Amsterdam di Pasquale Scalpellino

Amsterdam di Pasquale Scalpellino

Amsterdam

Un uomo fugge da una situazione di cui potrebbe pentirsi, quando i passeggeri che viaggiano sul suo stesso treno iniziano a comportarsi in maniera anomala.

Sei amici sono in vacanza ad Amsterdam per festeggiare il conseguimento della laurea, ma uno di essi, durante la prima serata di baldoria, viene sommerso da emozioni negative fino a viverne alcune che non credeva potessero esistere.

Una sommozzatrice che lavora per la polizia ripesca due cadaveri da un canale, il cui stato di conservazione è inspiegabile, poiché privo di qualsivoglia traccia di rigor mortis e di gonfiore dovuto all’essere stati immersi.

Un ragazzo che vive solo e lavora in una macelleria della capitale possiede una strana abitudine, la quale ogni ora o due lo costringe a disattivarsi per dieci minuti esatti.

Queste sono solo alcune delle vicende contenute in questa raccolta di 7 racconti horror, il cui nome è legato alla città che ha ispirato l’autore e i cui contenuti saranno ambientati nei quartieri di questa capitale, mescolando tradizioni olandesi moderne a quelle del passato, mostrando inoltre la città sia dall’interno che dall’occhio esterno del turista.

Amsterdam è dunque il terzo volume di Horror Souls, una collana che darà la luce a simili raccolte autoconclusive di racconti horror che cambieranno in base all’anima spaventosa della città che cercheranno di descrivere e mostrare.

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Lupi di Rafael Spike

Lupi Rafael spike

Lupi

Homo Homini Lupus.

L’uomo è lupo dell’uomo poiché, in uno stato di natura senza leggi, sarebbe mosso soltanto da istinto di sopravvivenza e sopraffazione verso gli altri, un puro egoismo nel raggiungimento dei propri desideri anche se questo dovesse causare danni ai suoi simili.

Da quando la pandemia ha colpito l’umanità nel 2020, questo concetto di Thomas Hobbes ha raggiunto forse il suo apice massimo, mostrando che, anche in uno stato di difficoltà globale come quello che stiamo vivendo, tale legge di natura è sempre valida.

Lupi è la prima raccolta di racconti horror ufficiale di Rafael Spike, il quale ha voluto sottolineare questo pensiero attraverso la narrazione di dodici storie terrificanti che indagano la violenza, la paura e le reazioni umane esagerate all’interno della pandemia. Non mancano di essere toccati temi come l’ansia, la depressione, la violenza sulle donne e la paura del futuro, i quali vengono tradotti in chiave letteraria con l’utilizzo di figure come fantasmi, demoni, serial killer, stalker, stupratori e visioni distorte della realtà.

I protagonisti e gli antagonisti di queste storie sono i lupi del mondo pre-pandemico, i quali, bloccati adesso in lockdown, distanziamento sociale, quarantene e mascherine, non fanno altro che accrescere la loro essenza trasformandosi in esseri ancor più malvagi.

L’horror ha bisogno di essere reinventato in nuove figure umane e spauracchi demoniaci legati alla nuova normalità, alle sue nuove ansie, ai suoi nuovi terrori e ai suoi nuovi problemi e crimini, e Rafael Spike con questa raccolta ha cercato di perseguire proprio questo obbiettivo.

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Paure dell’uomo: Il fantasma della cantina di Pasquale Scalpellino

Paure dell’uomo: Il fantasma della cantina

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Dopo la morte di mio padre, nessuno della nostra famiglia mise più piede giù in cantina. 

Il mio vecchio era quello che riparava tutto in casa, quello che pitturava, quello che si occupava di tutte le manutenzioni. Conservava i suoi attrezzi in cantina, di conseguenza quello era un luogo che raramente qualcun altro visitava. 

Una volta che l’infarto lo aveva stroncato nel sonno senza una ragione plausibile, la cantina era diventata semplicemente una porta che nessuno voleva aprire. Se c’erano delle riparazioni da fare, io, mia madre e mio fratello maggiore chiamavamo gli esperti del settore.

Un giorno però, trovatomi da solo a casa dopo la scuola, sentii un forte rumore provenire dal pavimento, come se qualcosa fosse caduto provocando un grosso tonfo. Pensai a qualche topo o a qualche altro animale che, bazzicando la cantina, aveva fatto cadere un oggetto, per cui decisi di andare a dare un’occhiata. Aprii la porta con cautela, venendo sopraffatto da una purulenta zaffata di aria stantia, che quasi mi fece lacrimare gli occhi. Non facevamo arieggiare quel posto da secoli.

Accesi la luce e pian piano cominciai a scendere i cigolanti gradini di legno. 

Lì per lì mi pietrificai e quasi mi misi a urlare, pensando che fosse un ladro, ma poi quell’ombra in fondo alla stanza mi disse di stare calmo. 

Afferrai la prima cosa che mi capitò a tiro, una chiave inglese, e gli intimai di non muoversi e di dirmi chi fosse e cosa ci facesse lì, nella mia casa. “Sono un fantasma, caro mio. Sono morto più di ottanta anni fa, non potresti farmi del male neanche se ci provassi. Quindi stai calmo, va tutto bene”. Lo fissai inorridito, mentre faceva dei piccoli passi verso di me. Eppure quelli non erano passi, non aveva i piedi. Svolazzava. Il suo mezzo busto superiore finiva all’altezza della cintola, poi c’era il vuoto. Stranamente non mi sentii più tanto spaventato, l’idea che fosse un fantasma e non un ladro mi acquietò in un certo senso.

“Co… co… cosa ci… fai qui?”.

“Mi suicidai parecchi anni fa, per solitudine. La mia grande nemica vinse e io mi impiccai qui sotto. Sono alla ricerca eterna dell’amicizia e dell’amore, le due acerrime rivali della mia carnefice”. “Mmm… mmm… ma hai mai… incon… trato… altre persone?”.

“Certo! Come no! In questi tantissimi anni, ho incontrato tantissime persone! Ho conosciuto quasi tutti gli inquilini di questa vecchia dimora”.

“Ness… uno… ti ha ai… ai… aiutato a trovare pace?”. “Soltanto uno, ma non ha funzionato”.

Lo fissai spaventato, il suo volto era triste. Un uomo sulla quarantina, calvo, dal colore cinereo e trasparente, degli occhi roventi e accesi. Fluttuava e mi guardava con serenità e tristezza.

“Siediti”, mi disse. “Voglio raccontarti la storia di chi mi ha aiutato, la storia dell’uomo a cui ho fermato il cuore per potergli permettere di essermi amico per sempre”.

Dietro di lui, in fondo alla stanza, intravidi il profilo di mio padre.

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