
Haters
Immaginate un bambino goffo e impacciato che non riesce ad eccellere in alcuno sport o in alcuna altra attività scolastica.
Immaginate la sua rabbia, il suo odio e la sua voglia di vendetta che inizialmente vengono scagliati contro gli altri e la loro bravura, per poi tornare indietro con effetto boomerang su di lui e sulla sua incompetenza.
Immaginate la frustrazione e la voglia di riscatto che conducono questo ragazzino a migliorare e migliorare e ancora migliorare, per ottenere quel controllo assoluto sui movimenti e sulle abilità ginniche di cui non ha mai assaporato l’essenza.
Ora proiettatevi nella sua adolescenza e nella prospettiva di scelta scolastica che lo pone dinanzi ad un indirizzo informatico, dove avrebbe a che fare con software, computer e codici, la cui precisione e la cui perfezione potrebbero assumere le fattezze di un ulteriore tipo di controllo assoluto.
Nel mondo si sviluppano i social network.
La tecnologia moderna invade l’intero pianeta.
Lui giunge all’università e il suo desiderio di controllo accresce, mentre la sua perfezione nella materia informatica lo fa diventare un hacker.
Scopre il deepweb.
Osserva il mondo intorno a sé diversamente.
Vede la superficialità della gente su ognuno dei social di maggior presa.
Nota il cambio di priorità della vita umana e delle società nella quotidianità di tutti.
Ne segue le mode dall’esterno, solo per raccogliere data.
Arrivano gli smartphone e le app, i quali facilitano questo processo.
Poi si accorge che in ogni angolo del web, quello alla luce del sole, accessibile a tutti, ci sono haters e persone che provano e infliggono odio gratuito.
Immaginate come potrebbe reagire dopo quello che ha subito e provato quand’era un bambino e che si porta ancora dietro, adesso che possiede queste competenze da hacker e ha assunto un controllo quasi assoluto sulla tecnologia e l’utilizzo di ogni forma della sua rete.
Avete focalizzato tutto ciò? Avete ben chiaro questo contesto?
Beh, io ero quel bambino e voglio raccontare quello che feci.
Per ovvie ragioni non potrò citare geograficamente luoghi, città e vie e per altrettanti motivi alcuni individui possiederanno soltanto un nome, mentre altri neanche quello.
Sono un hacker e le mie mani sono sporche del sangue di centinaia di esseri umani, ma il mio modo di uccidere non mi coinvolge in modo diretto e questa storia non metterà in pericolo la mia libertà, per questo la voglio raccontare.
Scelsi sette persone da plagiare in modo indiretto per condurle a commettere omicidi. Scelsi sette individui da trasformare in leoni da tastiera in grado di tradurre il proprio astio virtuale in qualcosa di reale, traducibile in crimini veri e propri.
In pratica instillai odio per manipolare la morte.
Io creai degli haters che uccisero persone per me, ma lasciate che mi spieghi meglio.
Questo era in pratica il mio piano.
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