
Sangue e cemento
Il cemento per l’umanità.
Il sangue per la spiritualità.
E parti del corpo come organi e ossa per l’individualità.
Giovanni Saviona è un muratore esperto e ha intenzione di portare il suo hobby per la scultura verso un livello superiore, adesso che il suo piano – il suo progetto divino – è finalmente delineato del tutto, con tanto di palazzo abbandonato in cui poterlo svolgere senza alcun disturbo.
Il tatuaggio con la scritta Tormento che ha dietro al collo è il medesimo che il suo martello da carpentiere ha inciso sul manico di legno. Loro due sono amici inseparabili, lo sono sempre stati.
John, nome con cui amava chiamarlo sua moglie Suzanna, è dunque in cerca di vittime da uccidere con modalità precise, per poter prelevare sangue e parti dei loro corpi da centrifugare. Dovrà mischiare il tutto alla pasta cementizia, se vorrà ottenere un cemento color malva. L’obbiettivo è quello di scolpire grezzamente questi blocchi rosati per realizzare piccole statue.
Nello scantinato un uomo è appeso a testa in giù su ganci da macellaio, la sua gola è squarciata.
John vuole ricostruire il mondo. John vuole creare simboli per rendere la realtà un posto migliore. Purtroppo, a causa di ciò moltissima gente è destinata a morire, perché per ricostruire tutto il muratore dovrà prima abbattere ogni cosa a colpi di martello, innocenti compresi.