Il mondo nuovo: Polvere del cielo di Sirio Rossi

Il mondo nuovo Polvere del cielo Sirio rossi

Il mondo nuovo: Polvere del cielo

Aprì la mano. Decine di fiocchi di neve gli si posarono sul palmo aperto, grossi come falangi ma rapidissimi nel diventare acqua.

Erano molto soffici. Il suo cappotto li stava assorbendo tutti, rendendosi umido, tuttavia permetteva anche che alcuni si incollassero sulla propria superficie, di modo tale da costruire una corazza bianca. I suoi stivali lasciavano orme profonde un paio di centimetri. Il marciapiede stava diventando un lastra scivolosa e congelata con una moquette di polvere del cielo.

Vide il proprio respiro addensarsi in una nuvoletta calda, capì allora che il tempo da poter perdere era ampiamente scaduto.

Aveva bisogno di un riparo, oltre le nuvole il sole stava di sicuro iniziando a scomparire. Nel buio totale lui non poteva sopravvivere. Non glielo aveva detto nessuno, si trattava di una cosa che aveva imparato da solo. Con la vista compromessa dall’oscurità, aveva capito di dover utilizzare altri sensi per potersi orientare e muovere con agio e sicurezza nella notte, ma l’udito, quello che più si prestava a contrastare la pericolosità della situazione, era pressoché inutile in quel caso, poiché riusciva soltanto ad ascoltare versi animali e grida impensabili che di giorno neanche esistevano.

Questa era la ragione per cui aveva smesso di continuare il proprio cammino una volta tramontato il sole.
Gli animali del mattino non erano gli animali della notte. Vi erano bestie ulteriori a popolare la realtà buia dopo il tramonto oppure era l’assenza di luce che alterava il loro essere mansueti, trasformandoli in mostri. O magari di sera diventavano semplicemente affamatissimi.

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Il mondo nuovo: Legacy Bound di Sirio Rossi

Il mondo nuovo legacy bound sirio rossi

Il mondo nuovo: Legacy Bound

“Avete letto bene. Una settimana fa uno dei miei campi di coltivazione ha rilevato un allarme intrusivo, piovuto dall’alto, che messo completamente fuorigioco il sistema elettromagnetico. I lavoratori non hanno visto niente, le torri di vedetta e i militari nemmeno. Il suolo è stato setacciato sia internamente che esternamente, con attrezzature di ricerca radar a fonti di energia alterne e rilevamento materiale di ultima generazione americana, ma nulla, neanche la carcassa di un topo o di uno scoiattolo è stata rinvenuta. Neanche il più piccolo bacarozzo carbonizzato. Osservando in prima analisi le registrazioni di sorveglianza circa quella che potremmo considerare come una esplosione aerea, è stato fatto un altro buco nell’acqua, finché non ho passato la questione alla S.T.S. che magicamente ha individuato la venuta, o dovrei dire la caduta, di un alieno. Vi mostro il video, ma vi anticipo che le due addette dell’ufficio sono già state terminate per evitare la diffusione della notizia. Non possiamo permettere che la cosa torni di dominio pubblico e viaggi sulla bocca di tutti, altrimenti il rischio di sovversioni e suicidi aumenterebbero nuovamente in maniera non gestibile in ognuna delle nostre nazioni”.

“Non esiste neanche più un giacimento di Riserva Cancellativa per azzerare tutte le memorie da capo”, commentò il Chinese State, un inflessibile uomo sulla cinquantina con gli occhi a mandorla e i capelli bianco platino. Indossava degli occhiali a cerchio, le sue iridi anonime parevano viaggiare su ricordi di iniezioni e folle mascherate in fila, un ricordo lontano che non avrebbe dovuto ripetersi per il troppo dispendio economico e tempistico.

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Incipit di Zero Negativo

Primo capitolo di Zero Negativo

Zero negativo Pasquale Scalpellino

Oscura era la stanza dove aspettava e affannato era il respiro con cui la persona, avvolta dalla coperta, cercava di tenersi calma e con la mente lucida.

Dal soffitto pendeva un neon circolare che si era staccato dalla sua plafoniera, la quale infatti giaceva a terra in mille pezzi. Una mattonella spaccata e delle gocce di sangue erano il ricordo di una disattenta indifferenza.

L’elettricità di quel nudo vetro ad anello andava e veniva, difatti la camera era un ambiente che passava dal chiarore alla luce quasi intensa con uno strano ritmo, che di certo non aiutava la tranquillità e il rasserenamento.

La figura era rannicchiata su una sedia girevole, stringendosi le ginocchia al petto e fissando lo schermo del portatile settato sulla luminosità più bassa possibile. Chrome era aperto con due finestre, le quali si dividevano mezzo monitor con due siti rivali. Da un lato la pagina delle news live della BBC cercava con le sue tinte rosse di contrastare le tonalità biancoverdi del Telegraph. I due giornali ricevevano il medesimo spazio all’interno della superficie del computer e i loro siti avevano l’aggiornamento automatico non appena veniva aggiunta una nuova e breve notizia recente.

L’orologio ticchettava sulla parete, segnando le 3 in punto del pomeriggio. A breve sarebbe apparsa la breaking news che interessava quell’anonimo utente nascosto dal plaid di lana. Gli occhi chiari erano avidi come la luce che voleva filtrare dalle finestre con le tapparelle abbassate.

La parete alle spalle della scrivania nera comunque era composta da decine e decine di bacheche di legno, accostate come piastrelle una di fianco all’altra, e sulla loro superficie numerosissime puntine di metallo inchiodavano centinaia e centinaia di fogli a4, su cui erano stampati tutti i resoconti live dei due giornali per i giorni precedenti a quello attuale.

Quelli live segnavano sullo schermo del portatile la data del 21 luglio 2020. Migliaia di altre pagine di carta erano suddivise in maniera molto schematica e composta lungo tutta la pavimentazione. Quelle sulla parete erano difatti notizie particolari e sconvolgenti di tutto il periodo della pandemia, come scoperte, false promesse politiche dei governi, cospirazioni eclatanti, gente in alto che trasgrediva le regole, missili, proteste, assassinii e quant’altro. Erano una macabra carta da parati, ma la mancanza di fili rossi a fare da collegamento o quella di fotografie di persone da dover incriminare dava poco valore paranoico e di congiura.

Di fianco al mouse però c’erano alcune fialette ospedaliere ricche di sangue scuro e al di sotto del tavolo una ventina di metri di fune da scalata arrotolati su sé stessi, come comodi pitoni addormentati.

Fece uno starnuto, si pulì il naso con la coperta e poi ciò che stava aspettando arrivò con un formidabile video su tutti i giornali, ma principalmente sui due che dividevano il suo poco luminoso computer.

Virale però lo ritenne un aggettivo poco felice.

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Naturalia: Le Colonne d’Acqua di Laurel Wilson

Naturalia le colonne d'acqua Laurel Wilson

Naturalia: Le Colonne d’Acqua

Koral si avvicinò ai cespugli e lì si immobilizzò, restando in attesa. Erano due i ruggiti che puntavano nella sua direzione ed erano felini, di felini belli grossi. La cosa particolare era che venivano pronunciati alternati, come se fossero qualcosa di più di una semplice comunicazione in Felinese, di un richiamo amoroso o di un avvertimento di caccia.

Pareva musica, una musica ritmica e ben strutturata.

Per la prima volta si sentì tremendamente incuriosito.

Più passavano i secondi, più il vento avvicinava quelle raggelanti urla. Andavano a tempo.

Uno, due. Uno, due. Uno, due, tre, quattro.
Pensò alla natura selvaggia dell’isola di Na.

Uno, due. Uno, due. Uno, due, tre, quattro.

Dopo alcuni minuti dalla sua pietrificazione, Koral poté finalmente ammirare chi fosse l’artefice di quella interessante melodia. Da un angolo di un piccolo spiazzale di terra umida, nei pressi di un corso salato bollente ai piedi delle Colonne d’Acqua, apparvero due pantere grigie.

Erano monocromatiche e grosse più di tre metri, il triplo di Koral. Camminavano erette, una dietro l’altra, marciando con rigore ma agitando le zampe posteriori in una sorta di danza. Zampe comunque muscolosissime.

Restò scioccato per svariate ragioni, ma le principali erano anche terrorizzanti. Le pantere facevano parte della Grande Deca, ma erano nere come le caverne e non grigie, inoltre non camminavano perfettamente su due zampe, erano curvate e ingobbite e non avevano alcunché di ritmico, melodico o danzante.

Nessun animale ballava, se non per rituali di accoppiamento che però erano rilegati agli animali sottosviluppati, non ai Nuovi.
Colore e comportamento diverso dal comune potevano significare una sola cosa: Senzanatura.

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Zero Negativo di Pasquale Scalpellino

Zero Negativo Pasquale Scalpellino

Zero Negativo

Il 21 luglio del 2020 un ragazzino in bicicletta sta percorrendo una via di Palmers Green, a nord di Londra.

Ha caldo ed è sudatissimo, l’estate nella capitale inglese non è mai stata così forte e così duratura. Si ferma lungo un ponte nella corsia della pista ciclabile, per controllare che nello zainetto abbia un pound per comprare una gelida bibita frizzante. All’improvviso però una coppia di ragazze si arresta sul marciapiede di fianco a lui e alza gli indici al cielo, distraendolo.

Tutti iniziano a fermarsi, una folla cresce letteralmente dal nulla.

All’orizzonte, tra gli alberi del parco lì vicino, sono sbucati sei droni di ultima generazione, i quali, volando in sincrono, trascinano con sé delle corde flosce. Salgono in alto, in verticale, sempre più su, finché quelle funi si tendono e un uomo impiccato inizia a contorcersi dinanzi a tutti.

Sulla pancia nuda, il poveretto esibisce una strana scritta rossa.

C O M, dicono le tre lettere solitarie.

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Lupi: Asfissiare di Rafael Spike

Lupi asfissiare Rafael Spike

Lupi: Asfissiare

Ta-dah! Sì! Le mie mani sono nere! Nerissime! Sono di pece! Come il manto di un corvo, dice una delle mie migliori amiche quando gliele mostro su Skype. Sono tutte nere: dalle unghie, fino a poco più su del polso. Il tatto come senso è rimasto integro e se chiudo gli occhi e me le appoggio sul viso, o su qualsiasi altro punto del corpo, le sento esattamente della stessa consistenza di prima. Sono le stesse mani che avevo, hanno solo cambiato colore.

Non sono abbronzate, arrostite e non ho una malattia come la vitiligine al contrario. Non si tratta di pelle scura come chi è di colore, tipo il mio amico Amed del Congo. La mia cute è nera come il ferro battuto, nera come la pittura, nera come la morte infernale, come un diablo. Le pellicine sono nere, le unghie, le nocche e i peli – e voi sapete che i miei sono biondi, sono quasi albino.

Provo dolore e sanguino sangue rosso, ma la carne se mi scortico o mi taglio è nera al di sotto della superficie. Non è cancrena, non è una patologia rara. Sono nere e basta.

Sono stato dal medico, all’ospedale e da uno specialista dermatologo, ma nessuno è riuscito a darmi alcuna spiegazione, nonostante mi abbiano fatto centinaia di test. Credetemi sulla parola: nessuno sa cosa sia! Ma il bello è che tutto questo me lo dicevano a priori, anche prima di testarmi. Non si aspettavano risposte concrete, cure o spiegazioni perché non ero il primo, in molti insieme a me avevano mostrato questo “innocuo sfogo della pelle”. Così lo hanno battezzato, uno “sfogo gentile”. Non è una malattia, non è una mutazione di quelle che aspettiamo per la seconda ondata. Non è letale in questa forma, è solo una colorazione cutanea.

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Il mondo nuovo: Fra la vita… di Sirio Rossi

il mondo nuovo fra la vita sirio rossi

Il mondo nuovo: Fra la vita…

La soglia alle sue spalle si sigillò e quella dinanzi a lei si spalancò di colpo. Due persone imbacuccate con tute elastiche anti-trasmissione medica di lega bianca scattarono verso di lei, in silenzio sotto i filtri dei respiratori delle loro maschere cefaliche chiare come il latte. La afferrarono per le braccia, la staccarono dal muro e la trascinarono con forza come se fosse una paziente pazza in opposizione.
Percorsero il corridoio d’uscita volando e Amber riuscì a vedere con chiarezza cosa l’aspettava, quando ormai il potersi opporre non era più un’opzione valutabile. Gridò, ma suo marito non poteva più sentirla né aiutarla. I due paramedici la strattonarono sollevandola poi da terra di peso.
La normale uscita con scale adesso era composta da altri due membri sanitari, i quali sostenevano una bolla di plastica grossomodo della sua altezza. C’era un buco piccolo in quel gigantesco pallone e fu lì che la infilarono, facendola finire al centro di esso. I gradini non vi erano più, si erano magicamente allineati in obliquo e ora apparivano come uno scivolo di metallo liscio e ripido.
Tutt’e quattro le persone in tuta bianca ignorarono i lamenti di Amber, spingendo con forza quell’involucro sferico, condannandola così ad una caotica rotolata che durò un’eternità, anche perché lei non faceva altro che girare frontalmente in modo sempre più veloce, mentre il suo pancione le dava dei pugni interiori sulle ossa della schiena e del coccige.
Terminato quell’indesiderato luna park, il contenitore di plastica che la imprigionava arrestò la propria corsa in quello che poteva benissimo essere un Transteiner. Dietro di lei la porta si sigillò e lei finì al buio in quello che le era parso uno stanzino merci asettico e incolore. Cominciò a piangere e vomitò, ma le sue paure si spensero all’accendersi di un gas silenzioso che la sedò contro la sua volontà.

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Naturalia: Lo strano cliente di Laurel Wilson

Naturalia lo strano cliente laurel wilson

Naturalia: Lo strano cliente

Due nuovi tentacoli lisci e trasparenti emersero dalla tunica strisciando e si allungarono verso la sacca, aprendola e riversando il contenuto sul bancone di carta impermeabile. Una decina di gemme rosa e rosse ottagonali con punta acuminata fecero capolino, brillando di luce naturale e di un riverbero di chiarore magico.
Tab non aveva mai visto nulla del genere e ne restò tacitamente affascinato e impressionato, seppure la sua percezione intuitiva continuasse a suggerirgli il fatto che fosse merce che scottava.
“Lo scambio si farà, nessuno qui vuole fregarti. Se malauguratamente l’affare dovesse saltare, potrai tenerti la metà di queste e nessuno si offenderà né farà problemi a te o al popolo nei dintorni”.
Le ali del calabrone gigante si abbassarono e una si allungò per afferrare una gemma, mentre i tentacoli si ritiravano. Attraverso l’arco d’ingresso, i Nuovi del villaggio del Primo Nord avevano iniziato le proprie mansioni e attività quotidiane, passando indaffarati e cheti lungo i sentieri naturali della Landa. Tab sperava che nessuno entrasse proprio in quel momento, altrimenti l’emporio sarebbe stato compromesso.
L’ala anteriore destra dell’insetto prese una gemma rosa e le antenne percepirono al suo interno una strana e ignota forza. Non aveva conoscenze o competenze magiche, ma sapeva che le loro proprietà potevano essere molto importanti. Forse era un affare che non doveva lasciarsi sfuggire. Era bravo a nascondere le cose e se lo avesse fatto, almeno metà di esse sarebbero state sue. Questo trasformava lo scambio in qualcosa di vantaggioso.

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Naturalia: Gli alberi a rischio di Laurel Wilson

Naturalia gli alberi a rischio Laurel Wilson

Naturalia: Gli alberi a rischio

La corsa dell’insetto rosso si arrestò ad un certo punto, quando all’ombra di una betulla bianchissima e vecchia l’esserino si posò su un ramoscello, alla cui sommità una gocciolina rinfrescante di rugiada attendeva di essere bevuta. Sostò per riposo e ristoro, leccò il liquido, distese le proprie ali brillanti e curvò a scatti in più direzioni il corpo allungato, per contrarre la struttura del suo esoscheletro.
Se avesse saputo che quella sarebbe stata la sua ultima degustazione, probabilmente avrebbe scelto qualcosa di più dolce o di più abbondante, ma a Naturalia erano solo in quattro gli esseri in grado di intuire e predire in maniera accurata il futuro e nessuno viveva nelle Terre del Sud, ma soprattutto nessuno di essi era parte della famiglia delle libellule.
Effettivamente provò a volare via, ma l’animale che si catapultò nella sua direzione era come un masso gigantesco che rotolava giù a tutta velocità da una montagna. Difatti la schiacciò senza rendersene conto insieme ad un cespuglio nelle vicinanze, prima di spalancare due fauci immense e addentare con mandibola d’acciaio il tronco bianco della betulla.
Il rumore esplosivo del legno che si spezzava rimbombò per tutta la foresta, producendo una dispersione di schegge di varie dimensioni, anche se fu il fuggi fuggi di centinaia di animali ad essere preoccupante. Rane, pesci, crostacei, molluschi e rettili partirono a razzo all’interno del fiume salato, risalendo la corrente per puntare verso il bacino marino. Gli uccelli insieme ad altri abitanti degli alberi fecero lo stesso, come anche gli insetti e i mammiferi di terra. Quel colosso peloso di oltre quattro metri e con sei zampe mastodontiche riuscì a serrare la mascella, tranciando dunque metà della betulla, la cui fine si tramutò in un lento precipitare plateale.

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Cuori diversi: Un salto nel vuoto di Simona Vannini

Cuori diversi un salto nel vuoto Simona vannini

Cuori diversi: Un salto nel vuoto

In periodo di quarantena una donna viene portata urgentemente in ospedale. Si trova in uno stato confusionale, sospinta da due paramedici attraverso le corsie di tutta fretta. Le ferite alle gambe sono dolorose e spaventose, ma gli ortopedici che stanno per operarla non sembrano preoccupati. Cosa le è successo? Come si è procurata quelle ferite? Le motivazioni sono incerte, di sicuro c’è solo il fatto che sia precipitata dal terzo piano, dalla finestra però del suo vicino di casa sposato. Qual è il mistero che si cela dietro questo salto nel vuoto? Riuscirà a confessare la verità ad una misteriosa donna in mascherina che si presenterà dinanzi a lei?

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