Sangue e cemento di Pasquale Scalpellino

Sangue e cemento pasquale scalpellino

Sangue e cemento

Il cemento per l’umanità.
Il sangue per la spiritualità.
E parti del corpo come organi e ossa per l’individualità.

Giovanni Saviona è un muratore esperto e ha intenzione di portare il suo hobby per la scultura verso un livello superiore, adesso che il suo piano – il suo progetto divino – è finalmente delineato del tutto, con tanto di palazzo abbandonato in cui poterlo svolgere senza alcun disturbo.

Il tatuaggio con la scritta Tormento che ha dietro al collo è il medesimo che il suo martello da carpentiere ha inciso sul manico di legno. Loro due sono amici inseparabili, lo sono sempre stati.

John, nome con cui amava chiamarlo sua moglie Suzanna, è dunque in cerca di vittime da uccidere con modalità precise, per poter prelevare sangue e parti dei loro corpi da centrifugare. Dovrà mischiare il tutto alla pasta cementizia, se vorrà ottenere un cemento color malva. L’obbiettivo è quello di scolpire grezzamente questi blocchi rosati per realizzare piccole statue.

Nello scantinato un uomo è appeso a testa in giù su ganci da macellaio, la sua gola è squarciata.

John vuole ricostruire il mondo. John vuole creare simboli per rendere la realtà un posto migliore. Purtroppo, a causa di ciò moltissima gente è destinata a morire, perché per ricostruire tutto il muratore dovrà prima abbattere ogni cosa a colpi di martello, innocenti compresi.

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La croce nel giardino di Pasquale Scalpellino

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La croce nel giardino

A nord di Londra, lungo Bounds Green Road, vi è una proprietà privata molto particolare. Nonostante la sua grandezza di 250 metri per lato e la bellezza delle quattro ville che fungono da vertici al perimetro, è la misteriosità il tratto che più inquieta tutto il vicinato.

I proprietari terrieri di quel luogo hanno deciso di recintare il proprio giardino privato con una palizzata di legno e ferro, alta più di tre metri. La curiosità circa ciò che hanno nascosto oltre quel muro bucolico è stata ampiamente soddisfatta dal volo di droni comandati a distanza, ma oltre a scoprire la presenza di un giardino ben curato solo un elemento ha destato strani sospetti.

Al centro della proprietà vi è infatti un pozzo di quattro metri di diametro, con una croce di oro massiccio a chiuderlo, alle cui punte sono presenti degli anelli che ospitano grossi lucchetti.

Nessuno sa il motivo di quella impensabile costruzione e nessuno conosce il segreto di quell’inquietante pozzo.

Un giorno però Eric e i suoi quattro amici commetteranno un grosso errore. A causa di uno sciocco sbaglio, ovvero l’aver fatto la spia alla maestra, i ragazzini di nove anni, con l’aiuto di una scala di un’impresa edile lì vicino, faranno cadere un loro coetaneo sul lato opposto della palizzata.

Peccato che anziché pianti e lamenti del giovane punito, sentiranno ringhi, morsi e urla disumane.

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Zero Negativo di Pasquale Scalpellino

Zero Negativo Pasquale Scalpellino

Zero Negativo

Il 21 luglio del 2020 un ragazzino in bicicletta sta percorrendo una via di Palmers Green, a nord di Londra.

Ha caldo ed è sudatissimo, l’estate nella capitale inglese non è mai stata così forte e così duratura. Si ferma lungo un ponte nella corsia della pista ciclabile, per controllare che nello zainetto abbia un pound per comprare una gelida bibita frizzante. All’improvviso però una coppia di ragazze si arresta sul marciapiede di fianco a lui e alza gli indici al cielo, distraendolo.

Tutti iniziano a fermarsi, una folla cresce letteralmente dal nulla.

All’orizzonte, tra gli alberi del parco lì vicino, sono sbucati sei droni di ultima generazione, i quali, volando in sincrono, trascinano con sé delle corde flosce. Salgono in alto, in verticale, sempre più su, finché quelle funi si tendono e un uomo impiccato inizia a contorcersi dinanzi a tutti.

Sulla pancia nuda, il poveretto esibisce una strana scritta rossa.

C O M, dicono le tre lettere solitarie.

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Lupi: Asfissiare di Rafael Spike

Lupi asfissiare Rafael Spike

Lupi: Asfissiare

Ta-dah! Sì! Le mie mani sono nere! Nerissime! Sono di pece! Come il manto di un corvo, dice una delle mie migliori amiche quando gliele mostro su Skype. Sono tutte nere: dalle unghie, fino a poco più su del polso. Il tatto come senso è rimasto integro e se chiudo gli occhi e me le appoggio sul viso, o su qualsiasi altro punto del corpo, le sento esattamente della stessa consistenza di prima. Sono le stesse mani che avevo, hanno solo cambiato colore.

Non sono abbronzate, arrostite e non ho una malattia come la vitiligine al contrario. Non si tratta di pelle scura come chi è di colore, tipo il mio amico Amed del Congo. La mia cute è nera come il ferro battuto, nera come la pittura, nera come la morte infernale, come un diablo. Le pellicine sono nere, le unghie, le nocche e i peli – e voi sapete che i miei sono biondi, sono quasi albino.

Provo dolore e sanguino sangue rosso, ma la carne se mi scortico o mi taglio è nera al di sotto della superficie. Non è cancrena, non è una patologia rara. Sono nere e basta.

Sono stato dal medico, all’ospedale e da uno specialista dermatologo, ma nessuno è riuscito a darmi alcuna spiegazione, nonostante mi abbiano fatto centinaia di test. Credetemi sulla parola: nessuno sa cosa sia! Ma il bello è che tutto questo me lo dicevano a priori, anche prima di testarmi. Non si aspettavano risposte concrete, cure o spiegazioni perché non ero il primo, in molti insieme a me avevano mostrato questo “innocuo sfogo della pelle”. Così lo hanno battezzato, uno “sfogo gentile”. Non è una malattia, non è una mutazione di quelle che aspettiamo per la seconda ondata. Non è letale in questa forma, è solo una colorazione cutanea.

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Kill Her di Pasquale Scalpellino

Kill her Pasquale Scalpellino

Kill Her

Il telefono di casa e il suo cercapersone suonarono quasi allo stesso momento, quando Selene si fermò di sfuggita a fissare le immagini del notiziario che riportavano alcuni omicidi dell’ultim’ora. Era venerdì sera, aveva da poco finito di fare una doccia dopo uno stressante turno di lavoro al dipartimento e si stava rilassando con una birra sul proprio divano, mentre la cena si riscaldava nel microonde. Erano due dei suoi colleghi che stavano cercando di rintracciarla.
Essere un’investigatrice capo non era mai stato semplice, ma quella sera dodici persone a caso erano appena state uccise nella sua città.
Avevano usato armi contundenti per farlo, ma queste erano tutte diverse tra loro.
Simili erano i pentacoli di sangue dipinti nei soggiorni e gli orari delle esecuzioni, ma la cosa più inquietante che avevano in comune i cadaveri delle vittime era il nome di Selene inciso sui polpacci.

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Il mondo nuovo: Fra la vita… di Sirio Rossi

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Il mondo nuovo: Fra la vita…

La soglia alle sue spalle si sigillò e quella dinanzi a lei si spalancò di colpo. Due persone imbacuccate con tute elastiche anti-trasmissione medica di lega bianca scattarono verso di lei, in silenzio sotto i filtri dei respiratori delle loro maschere cefaliche chiare come il latte. La afferrarono per le braccia, la staccarono dal muro e la trascinarono con forza come se fosse una paziente pazza in opposizione.
Percorsero il corridoio d’uscita volando e Amber riuscì a vedere con chiarezza cosa l’aspettava, quando ormai il potersi opporre non era più un’opzione valutabile. Gridò, ma suo marito non poteva più sentirla né aiutarla. I due paramedici la strattonarono sollevandola poi da terra di peso.
La normale uscita con scale adesso era composta da altri due membri sanitari, i quali sostenevano una bolla di plastica grossomodo della sua altezza. C’era un buco piccolo in quel gigantesco pallone e fu lì che la infilarono, facendola finire al centro di esso. I gradini non vi erano più, si erano magicamente allineati in obliquo e ora apparivano come uno scivolo di metallo liscio e ripido.
Tutt’e quattro le persone in tuta bianca ignorarono i lamenti di Amber, spingendo con forza quell’involucro sferico, condannandola così ad una caotica rotolata che durò un’eternità, anche perché lei non faceva altro che girare frontalmente in modo sempre più veloce, mentre il suo pancione le dava dei pugni interiori sulle ossa della schiena e del coccige.
Terminato quell’indesiderato luna park, il contenitore di plastica che la imprigionava arrestò la propria corsa in quello che poteva benissimo essere un Transteiner. Dietro di lei la porta si sigillò e lei finì al buio in quello che le era parso uno stanzino merci asettico e incolore. Cominciò a piangere e vomitò, ma le sue paure si spensero all’accendersi di un gas silenzioso che la sedò contro la sua volontà.

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Naturalia: Lo strano cliente di Laurel Wilson

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Naturalia: Lo strano cliente

Due nuovi tentacoli lisci e trasparenti emersero dalla tunica strisciando e si allungarono verso la sacca, aprendola e riversando il contenuto sul bancone di carta impermeabile. Una decina di gemme rosa e rosse ottagonali con punta acuminata fecero capolino, brillando di luce naturale e di un riverbero di chiarore magico.
Tab non aveva mai visto nulla del genere e ne restò tacitamente affascinato e impressionato, seppure la sua percezione intuitiva continuasse a suggerirgli il fatto che fosse merce che scottava.
“Lo scambio si farà, nessuno qui vuole fregarti. Se malauguratamente l’affare dovesse saltare, potrai tenerti la metà di queste e nessuno si offenderà né farà problemi a te o al popolo nei dintorni”.
Le ali del calabrone gigante si abbassarono e una si allungò per afferrare una gemma, mentre i tentacoli si ritiravano. Attraverso l’arco d’ingresso, i Nuovi del villaggio del Primo Nord avevano iniziato le proprie mansioni e attività quotidiane, passando indaffarati e cheti lungo i sentieri naturali della Landa. Tab sperava che nessuno entrasse proprio in quel momento, altrimenti l’emporio sarebbe stato compromesso.
L’ala anteriore destra dell’insetto prese una gemma rosa e le antenne percepirono al suo interno una strana e ignota forza. Non aveva conoscenze o competenze magiche, ma sapeva che le loro proprietà potevano essere molto importanti. Forse era un affare che non doveva lasciarsi sfuggire. Era bravo a nascondere le cose e se lo avesse fatto, almeno metà di esse sarebbero state sue. Questo trasformava lo scambio in qualcosa di vantaggioso.

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Naturalia: Gli alberi a rischio di Laurel Wilson

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Naturalia: Gli alberi a rischio

La corsa dell’insetto rosso si arrestò ad un certo punto, quando all’ombra di una betulla bianchissima e vecchia l’esserino si posò su un ramoscello, alla cui sommità una gocciolina rinfrescante di rugiada attendeva di essere bevuta. Sostò per riposo e ristoro, leccò il liquido, distese le proprie ali brillanti e curvò a scatti in più direzioni il corpo allungato, per contrarre la struttura del suo esoscheletro.
Se avesse saputo che quella sarebbe stata la sua ultima degustazione, probabilmente avrebbe scelto qualcosa di più dolce o di più abbondante, ma a Naturalia erano solo in quattro gli esseri in grado di intuire e predire in maniera accurata il futuro e nessuno viveva nelle Terre del Sud, ma soprattutto nessuno di essi era parte della famiglia delle libellule.
Effettivamente provò a volare via, ma l’animale che si catapultò nella sua direzione era come un masso gigantesco che rotolava giù a tutta velocità da una montagna. Difatti la schiacciò senza rendersene conto insieme ad un cespuglio nelle vicinanze, prima di spalancare due fauci immense e addentare con mandibola d’acciaio il tronco bianco della betulla.
Il rumore esplosivo del legno che si spezzava rimbombò per tutta la foresta, producendo una dispersione di schegge di varie dimensioni, anche se fu il fuggi fuggi di centinaia di animali ad essere preoccupante. Rane, pesci, crostacei, molluschi e rettili partirono a razzo all’interno del fiume salato, risalendo la corrente per puntare verso il bacino marino. Gli uccelli insieme ad altri abitanti degli alberi fecero lo stesso, come anche gli insetti e i mammiferi di terra. Quel colosso peloso di oltre quattro metri e con sei zampe mastodontiche riuscì a serrare la mascella, tranciando dunque metà della betulla, la cui fine si tramutò in un lento precipitare plateale.

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Cuori diversi: Un salto nel vuoto di Simona Vannini

Cuori diversi un salto nel vuoto Simona vannini

Cuori diversi: Un salto nel vuoto

In periodo di quarantena una donna viene portata urgentemente in ospedale. Si trova in uno stato confusionale, sospinta da due paramedici attraverso le corsie di tutta fretta. Le ferite alle gambe sono dolorose e spaventose, ma gli ortopedici che stanno per operarla non sembrano preoccupati. Cosa le è successo? Come si è procurata quelle ferite? Le motivazioni sono incerte, di sicuro c’è solo il fatto che sia precipitata dal terzo piano, dalla finestra però del suo vicino di casa sposato. Qual è il mistero che si cela dietro questo salto nel vuoto? Riuscirà a confessare la verità ad una misteriosa donna in mascherina che si presenterà dinanzi a lei?

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Cuori diversi: Il mio segreto di Simona Vannini

Cuori diversi il mio segreto simona vannini

Cuori diversi: Il mio segreto

In periodo di quarantena una donna sta riscoprendo sé stessa, ma soprattutto sta riscoprendo l’importanza degli altri e l’importanza della solitudine. Sono tempi difficili questi, ma non bisogna mai lasciarsi abbattere dagli ostacoli, soprattutto quando si cerca di rimettere insieme i pezzi della propria vita e si tenta di ritrovare nuovamente il vero amore. Lei ha riscoperto la bellezza di avere un giardino, anche perché è proprio quest’ultimo ad averle donato quello che lei ormai chiama “il mio segreto”. Ma di cosa si tratterà? Qual è questo segreto che la sta aiutando a superare questi tempi difficili di pandemia?

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