La sorpresa nel Pandemismo

La sorpresa della Pandemia

Sembra sciocco o sembra quantomeno una sottovalutazione semantica che io indichi l’avvento della pandemia come una sorpresa, anziché un cataclisma, una catastrofe o un violentissimo fulmine a ciel sereno che ci ha mirato, colpito e affondato. Eppure, dopo la scrittura e la pubblicazione di Zero negativo, in cui ho cercato di sondare tratti della quotidianità inglese più comune, seguendo l’easing delle misure più proibitive del lockdown, e tratti comunque della possibile nuova caccia all’uomo che la polizia potrebbe affrontare in futuro, poiché inevitabilmente si riverserà nelle società una nuova forma di criminalità, con nuove motivazioni, nuove isterie e nuovi obbiettivi e vendette da perpetrare, oltre che nuove forme di reati, crimini e infrazioni della legge, la sorpresa è un dettaglio che sento di non dover prendere sotto gamba e di non poter tralasciare in alcun modo. Ma con questo cosa intendo?

Cosa significa la sorpresa della Pandemia?

Senza eliminare quello che purtroppo è il comune contesto d’ansia e paura che in maggioranza abbiamo vissuto, in diverse forme di intensità, la sorpresa è uno degli elementi di avvento utilizzati dall’ente della pandemia per far breccia nel nostro cervello, nella nostra vita e nella percezione che avevamo di essa.

Parlando per noi europei, quando inizialmente a gennaio giunsero le prime notizie e i primi allarmi del novello coronavirus che si stava diffondendo in Cina, tutti fummo colti da una strana forma di sorpresa, quella tipologia che ti conduce a credere latentemente ad una cosa poiché impossibile il suo verificarsi sotto vari aspetti.

La Cina era diventata nel nostro immaginario improvvisamente un paese così lontano, eppure non lo era mai stata fino al giorno prima, con i social, la globalizzazione, i prodotti made in china e i viaggi last minute internazionali. Essendo dunque lontana, preoccuparsi per i suoi problemi era inutile, una perdita di tempo, anzi eravamo negazionisti in merito o addirittura ci aspettavamo già che succedesse una cosa simile a loro, visti la densità di popolazione ingestibile e il poco rigoroso schema di norme igieniche e controlli in tal senso.

Non era vero il coronavirus e quindi non sarebbe arrivata da noi quella malattia.

Se lo meritavano e quindi noi eravamo esenti dall’esserne colpiti.

Era distante la nazione e la distanza protegge dalle malattie oltre che logorare gli amori.

Ma poi, tirando le somme, la pandemia fu dichiarata. Ognuno degli stati europei a partire dall’Italia e dalla Spagna cominciarono ad avere i primi contagiati e poi la situazione degenerò in quella che stiamo vivendo ancora oggi.

Sarà stato un cataclisma, ma ci ha colpito come una sorpresa poiché nessuno di noi se lo aspettava neanche lontanamente in queste modalità, sebbene le basi ci fossero tutte.

Essere sorpresi

La pandemia ci ha travolto qualche mese dopo aver sentito parlare del coronavirus in Cina. Nonostante quindi sapessimo dei problemi dello stato cinese e nonostante ci fossero degli allarmi chiari, siamo rimasti sorpresi dal fatto di essere coinvolti in una pandemia, come se questo non potesse essere possibile, difatti qualcuno ancora oggi non riesce ad accettarlo.

Avevamo un mondo pieno di problemi, ma era libero da pericoli che non fossero legati all’essere umano stesso rivolto contro i suoi simili. Non avevamo un predatore grosso quanto un atomo a sconvolgere la realtà, a separarci dagli altri, a far crollare la borsa conducendo le aziende e i governi al fallimento.

Avevamo il cambiamento climatico, i problemi della plastica, miliardi di altre malattie, l’inquinamento dell’aria e centomila altri problemi, ma per noi cittadini medi di paesi sviluppati o supersviluppati erano questioni lontane come all’inizio il coronavirus. Vivevamo tranquilli e liberi come se non potessero mai colpirci quelle situazioni, difatti non lo hanno fatto, ci ha pensato un virus dilagato da un paese lontano che con grande sorpresa ha messo il mondo intero in ginocchio.

Gli scienziati e gli studiosi erano in contrasto su quanto il mondo potesse ancora resistere con il nostro supercapitalismo, il nostro superconsumismo e il nostro ultrainquinamento, e le statistiche oscillavano tra i 5 e i 50 anni prima dell’estinzione del genere umano e della natura, senza mai essere d’accordo da quale giorno si dovesse iniziare a contare. Lo sapevamo tutti, eppure quando questa fine ha cominciato a giungere con il coronavirus (perché come dicono alcuni professori di Oxford è probabilmente solo la prima delle innumerevoli pandemie che ci aspettano in futuro) è stata una sorpresa, come se ce ne fossimo improvvisamente dimenticati, perché in fondo sapevamo del declino imminente ma non eravamo in grado di capire in che forma dovesse arrivare e soprattutto quando.

Un virus invisibile e poco assassino era la cosa che meno ci aspettavamo, difatti è stata una sorpresa assoluta. A metà del 2019 nessuno avrebbe mai scommesso che nel giro di alcuni mesi la situazione si sarebbe ribaltata in tal modo e il mondo sarebbe evoluto in questa nuova normalità.

Nessuno ci avrebbe creduto neanche se fossimo tornati indietro nel tempo per avvisare noi stessi, per questo la sorpresa è un elemento narrativo imprescindibile per le opere del movimento del Pandemismo.

Siamo rimasti tutti sorpresi, c’è poco da dire.

Combattiamo nella realtà di oggi per riportare quella di un tempo, anziché svilupparne una nuova e più salutare, quindi non abbiamo fatto neanche inversione di marcia circa l’inquinamento e la distruzione della terra.

Eppure, posso già dirvi, perché ne scriverò sicuramente nei prossimi mesi, che resteremo sorpresi quando il declino già in corso ci colpirà con qualche nuovo altro fulmine, sebbene ormai ce li dovremmo aspettare.

Specificazione finale: Zero negativo è il primo di un ciclo di romanzi crime che indagherà sugli aspetti delle indagini di polizia nel periodo della pandemia. Il tema della sorpresa, in un contesto narrativo e metaforico, sarà invece affrontato da me nel secondo volume di una serie di romanzi esistenzialisti e di critica che saranno pubblicati in questi ultimi mesi del 2020. Il primo vedrà la luce in questo settembre appena iniziato, il secondo, quello che tratterà appunto il tema della sorpresa in Pandemia, sarà probabilmente pubblicato ad Ottobre.

Diversi punti di vista nel Pandemismo

Una pandemia multietnica

Il movimento del Pandemismo sta ormai spaziando fra tantissime tematiche e generi, investigando molti aspetti della nuova normalità della nostra realtà, grazie a me e ai validi autori che finora hanno aderito al progetto, portando con sé la propria inventiva, le proprie idee e la propria penna. Ma questo è possibile anche grazie al mondo che continua a resistere e andare avanti in questa brutta situazione e grazie a tanti altri scrittori che in qualche modo, anche inconsapevolmente, già iniziano a contribuire al consolidamento di questa corrente, che io e i miei collaboratori cerchiamo di delineare giorno per giorno.

Anche gli articoli vedono man mano la luce, dopo ovviamente attente riflessioni e ponderate considerazioni, discusse tra noi aderenti al movimento e successive (si capisce) alle analisi delle opere già pubblicate e quelle che sono attualmente in revisione. Abbiamo discusso di categorie nuove di personaggi letterari e delle svariate tipologie di personalità consequenziali, dettate dall’ansia generale (ma anche dalla mancanza di paura) che è un po’ un tratto comune per tutti. E tuttavia abbiamo ancora un mondo da sviscerare in tal senso, psicologicamente parlando, a cui aggiungeremo qualcosa nei prossimi giorni.

Oggi però volevamo mettere in campo una questione che potrebbe apparire delicata, ma che in realtà è sia di vitale importanza che estremamente potente nel doversi mettere in gioco. Parliamo della questione multietnica nella pandemia.

Etnie diverse nella pandemia europea

All’interno dei generi, dei racconti e dei romanzi brevi finora trattati, al di là delle varie differenze di stile e decisioni, io e gli altri autori abbiamo fondamentalmente inserito un contesto pandemico, osservato, vissuto e compreso fondamentalmente dalla Pandemia Europea. Senza scendere nei particolari dei testi, ciò a cui noi ci siamo ispirati, escludendo le notizie dei media internazionali, è la pandemia che abbiamo vissuto e che abbiamo potuto sperimentare sulla pelle in primo piano o al massimo per un raccontato a noi prossimo.

I quattro autori che fanno parte del movimento del Pandemismo vivono tutti attualmente in Italia e di conseguenza le loro opere rispecchiamo il contesto sia politico che sociale e psicologico dell’Italia stessa, in un quadro più ampio che è quello europeo e dell’Unione Europea. Parlando per me stesso, la focalizzazione è leggermente diversa poiché vivendo a Londra scrivo e racconto di ciò di cui ho esperienza, ovvero il contesto della capitale inglese e il disegno della gestione politica del Regno Unito, un Regno Unito che dell’UE non fa più parte.

Già confrontando le opere tra noi, è possibile notare diversi tipi di quarantene e lockdown, diverse influenze politiche, diversi messaggi mediatici, diversi modi di vivere e affrontare la pandemia, addirittura nel crederle di base. Tutto ciò è meraviglioso, letterariamente parlando, ma potrebbe espandersi in maniera esponenziale, se sociologicamente si producessero opere di autori di diversa nazionalità e quindi di etnie diverse, costretti a vivere la pandemia europea.

Potremmo parlare delle differenze tra un italiano a Londra e un’altra persona di qualsiasi altra nazionalità nella capitale inglese, considerando anche il contesto di sfruttamenti e mancata equità venuti a galla proprio grazie alla pandemia. Lo stesso si potrebbe fare nel contesto italiano, con persone di altro colore della pelle o di gender discriminato, che affrontano la pandemia italiana. Il discorso è delicato se lo si vuole osservare con malizia, ma in realtà rappresenta un tassello sociologico importantissimo per il movimento del Pandemismo, il che potrebbe aiutare anche le minoranze a farsi sentire e portare agli occhi di chi non se n’è ancora reso conto, le difficoltà che esse vivono. Soprattutto in Pandemia.

Etnie diverse per Pandemie diverse

Il discorso si può ovviamente ampliare e mi duole dirlo che bisogna decisamente farlo. Seguendo tutti noi i giornali costantemente, così da restare sempre aggiornati sulle nuove norme, sulle nuove regole e sui nuovi sviluppi politici, economici e sociali, abbiamo potuto dare uno sguardo non solo ai casi e alle morti delle nazioni che non sono l’Italia e il Regno Unito (quelle che ci toccano in prima istanza per intenderci), ma anche alle decisioni politiche, alle gestioni nazionali, alle norme, ai messaggi, alle proteste, agli eventi ulteriori, ai problemi e a tutta una infinita sfilza di dettagli molto interessanti, da un punto di vista letterario.

Ora, se il punto di vista multietnico in un contesto inglese e uno italiano potrebbe essere interessante e di vitale importanza per poter delineare un’impronta sociologica del nostro movimento, altresì potrebbe esserlo il più semplice resoconto letterario di opere provenienti da altre nazioni. Per questo noi speriamo con tutto il cuore che gli aderenti al nostro movimento crescano in modo esponenziale, poiché inserire in questo discorso un’opera scritta durante la quarantena nelle Filippine, una attuale del Messico, un’altra ancora dalla tragica situazione indiana, potrebbe essere uno spaccato internazionale di quelli che sono tutti gli aspetti della Pandemia visti e vissuti dai paesi e dai popoli di tutto il mondo.

Avrebbe un valore inestimabile.

Siamo fiduciosi che ci riusciremo.

L’ansia nel Pandemismo

L’animo inquieto

Penso decisamente che l’irrequietezza dell’animo, la mancanza di tranquillità e comunque l’incertezza in generale, circa anche il più piccolo degli aspetti della vita, siano state caratteristiche comuni a tutte le persone che hanno vissuto e stanno vivendo questo 2020. E ovviamente con esse pure la relativa quarantena dovuta alla pandemia.

Di punto in bianco tutti i nostri animi sono divenuti inquieti all’inizio di quest’anno, poiché quell’annuncio fatto all’improvviso, che però aveva valore globale, metteva in gioco un problema e una paura che tutti dovevamo condividere e affrontare, nessuno escluso. Diciamoci la verità, tenendo anche conto del fatto che siamo ancora in piena pandemia a quasi otto mesi dalla resa pubblica della minaccia, l’inquietudine ha colpito tutti quanti chi più chi meno e con essa l’ansia e tutto ciò che ne concerne.

L’ansia in pandemia

L’ansia e tutti i suoi effetti sono stati effettivamente incontrollabili durante la pandemia. Il mondo si è fermato, l’economia si è fermata, la società si è fermata, persino la scuola, gli aerei, i mezzi pubblici e quasi pure gli ospedali si sono fermati. Il terrore del contagio, la tristezza nell’osservare il conteggio dei nuovi infettati e quello dei morti ci hanno travolto con tutta la loro inaudita violenza.

L’ansia è stata un po’ inevitabile per tutti poiché ci ha abbracciato da più fronti.

Restare in casa per essere al sicuro ci ha donato l’ansia per il mondo esterno, l’ansia circa gli altri, l’ansia di mettere piede fuori dalla propria dimora.

La crisi economica ci ha regalato l’ansia di perdere il lavoro subito o poco dopo, di perdere la propria attività, di perdere il futuro e di non avere la possibilità di iniziarlo, ultimarlo e completarlo questo futuro che sembra svanire.

Il sovraffollamento ospedaliero ci ha fatto temere di non poter essere curati neanche per altre malattie, oltre a quella che ci minaccia con più forza.

La classe politica sommersa dai problemi ci ha dato quel tipo di ansia d’abbandono, come se non potessero aiutarci tutti.

Il non poter più viaggiare ci ha sussurrato all’orecchio l’ansia di essere rinchiusi per sempre.

L’essere uno dei lavoratori essenziali invece ci ha passato quella di essere costretti a stare fuori, dove c’è il pericolo, come se fossimo sacrificabili rispetto a quelli bloccati comodamente a casa.

Essere separati da amici, parenti e fidanzate ci ha dato l’ansia di non poterli vedere mai più.

Non poter uscire ci ha iniettato l’ansia dell’inazione che ci ha fatto perdere il sonno o l’ha comunque trasformato in incubi notturni e ci ha fatto sfogare la voglia di attività in due modi, scissi tra l’inerzia totale e annoiata e il desiderio di mangiare bene e godersi gli hobby, come se fossero le ultime cose belle, prima di vedere la fine del mondo.

I media, i comunicati politici e le fake news, condite di complottismi, ci hanno appoggiato addosso l’ansia di non poter mai riuscire a capire e comprendere la realtà e quella di vedere la fine dei giorni in ogni minimo nuovo evento fuori dal comune.

La società ferma e il mondo naturale e animale che hanno tirato un sospiro di sollievo per questo ci hanno donato la considerevole ansia che forse è stata tutta colpa nostra, poiché in fin dei conti il mondo di prima era decisamente sbagliato.

Il restare soli ci ha regalato l’ansia di capire che forse attraverso i social non conoscevamo neanche gli altri, oltre noi stessi.

Con questa nuova situazione mondiale, sono venuti a mancare in pratica tutti gli aspetti della nostra vita e dello stile con cui la vivevamo, dunque siamo stati travolti dall’ansia circa ognuno degli aspetti.

Probabilmente anche se il virus sparisse, il mondo non potrebbe tornare come prima per quante riflessioni e incertezze ci abbiano scosso a causa di quest’ansia.

Era tutto sbagliato prima e sarebbe un errore ricrearlo simile.

L’ansia nei personaggi del Pandemismo

La lista e gli esempi dell’ansia da pandemia che ho elencato nel paragrafo precedente sono ovviamente solo una piccola parte di quella che psicologicamente è l’ansia della collettività e dell’individuo, ma è un ottimo terreno di partenza per poter sviluppare i personaggi tipici sia piatti che a tutto tondo da poter inserire nelle opere del Pandemismo.

Raccontare una storia, scrivere un racconto o un romanzo all’epoca di questa pandemia non è di certo semplice, ma il movimento del Pandemismo sta appunto creando delle basi per aiutare gli autori interessati, quelli futuri e gli studiosi a farlo e capirlo.

Qualsiasi sia la prossima narrazione nello stile del Pandemismo, di qualsiasi genere letterario si tratti, non potrà avere dei personaggi credibili se in essi non ci fossero alcune delle sfumature dell’ansia che purtroppo tutti in qualche modo abbiamo vissuto.

Addirittura un personaggio interessante potrebbe essere quello immune ad ognuna di queste ansie, poiché in pace con sé stesso e con la fine ancora apparente del mondo moderno pre-pandemico, o poiché indifferente alle paure comuni del cittadino medio.