Incipit de Il principio dei sei

Sirio rossi il principio dei sei

Primo capitolo de Il principio dei sei

Un nome banale per un obbiettivo sovraumano. Una definizione in parte appariscente per qualcosa che aveva importanza solo per noi.

Dieci categorie.

Dieci persone per ognuna di esse.

Dieci metodi di scelta.

Il Progetto Universo.

Così cominciò e quel nome provvisorio non venne mai cambiato, perché la sua durata fu così breve che nessuno riuscì ad accorgersi della sua esistenza, prima che fosse già concluso e non servisse più, poiché evoluto in qualcosa di diverso.

Raggiunse molti obbiettivi, forse dieci. Di esso restarono la base e le scoperte, poi tutto cambiò e divenne altro e poi ancora altro e poi altro ancora.

Era il 2022 e io avevo 12 anni.

Fui scelto tra i cento di cui vi ho accennato, ma niente fu come mi avevano promesso.

O almeno lo fu soltanto al principio, ovvero prima che raggiungessimo alcuni dei traguardi iniziali.

Penso e parlo da solo.

Penso e parlo da solo.

Il fatto è che mi hanno sottovalutato, per questo non mi hanno ucciso.

Mi hanno detto che sarebbe stata una perdita di tempo, ma in realtà vogliono coprire la verità, ovvero che potrei tornare utile un giorno.

Vogliono che invecchi, che il mio cervello inizi a perdere colpi.

Mi hanno sottovalutato.

Mi temono e posso essere utile.

Sia per loro, sia per tutti i nemici che hanno.

Buon compleanno.

***

Quando si svegliò, aveva già gli occhi aperti e la cella era illuminata e fastidiosamente bianca, come ogni dannata volta in cui ritornava alla realtà.

Lo chiamavano Circolo44, il Cubo Bianco, e lui era consapevole di aver fatto parte del team di ricerca che aveva sviluppato la tecnologia, gli algoritmi e le AI, che avevano contribuito alla realizzazione di quel posto. Aveva il 5% di colpa, quindi un po’ se lo meritava, perché non avrebbe dovuto aiutare nessuno.

Sarebbero dovuti morire tutti.

E invece era lui ad essere imprigionato, da circa 20 anni, anche se quello era un numero immaginario che ripeteva a sé stesso, visto che i calendari e gli orologi non esistevano più e lui in realtà non sapeva da quanto fosse lì.

Si alzò dal materasso. Un portello bianco alla sua medesima altezza si aprì e lo trascinò dentro il muro, lasciandolo senza letto.

Sbuffò, aveva di nuovo sognato quella specie di monologo. Quei pensieri parlati e detti a sé stesso all’interno di un buio nero e grigio, dove sperava che qualcuno ascoltasse.

Quanto avrebbe voluto avere anche un solo essere umano a cui raccontare ogni cosa. Ci sarebbero voluti anni probabilmente per spiegare tutto, anche se fosse stata una persona intelligente e specializzata ad ascoltarlo.

Restò in piedi al centro della stanza.

Tutto era bianco intorno a lui, così bianco che le luci dell’illuminazione non si distinguevano dalle pareti, dal pavimento e dal soffitto. Era come trovarsi al centro del cuore svuotato di un cubo di polistirolo freddo. Non c’erano suoni, non c’erano comunicazioni. Solo silenziosi ordini che con mutismo si verificavano. Sentiva unicamente gli odori del proprio corpo lì dentro.

E continuava a sognare quel monologo buio e grigio, che diceva a sé stesso e che gli disturbava il sonno, poiché mai avrebbe potuto condividerlo con qualcuno. Esisteva anche la possibilità che questo ipotetico interlocutore non sarebbe stato in grado di comprendere alcunché.

Si sedette al centro della stanza.

Da un muro alla sua sinistra si aprirono tre varchi. Uno conteneva un tavolinetto con una sorta di lavandino, senza canale di scolo, tutto pieno di una gelatina bluastra. Era il suo pasto ricco di nutrienti, che avrebbe dovuto mangiare con le mani. Non sporcava, anzi assorbiva addirittura i germi dalle sue dita, facendoglieli ingoiare. In questo modo il suo sistema immunitario, compromesso a causa della depressione da isolamento, poteva essere rinforzato. Speravano che si ammalasse oppure che non accadesse?

Dal secondo varco apparve una sedia a parete, dal terzo invece un piccolo cesso. Non aveva fame né bisogni impellenti, ma non era lui a decidere la propria ruotine quotidiana.

Non esistevano il tempo, i calendari, gli orologi, e se non obbediva subito a quegli ordini silenti, i varchi avrebbero ritirato tutto e ne sarebbe rimasto privo, fino al prossimo turno di routine, che lui non poteva in alcun modo sapere quando fosse.

Aveva provato a contare i secondi, ma erano furbi, e anche se lo faceva nella mente, gli ordini silenti non si verificavano mai nello stesso lasso di tempo contato in precedenza.

3499.

4848.

2222.

3332.

A volte riceveva anche un numero di pasti diverso prima dell’apparizione del letto. Volevano sempre confonderlo sui giorni o sul periodo della giornata.

Si strappò una ciocca di capelli.

Non sapeva per niente quanti anni fossero passati, aveva abbondantemente perso la bussola temporale interiore.

La sua chioma era tutta bianca e grigia ormai. Nessun capello era più marrone chiaro, o cenere come diceva sua madre.

Dovevano essere passati circa vent’anni.

Senza avere la possibilità di calcolare il tempo, quattro lustri erano un’eternità.

Rise e guardò le tre cose apparse, a breve sarebbero sparite se non si fosse alzato dal centro della stanza sulle proprie scricchiolanti gambe.

Molto spesso aveva pensato di attaccare, rompere, bloccare, violare o infilarsi in quei varchi. Ma quelli erano furbi, e probabilmente sarebbe morto se ci avesse provato. Ucciso da loro stessi o dal meccanismo automatizzato e meccanico che lo avrebbe schiacciato o storpiato. Dubitava che concedessero una via di fuga così palese e funzionale.

Si accarezzò il petto all’altezza del cuore e poi grattò nel punto dove c’era un’etichetta rossa e vuota.

Nessun nome, nessun numero.

Era troppo intelligente per non capire che serviva per dopo la sua morte, per metterci un simbolo di riconoscimento o la causa della morte sottoforma di codice.

Serviva a identificare il cadavere e non il prigioniero. Lui poi non era un carcerato come la maggioranza degli ospiti del Circolo44, lui era rinchiuso per essere protetto o nascosto, perché poteva servire ancora e perché poteva essere rapito all’improvviso da qualunque dei nemici di chi lo teneva rinchiuso. Erano furbi anche loro.

Chissà che etichetta gli avrebbero dato dopo la dipartita.

Era di sicuro ancora un tassello di valore nel mosaico del mondo. Se non fosse più servito a nessuno, perché non era stato ucciso e basta? Perché non gli avevano cancellato la memoria come a tutti gli altri esseri umani?

Si alzò in piedi.

Tutte e tre le offerte giornaliere di routine rientrarono nelle mura prima che potesse utilizzarle.

Rise.

Lo stavano prendendo in giro.

Forse chi lo osservava si era rotto dei suoi giochetti, o lo aveva sentito parlare nel sonno, o magari pensava che stesse di nuovo contando i secondi.

Si risedette e poi, da qualche parte, un’esplosione fece tremare ogni cosa.

Rise ancora.

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Il principio dei sei di Sirio Rossi

Il principio dei sei Sirio Rossi

Il principio dei sei

Da oltre vent’anni, un uomo è rinchiuso all’interno del Circolo44, dopo aver subito un voltafaccia da parte dei governi mondiali che aveva aiutato a preservare. Si tratta di Martin Hilltop, uno dei cento membri del Progetto Universo, un consiglio di geni internazionale a fondi illimitati, il cui scopo di esistere era quello di risolvere le catastrofi globali da dietro le quinte.

S02 e R05 sono due mercenari spietati, ingaggiati da un cliente anonimo per individuare proprio il Circolo44. Una volta raggiunto l’obbiettivo però, gli viene ordinato di liberare uno degli ospiti per un compenso ulteriore. Non potranno tirarsi indietro, anche se la prigione gestita dalle intelligenze artificiali è purtroppo inespugnabile.

Cole è invece intrappolato nell’abitacolo frontale del suo Transteiner, dopo aver deliberatamente deciso di deviare la propria traiettoria di viaggio per scappare. Il mezzo ha preso fuoco e lui è stato abbandonato dalla Nazione a causa della disobbedienza. Ha poco tempo per trovare una soluzione e liberarsi prima di rimetterci la pelle.

Katia vaga nuda nella notte gelida, con il cuore vuoto di amore e il cervello pieno di traumi.

“Il principio dei sei” è un romanzo di fantascienza di Sirio Rossi, seguito diretto della raccolta di racconti “Il mondo nuovo”, dalle cui storie prenderà in prestito ben cinque protagonisti e di cui proseguirà le vicende, continuando a esplorare l’universo fantascientifico creato dall’autore, attraverso due fughe e due viaggi di sei personaggi chiave.

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Il mondo nuovo di Sirio Rossi

Il mondo nuovo Sirio rossi

Il mondo nuovo

01/01/50

Il pianeta Terra è attualmente gestito da quelle che vengono definite come le dodici Nazioni Consolidate, gli unici governi ad essere sopravvissuti a tutte le intemperie che hanno devastato per circa trent’anni la vita degli esseri umani.

Non esistono più calendari, non si adoperano più gli orologi. Il tempo è amministrato, suddiviso e centellinato soltanto dalle autorità, che ordinano alle persone di non curarsene, sottraendogli comunque tutti gli strumenti atti a farlo.

Nonostante la maggior fonte di nutrimento resti l’agricoltura con le sue coltivazioni all’aria aperta, le città di ogni stato sono ormai situate nelle profondità del suolo, strutturando così il territorio nazionale in metropoli sotterranee dove i cittadini, oltre che essere controllati, monitorati e videosorvegliati, sono anche vittime di pochissima libertà di spostamento, anche lavorativa.

In superficie le terre desolate delle civiltà antiche sono diventate purtroppo luoghi ostili alla sopravvivenza, tranne che per la natura e in alcuni casi per le intelligenze artificiali.

Sebbene ci sia stata una pazzesca rivoluzione economica e una massiccia reinvenzione dei rapporti internazionali, alcuni comfort e principi del capitalismo continuano ad essere presenti, malgrado l’importanza estetica, la superficialità e l’apparenza siano andate completamente dimenticate nelle relazioni sociali.

Nessuno può vedere il tuo volto o il tuo corpo, se per uscire dal tuo appartamento hai bisogno di una tuta protettiva e una maschera cefalica speciale, quindi la bellezza ha perso valore.

Non esistono più i social, non esiste più internet, ma le piattaforme streaming e i videogame fanno ancora parte della quotidianità, come pure una collana a forma di Saturno legata al Partner Program, un nuovo metodo per ricercare un partner sessuale oppure da sposare, salvaguardando chiunque dalla violenza domestica.

Il mondo è andato ad ogni modo alla rovina dopo la comparsa della Malattia e delle sue 13431 mutazioni, ma dopo il periodo delle Grandi Sepolture dovute all’infezione, alle guerre e alla carestia, le società si sono evolute e con l’aumento dei controlli la vita ha potuto tornare ad essere quasi priva di pericoli concreti.

Sono tanti però i segreti che celano le alte sfere e sono innumerevoli le minacce che purtroppo stanno per sconvolgere quest’equilibrio già precario.

“Il mondo nuovo” è il primo libro ufficiale di Sirio Rossi, storico per passione e laureando in medicina, che ha deciso di concretizzare il suo forte desiderio di iniziare a scrivere, componendo questa raccolta di racconti sci-fi distopica, il suo genere preferito, così da portare il lettore in una delle future realtà fantascientifiche in cui il mondo potrebbe evolversi nei decenni avvenire.

I dieci racconti contenuti in questo libro cartaceo servono a gettare le basi strutturali del personale universo distopico di Sirio Rossi, il quale vuole approfondire ogni suo dettaglio con la pubblicazione negli anni di svariate saghe e svariati cicli di libri ad esso collegati.

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Il mondo nuovo: … e il trionfo della morte di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: … e il trionfo della morte

Sognò Francesca.

Sognò il giorno in cui durante uno slot di svago di coppia avevano deciso di passeggiare vicino le mura, per ascoltare le Grida.

Non posso credere che tu non chiami i terremoti in questo modo, nonostante viva qui da sempre. Non posso credere che tu non abbia mai ascoltato le mura.

Cosa dovrei sentire? Sono soltanto pietre.

Non avevano incontrato nessuno a passeggiare lungo quella via. Rasenti le mura, infatti, non vi erano mai stati negozi. Erano vie solitarie, abbandonate, utili solo a separare i cittadini dal mare, ma non a dare svago a chi aveva slot liberi.

Sono solitarie per le Grida, alcuni le chiamano le Strilla dei Fantasmi.

Io non sento niente.

Poggia le mani sulla pietra e avvicina l’orecchio.

Aveva obbedito e aveva avvertito uno strano rombo, un suono mistico di qualcosa in movimento, come acqua in movimento in tubature a media pressione.

Questo è il mare.

Non senti le Grida?

No.

Ascolta un altro po’.

Poi erano arrivate.

Erano state urla, acuti sottili che avevano trapassato il rombo come qualcuno che cercava aiuto nell’acqua ma la cui voce era attutita dall’immensità dell’oceano. Erano state lontane, lontanissime.

Ma cosa sono?

Te l’ho detto, queste sono le Grida. Quando si avvicinano troppo, avvengono i terremoti.

Pensi siano veramente fantasmi? Magari di cadaveri e di soldati morti scaricati nel mare?

No, credo siano balene in realtà, che quando si avvicinano o urtano il muro o gridano, sparando una corrente nella nostra direzione.

L’aveva trovata una soluzione plausibile e creativa.

Perché lo farebbero? Per distruggerci? Per entrare? Perché le separiamo da qualcosa o abbiamo invaso il loro spazio sui fondali?

No, penso che lo facciano per ricordarci che siamo noi quelli imprigionati.

Si svegliò di soprassalto, senza concludere quella vecchissima discussione, senza ripetere la propria ultima domanda, ovvero quella circa il quando le balene fossero state rinchiuse al posto dell’uomo.

Anche a quell’ultimo quesito Francesca aveva risposto.

Probabilmente in un passato che nessuno ha più il permesso di ricordare.

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Il mondo nuovo: Ciò che avviene di notte di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Ciò che avviene di notte

Il cocktail pronto fu appoggiato dinanzi all’uomo appena entrato, il quale nel frattempo si era seduto di fianco a Liain. Nessuno dei due parlava. Prima che la mano lasciasse il contenitore di vetro, un palmare senza schermo venne proteso verso il cliente in questione, che prontamente disse il proprio nome.

“Kin Xamisagi” e da una piccola lampadina invisibile venne fuori una luce blu di approvazione, che mostrò il simbolo del meno affiancato dalla cifra 5, ovvero il prezzo di crediti che costava la bevanda.

Se la luce fosse stata rossa, avrebbe significato che il cliente era a corto di liquidità per pagare e sarebbe stata negata la vendita, oltre che avvertita l’autorità governativa che avrebbe non solo sbattuto fuori la persona dal locale, ma lo avrebbe ricondotto pure a casa e avrebbe avviato una sommaria investigazione finanziaria per scoprire le motivazioni di tale mancanza creditizia. Tutti avevano un lavoro, non esisteva la disoccupazione e dunque la povertà non era concessa, ma poveri non lo si poteva mai diventare se non vi erano abitudini di spesa nocive e poco accettabili, che in quel caso, con l’investigazione governativa appunto, sarebbero saltate fuori e soppresse.

Non si poteva eccedere nello spendere i propri averi in maniera totale, nonostante il senso di averli fosse proprio quello lì. Le tasse venivano decurtate in modo automatico ad ogni stipendio versato, visto che il lavoro, tranne quello autonomo e brevettato, era centralizzato a livello nazionale. Anche l’affitto, le spese mediche, le bollette e tutto il resto veniva anticipatamente già preso. I crediti che restavano in tasca andavano solo spesi, ma non potevi scialacquarli tutti.

Non essere scemo, gli aveva sempre ripetuto sua madre quando lui la rimproverava per aver acquistato del formaggio scadente.

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Il mondo nuovo: Il cucchiaio di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Il cucchiaio

A volte i periodi lavorativi sembravano durare più giorni di quelli passati a casa. Nessuno contava difatti il sorgere del sole o il suo tramontare. Vivevano sottoterra, non avrebbero potuto farlo neanche se avessero voluto. Le finestre dei loro appartamenti avevano come panorama altri palazzi, anziché coltivazioni. Aveva sempre desiderato salutare i vicini che si affacciavano dalle proprie case, proprio come faceva lei, ma i vetri degli edifici esternamente erano specchiati, quindi riusciva a vedere solo un piccolo puntino riflesso, ovvero sé stessa in pigiama.

Forse con una collana di Saturno al collo, come quella di sua madre e suo padre, sarebbe stata più felice. Le giornate si sarebbero probabilmente ripetute in maniera diversa.

Alzò il piatto dalla sedia, lo odorò quasi immergendo il naso nel suo fumante essere colloso.

Profumava di pane stantio e pasta marcia. Puzzava più del sudore che emanavano le pieghe dei suoi seni e gli spacchi tra le sue dita dei piedi. Almeno sapeva di qualcosa, ora che non aveva la mascherina.

Poggiò il piatto in un angolo a terra, si sedette col culo flaccido e cellulitico sul sedile ghiacciato. Tossì perché forse desiderava ammalarsi.

Urinò caldamente in quella posizione sentendo il calore dei propri liquidi bagnarle le chiappe, umidirle le cosce e scenderle lungo le gambe come la carezza di un dito amorevolmente interessato e scottante. Si fece una sottile pozza sul pavimento e vi riscaldò i piedi, sbattendoli lentamente come una bambina annoiata.

Allungò alluce e indice bagnati e afferrò il cucchiaio immerso nella sbobba. Lo portò sulla gamba e lo afferrò con la mano, adesso la stanza odorava di piscio. Mangiò la cucchiaiata, pulendo l’utensile metallico con la lingua. Sapeva di tristezza culinaria.

Era quasi catatonica.

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Il mondo nuovo: Polvere del cielo di Sirio Rossi

Il mondo nuovo Polvere del cielo Sirio rossi

Il mondo nuovo: Polvere del cielo

Aprì la mano. Decine di fiocchi di neve gli si posarono sul palmo aperto, grossi come falangi ma rapidissimi nel diventare acqua.

Erano molto soffici. Il suo cappotto li stava assorbendo tutti, rendendosi umido, tuttavia permetteva anche che alcuni si incollassero sulla propria superficie, di modo tale da costruire una corazza bianca. I suoi stivali lasciavano orme profonde un paio di centimetri. Il marciapiede stava diventando un lastra scivolosa e congelata con una moquette di polvere del cielo.

Vide il proprio respiro addensarsi in una nuvoletta calda, capì allora che il tempo da poter perdere era ampiamente scaduto.

Aveva bisogno di un riparo, oltre le nuvole il sole stava di sicuro iniziando a scomparire. Nel buio totale lui non poteva sopravvivere. Non glielo aveva detto nessuno, si trattava di una cosa che aveva imparato da solo. Con la vista compromessa dall’oscurità, aveva capito di dover utilizzare altri sensi per potersi orientare e muovere con agio e sicurezza nella notte, ma l’udito, quello che più si prestava a contrastare la pericolosità della situazione, era pressoché inutile in quel caso, poiché riusciva soltanto ad ascoltare versi animali e grida impensabili che di giorno neanche esistevano.

Questa era la ragione per cui aveva smesso di continuare il proprio cammino una volta tramontato il sole.
Gli animali del mattino non erano gli animali della notte. Vi erano bestie ulteriori a popolare la realtà buia dopo il tramonto oppure era l’assenza di luce che alterava il loro essere mansueti, trasformandoli in mostri. O magari di sera diventavano semplicemente affamatissimi.

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Il mondo nuovo: Legacy Bound di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Legacy Bound

“Avete letto bene. Una settimana fa uno dei miei campi di coltivazione ha rilevato un allarme intrusivo, piovuto dall’alto, che messo completamente fuorigioco il sistema elettromagnetico. I lavoratori non hanno visto niente, le torri di vedetta e i militari nemmeno. Il suolo è stato setacciato sia internamente che esternamente, con attrezzature di ricerca radar a fonti di energia alterne e rilevamento materiale di ultima generazione americana, ma nulla, neanche la carcassa di un topo o di uno scoiattolo è stata rinvenuta. Neanche il più piccolo bacarozzo carbonizzato. Osservando in prima analisi le registrazioni di sorveglianza circa quella che potremmo considerare come una esplosione aerea, è stato fatto un altro buco nell’acqua, finché non ho passato la questione alla S.T.S. che magicamente ha individuato la venuta, o dovrei dire la caduta, di un alieno. Vi mostro il video, ma vi anticipo che le due addette dell’ufficio sono già state terminate per evitare la diffusione della notizia. Non possiamo permettere che la cosa torni di dominio pubblico e viaggi sulla bocca di tutti, altrimenti il rischio di sovversioni e suicidi aumenterebbero nuovamente in maniera non gestibile in ognuna delle nostre nazioni”.

“Non esiste neanche più un giacimento di Riserva Cancellativa per azzerare tutte le memorie da capo”, commentò il Chinese State, un inflessibile uomo sulla cinquantina con gli occhi a mandorla e i capelli bianco platino. Indossava degli occhiali a cerchio, le sue iridi anonime parevano viaggiare su ricordi di iniezioni e folle mascherate in fila, un ricordo lontano che non avrebbe dovuto ripetersi per il troppo dispendio economico e tempistico.

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Il mondo nuovo: Fra la vita… di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Fra la vita…

La soglia alle sue spalle si sigillò e quella dinanzi a lei si spalancò di colpo. Due persone imbacuccate con tute elastiche anti-trasmissione medica di lega bianca scattarono verso di lei, in silenzio sotto i filtri dei respiratori delle loro maschere cefaliche chiare come il latte. La afferrarono per le braccia, la staccarono dal muro e la trascinarono con forza come se fosse una paziente pazza in opposizione.
Percorsero il corridoio d’uscita volando e Amber riuscì a vedere con chiarezza cosa l’aspettava, quando ormai il potersi opporre non era più un’opzione valutabile. Gridò, ma suo marito non poteva più sentirla né aiutarla. I due paramedici la strattonarono sollevandola poi da terra di peso.
La normale uscita con scale adesso era composta da altri due membri sanitari, i quali sostenevano una bolla di plastica grossomodo della sua altezza. C’era un buco piccolo in quel gigantesco pallone e fu lì che la infilarono, facendola finire al centro di esso. I gradini non vi erano più, si erano magicamente allineati in obliquo e ora apparivano come uno scivolo di metallo liscio e ripido.
Tutt’e quattro le persone in tuta bianca ignorarono i lamenti di Amber, spingendo con forza quell’involucro sferico, condannandola così ad una caotica rotolata che durò un’eternità, anche perché lei non faceva altro che girare frontalmente in modo sempre più veloce, mentre il suo pancione le dava dei pugni interiori sulle ossa della schiena e del coccige.
Terminato quell’indesiderato luna park, il contenitore di plastica che la imprigionava arrestò la propria corsa in quello che poteva benissimo essere un Transteiner. Dietro di lei la porta si sigillò e lei finì al buio in quello che le era parso uno stanzino merci asettico e incolore. Cominciò a piangere e vomitò, ma le sue paure si spensero all’accendersi di un gas silenzioso che la sedò contro la sua volontà.

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Il mondo nuovo: S.T.S. di Sirio Rossi

Il mondo nuovo S.T.S. Sirio rossi

Il mondo nuovo: S.T.S.

“Ritaglia la sequenza e inviala all’Unità Centrale. Appunta come nota la possibilità che sia un alieno ad aver interferito col campo”.
Jayden stette a sentire ed eseguì quanto gli fu ordinato, ma le tremavano leggermente le mani. La pressione dell’insicurezza oltre che il desiderio di voler capire l’agitavano e il sudore sulle tempie ne era una prova.
“Mi spieghi perché pensi che sia un alieno?”.
Lauren era più pallida di prima ormai. Buttò in corpo tutto il caffè bollente rimasto e poi poggiò la tazza sulla scrivania, nonostante il protocollo sanitario suggerisse categoricamente il divieto di farlo.
“La malattia sterminò buona parte degli esseri umani, come ben sai, ma nei mesi successivi alle Grandi Sepolture ci fu una specie di inquietantissima invasione aliena”.
“Una specie? Che cazzo vorrebbe dire?”.
“Dal cielo, di notte come di giorno, iniziarono a farci visita delle ombre bianche. Piovevano come proiettili giganti e invisibili. Ci osservavano e andavano via. Le nazioni provarono a sparargli, a fermarli, a distruggerli, ma niente riusciva nell’intento, quindi alcuni iniziarono a pensare che fossero fantasmi, le anime di chi era stato ucciso dalla malattia che tornavano al punto in cui appartenevano, poiché non era giusto che fossero morti per poca protezione sanitaria da parte dei governi”.

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