Il mondo nuovo: Fili bui di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Fili bui

Il Transteiner arrivò al portellone di uscita, un muro di metallo altissimo e indistruttibile dinanzi al quale il veicolo si arrestò, fu poggiato al suolo e rilasciato dalle braccia meccaniche. Sulla sinistra l’ennesimo strumento robotico si allungò, ma questa volta, invece di avere pinze o altro, l’estremità era rappresentata da una penna usb, che si infilò nell’apposito ingresso sullo sportello dell’abitacolo, scaricando al suo interno la destinazione da raggiungere. Quello era il cosiddetto timbro.
Dopo pochissimo, nell’angolo in basso a destra sul parabrezza, apparve la mappa della nazione con il punto esatto in cui doveva dirigersi e una voce elettronica salutò Cole, spiegandogli i dettagli della spedizione, gli ostacoli da aggirare e il clima che avrebbe incontrato. Niente di preoccupante, tutto sommato.
La soglia verso il mondo esterno si spalancò e un deserto buio e silenzioso, residuo logorato della vecchia civiltà ormai obsoleta e abbandonata, con qualche rogo qui e là, fu accessibile.
Avviò la macchina e cominciò ad avanzare su quella immensa distesa di ricordi infranti del mondo. Vecchie autostrade semicoperte dalla polvere si abbracciavano con i precipizi nati dalle cadute e dai crolli dei pilastri, che le sostenevano. Macerie erano i vecchi palazzi, immondizia e plastica erano invece la natura muschiosa che vi cresceva su. Nessun animale pascolava, ma scheletri impolverati erano ovunque come le carcasse delle antiche automobili, ammaccate dalle prime tormentose grandini di una decade antecedente. La luna non illuminava niente e neanche le stelle che coprivano il cielo aiutavano, per questo i veicoli avevano le mappe e la voce indicativa. Solo i fari degli abitacoli e i roghi squarciavano l’oscurità, ma era comunque uno squarcio infinitesimale.

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Il mondo nuovo: WT50 di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: WT50

“Tom Silverspring”, disse con tono di voce colloquiale e il pannello a lato di quell’indistruttibile soglia si attivò, come per mandargli il buongiorno avendo riconosciuto il suo timbro.
Digitò i numeri di sblocco, posizionò entrambe le mani sulla parte di vetro per la lettura impronte e, una volta confermate queste, inserì la lingua nella fessura che apparve di fianco al tastierino, nell’esatto punto in cui aveva scansionato il pollice destro. Convalidata la sua identità, la porta finalmente si aprì, dandogli accesso al secondo corridoio di uscita, lungo sei metri e con arcate metalliche ogni due.
“Quest’oggi ti aspettano molti lavori interessanti, Tom, che aiuteranno la nostra nazione e il suo popolo a sfamarsi nel migliore dei modi. Non dimenticare di restare fermo ad ogni controllo e di scegliere di indossare l’equipaggiamento giusto che ti sarà comunicato. Le infrazioni non sono permesse”.
La voce terminò la propria prima comunicazione di routine preimpostata e lui poté dunque muoversi in avanti in quello stanzone allungato, posizionandosi sotto il primo arco di metallo, quello con gli erogatori…

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