I lampioni a luci gialle e arancioni ospitavano cataste di zanzare maschio, troppo stupide e grosse per non capire la fallacia di quelle fonti di calore, deludendo chi succhiava sangue altrove. I grattacieli erano tutti spenti, anche se il lockdown era finito e con esso la maggioranza delle restrizioni. A nessuno dunque dava fastidio il gas di scarico e il borbottio del suo mezzo che transitava.

Si fermò a un semaforo rosso, all’incrocio una volpe addentava buste dell’immondizia non ritirate dal servizio dei netturbini comunali. Era magra e con una zampa malmessa.

Sorrise, quando il verde si affermò.

Ripartì subito e arrivò al luogo designato in men che non si dica, sempre in solitudine.

Senza radio, senza parlare.

Il furgone si fermò in un posto ancor più desolato e anonimo del precedente. La chiave venne girata nel quadro, prima che i portelloni posteriori venissero nuovamente aperti.

Le sue mani tirarono giù con poca grazia il telone di plastica, afferrandolo sempre dalle corde.

Il suono dell’urto fu abbastanza strano.

Dalla parte superiore aperta rotolò fuori infatti una mascella sanguinante, strappata da un viso, ma attaccata ad un anello di metallo che aveva spaccato parte dei denti. La carne era fresca e grondante. La catena agganciata a quel cerchio di ferro si allungava e svaniva nell’incerata.

Una pozza di sangue cominciò ad allargarsi.

Ignorò tutto e prese la scopa che aveva nel vano.

Prima di creare palco e spettacolo, doveva seppellire con i detriti le impronte del furgone.

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Le nuove colpe di Pasquale Scalpellino

Le nuove colpe Pasquale Scalpellino

Le nuove colpe

Zed Unknown, il primo serial killer della pandemia, è sparito ormai da quasi due settimane e i due agenti incaricati del caso, l’ispettore Richard Storming e l’agente Stuart Grogan del New Scotland Yard, non sono in grado di trovare una pista con cui rintracciarlo di nuovo e metterlo finalmente dietro le sbarre.

Ha ucciso cinque persone con diversi modus operandi, scrivendo lettere sui loro corpi per comunicare un indirizzo e-mail con cui essere contattato. Il suo obbiettivo era punire chi non seguiva le restrizioni governative per impedire il diffondersi del coronavirus.

Zed non desidera che il mondo ritorni alla normalità poiché quest’ultimo non era migliore di quello pandemico in cui ormai viviamo. Ciò che voleva comunicare è che nella nuova normalità sta prendendo piede una nuova tipologia di criminalità, la quale necessita di una nuova giustizia per essere fermata.

Richard sta ormai lavorando da casa, per problemi di salute, ed è convinto che il serial killer sia fermo poiché ha intenzione di ritornare in grande stile, come la prima volta.

Stuart lavora dunque da solo al dipartimento, cercando di trovare, nei crimini e negli omicidi quotidiani che si verificano a Londra, degli indizi che smascherino la presenza celata e lo zampino di Zed Unknown.

Il serial killer sta comunque per rientrare in scena sul serio e lo farà il giorno in cui Sarah, la nipote di Stuart, parteciperà ad una manifestazione BLM insieme alla sua migliore amica.

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Incipit di Haters

haters pasquale scalpellino

Primo capitolo di Haters

Immaginate un bambino goffo e impacciato che non riesce ad eccellere in alcuno sport o in alcuna altra attività scolastica.

Immaginate la sua rabbia, il suo odio e la sua voglia di vendetta che inizialmente vengono scagliati contro gli altri e la loro bravura, per poi tornare indietro con effetto boomerang su di lui e sulla sua incompetenza.

Immaginate la frustrazione e la voglia di riscatto che conducono questo ragazzino a migliorare e migliorare e ancora migliorare, per ottenere quel controllo assoluto sui movimenti e sulle abilità ginniche di cui non ha mai assaporato l’essenza.

Ora proiettatevi nella sua adolescenza e nella prospettiva di scelta scolastica che lo pone dinanzi ad un indirizzo informatico, dove avrebbe a che fare con software, computer e codici, la cui precisione e la cui perfezione potrebbero assumere le fattezze di un ulteriore tipo di controllo assoluto.

La tecnologia non è intelligente, ma è perfetta e infallibile se la si adopera nel migliore dei modi.

Immaginate il talento di questo ormai provetto studente e il controllo e le capacità informatiche che ne conseguono.

È bravissimo, la lezione di vita che ha imparato da bambino e lo sforzo che ha impiegato per apprenderla lo portano subito ad ottenere dei risultati fenomenali.

Nel mondo si sviluppano i social network.

La tecnologia moderna invade l’intero pianeta.

Lui giunge all’università e il suo desiderio di controllo accresce, mentre la sua perfezione nella materia informatica lo fa diventare un hacker.

Scopre il deepweb.

Osserva il mondo intorno a sé diversamente.

Vede la superficialità della gente su ognuno dei social di maggior presa.

Nota il cambio di priorità della vita umana e delle società nella quotidianità di tutti.

Ne segue le mode dall’esterno, solo per raccogliere data.

Arrivano gli smartphone e le app, i quali facilitano questo processo.

Poi si accorge che in ogni angolo del web, quello alla luce del sole, accessibile a tutti, ci sono haters e persone che provano e infliggono odio gratuito.

Immaginate come potrebbe reagire dopo quello che ha subito e provato quand’era un bambino e che si porta ancora dietro, adesso che possiede queste competenze da hacker e ha assunto un controllo quasi assoluto sulla tecnologia e l’utilizzo di ogni forma della sua rete.

Avete focalizzato tutto ciò? Avete ben chiaro questo contesto?

Beh, io ero quel bambino e voglio raccontare quello che feci.

Per ovvie ragioni non potrò citare geograficamente luoghi, città e vie e per altrettanti motivi alcuni individui possiederanno soltanto un nome, mentre altri neanche quello.

Sono un hacker e le mie mani sono sporche del sangue di centinaia di esseri umani, ma il mio modo di uccidere non mi coinvolge in modo diretto e questa storia non metterà in pericolo la mia libertà, per questo la voglio raccontare.

Dopo il mio miglioramento fisico da bambino, i miei studi informatici alle superiori e l’essere diventato un hacker all’università, decisi di assumere il controllo degli esseri umani e per farlo sfruttai le mie doti, facendo leva sulle emozioni negative delle mie vittime, cosicché commettessero reati al posto mio senza coinvolgermi.

Scelsi sette persone da plagiare in modo indiretto per condurle a commettere omicidi. Scelsi sette individui da trasformare in leoni da tastiera in grado di tradurre il proprio astio virtuale in qualcosa di reale, traducibile in crimini veri e propri.

In pratica instillai odio per manipolare la morte.

Io creai degli haters che uccisero persone per me, ma lasciate che mi spieghi meglio.

Questo era in pratica il mio piano.

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Haters di Pasquale Scalpellino

haters pasquale scalpellino

Haters

Immaginate un bambino goffo e impacciato che non riesce ad eccellere in alcuno sport o in alcuna altra attività scolastica.

Immaginate la sua rabbia, il suo odio e la sua voglia di vendetta che inizialmente vengono scagliati contro gli altri e la loro bravura, per poi tornare indietro con effetto boomerang su di lui e sulla sua incompetenza.

Immaginate la frustrazione e la voglia di riscatto che conducono questo ragazzino a migliorare e migliorare e ancora migliorare, per ottenere quel controllo assoluto sui movimenti e sulle abilità ginniche di cui non ha mai assaporato l’essenza.

Ora proiettatevi nella sua adolescenza e nella prospettiva di scelta scolastica che lo pone dinanzi ad un indirizzo informatico, dove avrebbe a che fare con software, computer e codici, la cui precisione e la cui perfezione potrebbero assumere le fattezze di un ulteriore tipo di controllo assoluto.

Nel mondo si sviluppano i social network.

La tecnologia moderna invade l’intero pianeta.

Lui giunge all’università e il suo desiderio di controllo accresce, mentre la sua perfezione nella materia informatica lo fa diventare un hacker.

Scopre il deepweb.

Osserva il mondo intorno a sé diversamente.

Vede la superficialità della gente su ognuno dei social di maggior presa.

Nota il cambio di priorità della vita umana e delle società nella quotidianità di tutti.
Ne segue le mode dall’esterno, solo per raccogliere data.

Arrivano gli smartphone e le app, i quali facilitano questo processo.

Poi si accorge che in ogni angolo del web, quello alla luce del sole, accessibile a tutti, ci sono haters e persone che provano e infliggono odio gratuito.

Immaginate come potrebbe reagire dopo quello che ha subito e provato quand’era un bambino e che si porta ancora dietro, adesso che possiede queste competenze da hacker e ha assunto un controllo quasi assoluto sulla tecnologia e l’utilizzo di ogni forma della sua rete.

Avete focalizzato tutto ciò? Avete ben chiaro questo contesto?

Beh, io ero quel bambino e voglio raccontare quello che feci.

Per ovvie ragioni non potrò citare geograficamente luoghi, città e vie e per altrettanti motivi alcuni individui possiederanno soltanto un nome, mentre altri neanche quello.

Sono un hacker e le mie mani sono sporche del sangue di centinaia di esseri umani, ma il mio modo di uccidere non mi coinvolge in modo diretto e questa storia non metterà in pericolo la mia libertà, per questo la voglio raccontare.

Scelsi sette persone da plagiare in modo indiretto per condurle a commettere omicidi. Scelsi sette individui da trasformare in leoni da tastiera in grado di tradurre il proprio astio virtuale in qualcosa di reale, traducibile in crimini veri e propri.
In pratica instillai odio per manipolare la morte.

Io creai degli haters che uccisero persone per me, ma lasciate che mi spieghi meglio.
Questo era in pratica il mio piano.

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