Lupi: Una passeggiata nel buio di Rafael Spike

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Lupi: Una passeggiata nel buio

Scese le scale del condominio senza incontrare nessuno. I marmi grigi erano umidi e scivolosi e le porte nere degli appartamenti erano silenziose come se fosse l’unico a vivere nel palazzo.
Non era notte fonda, erano appena le 7.

Giù al cancello d’ingresso, la saracinesca del portiere era chiusa. Quell’uomo andava in vacanza per due settimane nel periodo natalizio e non aveva mancato di farlo nell’anno della pandemia. Era da un po’ infatti che non lo vedeva.

Aprì il portone di metallo tutto agghindato e uscì sul marciapiede che aveva battuto qualche ora prima. L’insegna verde del supermercato brillava come un sole artificiale. Emanava addirittura calore in quei venticinque metri di distanza.

Non c’era nessuno però al suo interno, neanche il personale, ma le serrande non erano chiuse. Quel posto le appannava solo per due ore notturne durante la giornata.

Nella via dove or ora i lampioni comunali si stavano svegliando, la desolazione era la medesima.

Faceva più freddo di quanto immaginasse e di quanto facesse prima.
Tirò su il bavero del giubbotto di lana, nonostante lo scaldacollo fosse di ottima fattura. Soffiò aria calda sulle mani in lattice che non poteva di certo strofinare.

Perché sei uscito?

Iniziò a camminare verso sinistra, restando sul marciapiede quasi congelato, rabbrividendo in modo strano. Non era la temperatura bassa a scatenargli quel tremore.

È l’ansia infatti.

Non è ansia.

Che ansia?

Di che stai parlando?

Un cane abbaiò lontano, ma nessuno gli disse di tacere. Un profumo di immondizia lo raggiunse da un contenitore ricolmo. Tra le buste nere qualcosa si muoveva.

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Lupi: La grande paura di Rafael Spike

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Lupi: La grande paura

In giardino non ho mai installato luci, perché a dir la verità adoro guardare le stelle mentre mi sballo, lasciandomi abbracciare dal colore della notte e dalla benevolenza delle tenebre. Tutti amano la luce e io credo che sia così perché non hanno mai provato la necessità di doversi nascondere. Quando assapori quella, nell’oscurità trovi sempre conforto.

Mi sono seduto sul praticello, posacenere in una mano, accendino nell’altra e spinello tra le labbra.

A sinistra avevo l’albero di limoni, a destra il muro di mattoni condominiale. Sulla mia testa le stelle erano bottoni argentati su un manto blu scuro, dove la luna rappresentava una medaglia astrale appuntata sul cuore. Non faceva freddo e mi rilassavo ancora prima di accendere il mio bastoncino di relax.

Ho fissato le finestre e i balconi che mi circondavano e mi sovrastavano e stranamente li ho trovati tutti spenti. Nessun notturno come me era sveglio di mercoledì.

Ho dato vita alla fiamma e ho lasciato i miei polmoni inaridirsi di sballo. La luce rossa da cui fuoriusciva il fumo era l’unica luminosità nelle mie vicinanze. Il mio cervello si è alleggerito di colpo, perché erano giorni che non me ne rollavo una, ed è stato in quel momento che il film è partito.

Ho sentito un rumore provenire dal tronco dell’albero a pochi metri da me. Mi sono girato di scatto, tenendo a stento ferma la mia testa. La paura mi ha colto alla sprovvista perché quel colpo è stato molto forte. Mi sono spaventato e, dato che nulla si palesava, ho iniziato a viaggiare.

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Naturalia: Lo strano cliente di Laurel Wilson

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Naturalia: Lo strano cliente

Due nuovi tentacoli lisci e trasparenti emersero dalla tunica strisciando e si allungarono verso la sacca, aprendola e riversando il contenuto sul bancone di carta impermeabile. Una decina di gemme rosa e rosse ottagonali con punta acuminata fecero capolino, brillando di luce naturale e di un riverbero di chiarore magico.
Tab non aveva mai visto nulla del genere e ne restò tacitamente affascinato e impressionato, seppure la sua percezione intuitiva continuasse a suggerirgli il fatto che fosse merce che scottava.
“Lo scambio si farà, nessuno qui vuole fregarti. Se malauguratamente l’affare dovesse saltare, potrai tenerti la metà di queste e nessuno si offenderà né farà problemi a te o al popolo nei dintorni”.
Le ali del calabrone gigante si abbassarono e una si allungò per afferrare una gemma, mentre i tentacoli si ritiravano. Attraverso l’arco d’ingresso, i Nuovi del villaggio del Primo Nord avevano iniziato le proprie mansioni e attività quotidiane, passando indaffarati e cheti lungo i sentieri naturali della Landa. Tab sperava che nessuno entrasse proprio in quel momento, altrimenti l’emporio sarebbe stato compromesso.
L’ala anteriore destra dell’insetto prese una gemma rosa e le antenne percepirono al suo interno una strana e ignota forza. Non aveva conoscenze o competenze magiche, ma sapeva che le loro proprietà potevano essere molto importanti. Forse era un affare che non doveva lasciarsi sfuggire. Era bravo a nascondere le cose e se lo avesse fatto, almeno metà di esse sarebbero state sue. Questo trasformava lo scambio in qualcosa di vantaggioso.

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Naturalia: Gli alberi a rischio di Laurel Wilson

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Naturalia: Gli alberi a rischio

La corsa dell’insetto rosso si arrestò ad un certo punto, quando all’ombra di una betulla bianchissima e vecchia l’esserino si posò su un ramoscello, alla cui sommità una gocciolina rinfrescante di rugiada attendeva di essere bevuta. Sostò per riposo e ristoro, leccò il liquido, distese le proprie ali brillanti e curvò a scatti in più direzioni il corpo allungato, per contrarre la struttura del suo esoscheletro.
Se avesse saputo che quella sarebbe stata la sua ultima degustazione, probabilmente avrebbe scelto qualcosa di più dolce o di più abbondante, ma a Naturalia erano solo in quattro gli esseri in grado di intuire e predire in maniera accurata il futuro e nessuno viveva nelle Terre del Sud, ma soprattutto nessuno di essi era parte della famiglia delle libellule.
Effettivamente provò a volare via, ma l’animale che si catapultò nella sua direzione era come un masso gigantesco che rotolava giù a tutta velocità da una montagna. Difatti la schiacciò senza rendersene conto insieme ad un cespuglio nelle vicinanze, prima di spalancare due fauci immense e addentare con mandibola d’acciaio il tronco bianco della betulla.
Il rumore esplosivo del legno che si spezzava rimbombò per tutta la foresta, producendo una dispersione di schegge di varie dimensioni, anche se fu il fuggi fuggi di centinaia di animali ad essere preoccupante. Rane, pesci, crostacei, molluschi e rettili partirono a razzo all’interno del fiume salato, risalendo la corrente per puntare verso il bacino marino. Gli uccelli insieme ad altri abitanti degli alberi fecero lo stesso, come anche gli insetti e i mammiferi di terra. Quel colosso peloso di oltre quattro metri e con sei zampe mastodontiche riuscì a serrare la mascella, tranciando dunque metà della betulla, la cui fine si tramutò in un lento precipitare plateale.

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