Il mondo nuovo: S.T.S. di Sirio Rossi

Il mondo nuovo S.T.S. Sirio rossi

Il mondo nuovo: S.T.S.

“Ritaglia la sequenza e inviala all’Unità Centrale. Appunta come nota la possibilità che sia un alieno ad aver interferito col campo”.
Jayden stette a sentire ed eseguì quanto gli fu ordinato, ma le tremavano leggermente le mani. La pressione dell’insicurezza oltre che il desiderio di voler capire l’agitavano e il sudore sulle tempie ne era una prova.
“Mi spieghi perché pensi che sia un alieno?”.
Lauren era più pallida di prima ormai. Buttò in corpo tutto il caffè bollente rimasto e poi poggiò la tazza sulla scrivania, nonostante il protocollo sanitario suggerisse categoricamente il divieto di farlo.
“La malattia sterminò buona parte degli esseri umani, come ben sai, ma nei mesi successivi alle Grandi Sepolture ci fu una specie di inquietantissima invasione aliena”.
“Una specie? Che cazzo vorrebbe dire?”.
“Dal cielo, di notte come di giorno, iniziarono a farci visita delle ombre bianche. Piovevano come proiettili giganti e invisibili. Ci osservavano e andavano via. Le nazioni provarono a sparargli, a fermarli, a distruggerli, ma niente riusciva nell’intento, quindi alcuni iniziarono a pensare che fossero fantasmi, le anime di chi era stato ucciso dalla malattia che tornavano al punto in cui appartenevano, poiché non era giusto che fossero morti per poca protezione sanitaria da parte dei governi”.

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Il mondo nuovo: Circolo44 di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Circolo44

“Perché si chiama così?”, domandò R05.
“Cosa?”.
“Il Cubo Bianco, perché si chiama Circolo44?”.
“Non ne ho idea. Ci sono congetture, ma è come se fossero leggende metropolitane, poi spiegano soltanto il numero. La parola Circolo nessuno sa perché sia stata scelta”.
“Okay, strano. Dimmele, io non ne conosco neanche una”.
“Alcune credo siano semplicemente delle cazzate, tipo quella che dice che, considerato il fatto che in passato si chiamasse Circolo43, il numero indica la gente che riesce ad uscirne viva, a scontare dunque tutta la pena al suo interno senza morire. Quando ti condannano, ti comunicano il reato e la permanenza in anni, ma noi non usiamo più orologi e calendari, quindi è come se loro potessero mentirti su questo e non farti uscire mai o almeno finché non hai realmente imparato la lezione”.
“Un’altra teoria è che 44 sono i reati che possono farti rinchiudere lì, dove soltanto un tipo di gruppo di criminali riesce a rivedere la luce o a scamparsi la reclusione. Parliamo di chi commette il reato per cui fu creato quel posto, quello della violenza domestica implementato anche nelle collane del programma procreativo. A questa diceria si aggiunge quella che il penitenziario si estenda per 44 piani, così da differenziare questi gironi di malfattori in celle miste, separate da classificazioni penali”.

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Il mondo nuovo: Fili bui di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Fili bui

Il Transteiner arrivò al portellone di uscita, un muro di metallo altissimo e indistruttibile dinanzi al quale il veicolo si arrestò, fu poggiato al suolo e rilasciato dalle braccia meccaniche. Sulla sinistra l’ennesimo strumento robotico si allungò, ma questa volta, invece di avere pinze o altro, l’estremità era rappresentata da una penna usb, che si infilò nell’apposito ingresso sullo sportello dell’abitacolo, scaricando al suo interno la destinazione da raggiungere. Quello era il cosiddetto timbro.
Dopo pochissimo, nell’angolo in basso a destra sul parabrezza, apparve la mappa della nazione con il punto esatto in cui doveva dirigersi e una voce elettronica salutò Cole, spiegandogli i dettagli della spedizione, gli ostacoli da aggirare e il clima che avrebbe incontrato. Niente di preoccupante, tutto sommato.
La soglia verso il mondo esterno si spalancò e un deserto buio e silenzioso, residuo logorato della vecchia civiltà ormai obsoleta e abbandonata, con qualche rogo qui e là, fu accessibile.
Avviò la macchina e cominciò ad avanzare su quella immensa distesa di ricordi infranti del mondo. Vecchie autostrade semicoperte dalla polvere si abbracciavano con i precipizi nati dalle cadute e dai crolli dei pilastri, che le sostenevano. Macerie erano i vecchi palazzi, immondizia e plastica erano invece la natura muschiosa che vi cresceva su. Nessun animale pascolava, ma scheletri impolverati erano ovunque come le carcasse delle antiche automobili, ammaccate dalle prime tormentose grandini di una decade antecedente. La luna non illuminava niente e neanche le stelle che coprivano il cielo aiutavano, per questo i veicoli avevano le mappe e la voce indicativa. Solo i fari degli abitacoli e i roghi squarciavano l’oscurità, ma era comunque uno squarcio infinitesimale.

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Il mondo nuovo: WT50 di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: WT50

“Tom Silverspring”, disse con tono di voce colloquiale e il pannello a lato di quell’indistruttibile soglia si attivò, come per mandargli il buongiorno avendo riconosciuto il suo timbro.
Digitò i numeri di sblocco, posizionò entrambe le mani sulla parte di vetro per la lettura impronte e, una volta confermate queste, inserì la lingua nella fessura che apparve di fianco al tastierino, nell’esatto punto in cui aveva scansionato il pollice destro. Convalidata la sua identità, la porta finalmente si aprì, dandogli accesso al secondo corridoio di uscita, lungo sei metri e con arcate metalliche ogni due.
“Quest’oggi ti aspettano molti lavori interessanti, Tom, che aiuteranno la nostra nazione e il suo popolo a sfamarsi nel migliore dei modi. Non dimenticare di restare fermo ad ogni controllo e di scegliere di indossare l’equipaggiamento giusto che ti sarà comunicato. Le infrazioni non sono permesse”.
La voce terminò la propria prima comunicazione di routine preimpostata e lui poté dunque muoversi in avanti in quello stanzone allungato, posizionandosi sotto il primo arco di metallo, quello con gli erogatori…

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Lupi: L’osservatore di Rafael Spike

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Lupi: L’osservatore

I dettagli servono a conoscere qualcuno per davvero. Gli osservatori di ieri erano i poeti dell’altro ieri. Era con i dettagli che facevi innamorare una donna di te. Nei dettagli trovavi le cose in comune e quelle distanti. Con i dettagli sapevi dove poterle incontrare, seguirle per vedere con chi se la facevano ed eventualmente proteggerle. Con i dettagli potevi far parte della loro vita a distanza di sicurezza, da spettatore, da amante vero pronto ad intervenire in caso di pericolo.
Mi sono innamorato spesso sul web e per conservare i dettagli tengo ancora i dossier delle mie ex-fidanzate sui miei tavoli in soggiorno. Le ho sempre amate davvero e non le ho mai depredate più di una volta. Questo perché una volta ottenuto l’amore bisogna conservarlo e renderlo unico, non ripeterlo.

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Lupi: Detriti di Rafael Spike

Lupi detriti rafael Spike

Lupi: Detriti

Un ulteriore strano suono si fece largo in mezzo a quel caotico formicolio e Sandro pensò inizialmente che fosse il rumore di una campana, una campana lontanissima, una campana che si dimenava per segnalare un orario preciso. Avrebbe voluto contare i rintocchi, ma già lottava contro il restare sveglio e solo pensare allo sforzo percettivo lo sfiniva condannandolo all’oblio cerebrale.
Decise di continuare a muovere le mani, visto che neanche girare la testa gli riusciva, e si tastò il petto dove altra polvere e altri pezzi di legno furono scrollati senza consapevolezza. Provò a controllare il proprio respiro, nonostante il senso di disidratazione facesse un male cane peggiore di qualsiasi altro avesse mai provato in passato. Il tentativo fu vano, ma condusse la sua mente ad avere un’idea che in quel momento era più che brillante. Quelli che aveva addosso erano detriti.
Sì, detriti. Come se fosse crollato qualcosa, come se un terremoto avesse devastato il luogo in cui si trovava. Era una possibilità, sebbene ci fossero altri quesiti insoluti per la sua mente provata e difettosa.
Dove si trovava quando questo cataclisma si era verificato? In che modo era stato colpito e coinvolto? Perché sentiva un brusio? Perché suonavano le campane?

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Lupi: Il colosso di Rafael Spike

Lupi il colosso Rafael Spike

Lupi: Il colosso

Gli sportelloni posteriori del veicolo si aprirono di colpo e un colosso fatto di muscoli saltò fuori dal vano vuoto, alleggerendo di duecento chili la grossa vettura. Era più alto del furgone e indossava solo un jeans nero strappato alle ginocchia. Era scalzo, a torso nudo, la testa rasata a zero, senza guanti né mascherina. Totalmente ricoperto di vene sulla pelle abbronzata poteva essere scambiato per un partecipante di Mister Olympia, ma questo qui era alto almeno due metri e trenta.
Rise in modo alquanto piratesco e urlò qualcosa circa il divertimento, dopodiché si girò verso gli sportelli aperti e si allungò per afferrare qualcosa. Un’alabarda medioevale fece il proprio ingresso in scena e io stentai a credere ai miei occhi. Impugnò il bastone lungo un metro circa alla cui punta c’era una lama d’ascia affilata e colossale. Da quella distanza mi pareva larga quasi metà dell’intera altezza della donna.
L’energumeno si mosse con nonchalance, reggendo l’arma sulla spalla. Io mi mordevo le mani ma non riuscivo a fare niente. Potevo osservare e basta, non ero in grado neanche di richiudere le persiane.
La malcapitata provò infruttuosamente ad alzarsi e scappare, ma dal tentativo fallito provennero solo altre grida disperate, altri lamenti e uno spostamento esiguo. Nel frattempo altre luci si accesero lungo i palazzi, qualcuno come me fissava incuriosito la scena.
La raggiunse, le afferrò una caviglia e la costrinse a girarsi. Le disse qualcosa poiché lei controbatté implorando di lasciarla andare, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per essere lasciata in pace.
Il colosso strinse l’alabarda a due mani e nel grido strozzato della sua vittima calò la sua infida e inarrestabile ghigliottina, tranciandola a metà da fianco a fianco. Uno schizzo di sangue lungo qualche metro abbracciò la linea di mezzeria. Le risate del gigante si riversarono nel nuovo silenzio della defunta.

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Icaro di Pasquale Scalpellino e Renato Pipitò

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Icaro

Icaro è una raccolta di otto racconti horror/sci-fi di Pasquale Scalpellino e Renato Pipitò, incentrata principalmente sulla smania dell’essere umano di conoscere, comprendere e plasmare il mondo e l’universo, ma anche sulla sua impotenza nel riuscire a portare a compimento questo desiderio. Gli 8 racconti ripercorrono a proprio modo eventi legati alla scienza, una scienza che si rivolge all’universo e alla sua immensità, svelandone alcuni aspetti macabri e ignoti che sprofondano nell’orrore e nel terrore più puri.

Una macchina in grado di svelare il futuro, il suicidio di un trivellatore di una delle lune di Giove, un pioniere catturato da una forza superiore, un messaggio proveniente da un altro pianeta e tanti altri sono solo alcuni degli elementi che compongono queste storie, tutte volte a sminuire l’arroganza dell’essere umano e soprattutto a svelarne la patetica impotenza.

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Tokyo di Pasquale Scalpellino

Tokyo Pasquale Scalpellino

Tokyo

Un rapinatore armato di fucile disturba la cena al ristorante di numerose persone. Un regista occidentale con uno stranissimo e rischioso modo di ottenere ispirazione trascorre un’assurda notte di sangue nel quartiere di Kabukichō. Un giovane deve tenere nascosto il suo sogno circa uno shinigami per proteggere suo fratello e la sua fidanzata. Tre maschere d’argento a Shibuya piovono giù dal cielo nella notte di Halloween e iniziano a seminare caos e morte.

Queste sono solo alcune delle vicende contenute in questa raccolta di sette racconti horror, il cui nome è legato alla città che ha ispirato l’autore e i cui contenuti saranno ambientati nei quartieri di questa capitale, mescolando tradizioni giapponesi moderne a quelle del passato, mostrando inoltre la città sia dall’interno che dall’occhio esterno del turista. Tokyo è dunque il primo volume di Horror Souls, una collana che darà la luce a simili raccolte autoconclusive di racconti horror che cambieranno in base all’anima spaventosa della città che cercheranno di descrivere e mostrare.

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Horror House Tales di Pasquale Scalpellino

Horror House Tales Pasquale Scalpellino

Horror House Tales

Soldati di guerre ed epoche diverse costretti a scattare foto particolari ai caduti per ordine di misteriosi superiori; una bambina incuriosita dallo strano lavoro tessile di sua nonna e dal fatto che le sue mani posseggano degli schifosi buchi sui palmi; due admin di una pagina facebook dedita all’horror ricevono un nuovo prototipo di tecnologia volta a velocizzare il lavoro di condivisione sui social; un uomo che ritrova sua moglie dormiente a letto armata di coltello.

Queste e tante altre sono le storie che compongono Horror House Tales, una raccolta di 7 racconti horror che omaggia la omonima pagina (Horror House), narrando le prospettive e i progetti di entità superiori circa il loro piano di distruzione e di sottomissione dell’umanità.

Stirpi millenarie, Natura, malanni psicologici e multinazionali saranno gli esecutori e i villains desiderosi di annientare il genere umano, il quale si ritroverà a fronteggiare situazioni improbabili e al limite della realtà, senza però sconfinare troppo nel surreale.

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