
Kill Her
Il telefono di casa e il suo cercapersone suonarono quasi allo stesso momento, quando Selene si fermò di sfuggita a fissare le immagini del notiziario che riportavano alcuni omicidi dell’ultim’ora. Era venerdì sera, aveva da poco finito di fare una doccia dopo uno stressante turno di lavoro al dipartimento e si stava rilassando con una birra sul proprio divano, mentre la cena si riscaldava nel microonde. Erano due dei suoi colleghi che stavano cercando di rintracciarla.
Essere un’investigatrice capo non era mai stato semplice, ma quella sera dodici persone a caso erano appena state uccise nella sua città.
Avevano usato armi contundenti per farlo, ma queste erano tutte diverse tra loro.
Simili erano i pentacoli di sangue dipinti nei soggiorni e gli orari delle esecuzioni, ma la cosa più inquietante che avevano in comune i cadaveri delle vittime era il nome di Selene inciso sui polpacci.
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