L'uomo dagli occhi azzurri

Primo capitolo de L’uomo dagli occhi azzurri

1 – NONOSTANTE TE LO SPIEGASSI IN CONTINUAZIONE

Sebbene l’uomo sia la creatura più ossessionata dalla ricerca e dalla scoperta della verità, egli è anche quella che più di ogni altra non è in grado di riconoscerla, per quanto spesso l’abbia innanzi agli occhi.

Se fosse esistita una ragione plausibile al loro pedalare in quella fitta boscaglia, sarebbe stata riconducibile alla curiosità, ovvero al piacere che l’ignoto può dare svelando i propri misteri. Se poi si considera che la compagnia affiancata era tra le migliori che si potessero mai avere, risulta molto facile capire come a un certo punto fosse stato necessario mettersi in sella e iniziare a macinare i metri che separavano l’oggetto del desiderio da loro stessi.

Sirio aveva soltanto sentito parlare di quella casa in passato, ma mai avrebbe pensato di dirigervisi così: in bici, da soli, un pomeriggio, con Angela.

Ma chi era poi Angela? Un’amica? Una sconosciuta? Una ragazza che gli piaceva? Una ragazza che desiderava? Una stronza? Un bel perizoma che si lasciava ammirare? Una ragazza così intelligente da metterlo alle strette in ogni tipologia di discussione? Un’amante? Non lo sapeva nemmeno lui e non ci pensava poi così tanto, ciò che gli interessava era il suono che quelle vecchie dicerie producevano all’interno della sua mente. 

Quella non è una casa abbandonata, ma uno stabilimento distrutto, lasciato a marcire piuttosto che essere abbattuto. Un posto che non si dovrebbe mai visitare e che al massimo dovrebbe essere osservato a distanza di sicurezza.

La Mostra D’Oltremare era un parco archeologico, ma anche una delle più grandi sedi fieristiche italiane, che all’interno della città di Napoli era di solito scelta come location per ospitare concerti, mostre, raduni, opere teatrali e tanto altro. Possedeva numerosi edifici, fatti da immensi padiglioni, oltre che gigantesche aiuole, sentieri, un anfiteatro romano, palazzine varie e una colossale fontana. Aveva un perimetro di grande vastità e numerose zone inaccessibili, più alcune altre sezioni abbandonate e quasi irraggiungibili.

Proprio verso una di queste, Sirio e Angela di nascosto si stavano dirigendo, pompando le proprie gambe su quei pedali neri e sudando nelle loro divise a causa della calura estiva pomeridiana.

Le vetrate sono tutte spaccate e le mura coperte da stranissimi graffiti, demoniaci mi verrebbe da dire. A volte si sentono delle urla, altre volte degli striduli ululati. Molti dicono di aver visto rincorrersi due ragazze nude. Il sentiero asfaltato che arriva fin lassù è deformato dalle radici degli alberi e incrostato dai muschi, come se la natura stessa volesse proteggere il proprio cuore nero dal mondo esterno. Se supererai quegli ostacoli, ti assumerai la responsabilità di fronteggiare ciò che avresti dovuto lasciare in pace.

E pensare che Sirio aveva ottenuto quel posto di lavoro senza neanche volerlo, mandando semplicemente un curriculum ad una selezione online, tramite il suggerimento di un amico. Era un evento mondiale, organizzato dall’ONU, eppure le cinquecento persone che cercavano come staff non erano riusciti a metterle insieme. Solo trecento circa si erano buttati a partecipare e di conseguenza, anche per mancanza di alternative, tutti erano stati assunti. Si trattava di un’esposizione mondiale a tema urbanistico, che serviva come collegamento di idee tra le architetture urbane dei vari paesi del mondo. C’erano cinque categorie d’impiego, ma la più gettonata era quella logistica che si occupava di allestire manualmente i vari aspetti dei padiglioni della fiera. Era il lavoro più semplice in fin dei conti.

A Sirio e Angela sarebbe piaciuto occuparsi della mansione giornalistico-informatica, ma quella era un’occupazione per pochi e c’erano già tante altre persone più qualificate di loro a essersi proposte. In questo modo entrambi erano finiti a Logistica e si erano conosciuti il primo giorno al primo compito da svolgere, ovvero la costruzione dei pannelli indicatori.

Se dovessi scegliere un posto dell’orrore dove trascorrere la notte, sceglierei subito quello lì. Non ho mai visto qualcosa di più terrificante, non so neanche se ci sopravvivrei. In realtà non so nemmeno se esiste un modo per uscire illeso da quelle fatiscenti mura.

Lei gli pedalava davanti, alzando leggermente il sedere dal sellino, cosicché lui riuscisse a vederla sculettare e riuscisse a sbirciare le sue mutande bianco di pizzo. L’attrazione tra loro si era avvertita sin dal primo momento, ma non era mai accaduto nulla di concreto ancora.

Lei era fidanzata e smorfiosa, lui era stupido e impegnato. Tutto però sembrava convergere e puntare verso il misfatto, visto che ad ogni turno capitavano sempre insieme, manco fosse fatto di proposito da una divinità giocherellona e propiziatoria.

Passaggio di controllo agli stand? Sirio e Angela!

Turno di promozione bici? Sirio e Angela!

Pausa pranzo in due? Sirio e Angela!

A meno che i supervisori non sospettassero qualcosa o provassero a creare un’occasione intima a loro insaputa, l’avvento di tutte quelle coincidenze sembrava sul serio uno scherzo del destino.

Dicono che l’ultima persona che abusivamente l’aveva occupata squartò con una mannaia alcuni bambini e ne stese al sole gli organi per essiccarli. Di giorno, d’estate, quando fa caldo e la giornata è secca, si può sentire il fetore della decomposizione da centinaia di metri. A volte anche le urla dilaniate dei piccoli innocenti.

“Ehi, Sirio! Quanto pensi che disti ancora?”, chiese improvvisamente la ragazza, alzandosi ancor di più dal sellino e lasciando che il pantaloncino di jeans scendesse quasi del tutto, liberando il panorama.

“Non penso manchi parecchio, dopo quella svolta dovremmo già riuscire a vedere qualcosa”, ribatté il ragazzo, fissando le natiche senza pudore.

Il sentiero si stava facendo sempre più ripido man mano che si inoltravano nel bosco, facendo sparire quelle che erano le parti asfaltate della strada, per lasciare posto a cumuli di foglie secche sparsi qui e là, i quali scricchiolavano al loro passaggio. Intorno si percepivano soltanto i rumori del bosco, accompagnati da un venticello caldissimo che batteva sulle loro gambe lucide per il sudore. Il posto in cui lavoravano e il motivo per cui avevano le bici promozionali parevano lontani mille miglia in quel momento. Ora esistevano soltanto la casa abbandonata da raggiungere, il culo di Angela e l’erezione di Sirio. Neanche le loro relazioni erano più così vicine da contare qualcosa.

Abbandonata? Ah! Non è mai stato abbandonato quel luogo. Ci vivono almeno una dozzina di spiriti da quando ci andai la prima volta nel 1970. Quel luogo è antichissimo ed è sempre stato occupato in un modo o nell’altro… in un senso o nell’altro.

Pian piano e con molta fatica riuscirono a percorrere quel sentiero fino alla cima, sbucando in un piccolo spiazzo che si diramava in due viottoli sterrati. Era tuttavia un falso bivio, poiché si riusciva a intravedere con chiarezza come le due strade si ricongiungessero dopo un centinaio di metri, diventando un vero e proprio viale, che poi svoltava bruscamente a destra dietro una siepe. Non c’era una scelta da fare su quale percorso prendere, non c’era il fato da consultare col lancio della monetina. La via era ambigua, ma unica. Confondeva, però conduceva ad una sola e irreversibile meta.

Nella mente di Sirio, ad ogni modo, il bel culo dell’amica stava cominciando di punto in bianco ad avere meno importanza. Il suono dei suoi pensieri lugubri stava occupando tutto lo spazio possibile e immaginabile. Se lei avesse avuto intenzione di tradire il suo fidanzato trentenne, portando lui a essere infedele alla propria ragazza, non sarebbe accaduto di certo quel giorno.

La testa del giovane era troppo affollata dal nero parlare di quei racconti, di cui lui era venuto a conoscenza chiedendo in giro nei giorni precedenti. Magari l’eccitazione che Sirio sentiva non era per le belle forme di lei, ma per la possibilità di giungere finalmente in quel luogo infestato. Più pedalavano verso la meta e più lui non capiva cosa volesse o meno.

Una volta ci passai di fretta e furia mentre giocavo con degli amici a nascondino. Eravamo sgattaiolati via dalla Mostra a cui ci avevano trascinati i nostri genitori e ci eravamo messi a giocare tra i boschi indisturbati. Di sfuggita vidi due ragazze a torso nudo rincorrersi ridendo, attraverso una finestra rotta. Quando mi fermai sorpreso, si fermarono anche loro, mettendosi a guardare nella mia direzione. Non credo che potessero vedermi, eppure sentivo il loro odio all’interno della mia anima.

“Tu vai a destra e io a sinistra, okay?”, affermò la ragazza, sorridendo e mostrando una malizia prepotente. Voleva dare ordini.

“Va bene”, rispose il giovane. “Cerca di stare attenta però”.

Lei rise incredula, prima che si mettessero entrambi di nuovo in moto. Non si aspettava che le facesse un avvertimento simile. Stava cercando di dare una nota di terrore a quell’escursione? Voleva rendere spaventosa la situazione? Non era un film horror quello, non stavano per andare incontro a una triste fine. Voleva impaurirla o era lui ad essere impaurito? Cosa gli succedeva? Sembrava che non le guardasse manco più il culo scoperto.

Senz’altro è un luogo di mistero. Direi che affascinerebbe chiunque sia patito del genere. Altro che Blair Witch Project, qua parliamo di un luogo spettrale, disastrato, in disuso. Se qualcuno avesse ucciso delle persone e le avesse sepolte o nascoste lì? Cioè come si potrebbe mai sapere una cosa simile? Gli occhi che luccicano al buio, attraverso quei muri sfondati, non appartengono di certo agli animali del bosco.

Percorsero quella manciata di metri separati, ascoltando il rumore reciproco delle proprie bici che si muovevano più veloci sul tratto pianeggiante e non più in salita. Attraverso gli alberi e le foglie riuscivano a scorgersi l’un l’altro come figure multiformi e spezzate. Un brandello di gambe, uno di maglia, un dito, una ciocca di capelli. Angela guardava tutto questo attraverso la radura, mentre sorrideva tra sé aspettando che finisse il tratto diviso. La nota dolente era che Sirio non la guardava proprio per niente.

Lui era fisso dinanzi a sé e in realtà non riusciva a sentire neanche uno dei rumori della natura. Percepiva degli occhi che lo osservavano, ma non erano i candidi e dolci occhi della ragazza. Era un altro sguardo, uno lontano, uno distante, uno che forse non avrebbe mai voluto vedere davvero.

Se conoscessi una verità che nessuno è in grado di comprendere, ne parleresti con qualcuno anche se costui non potrebbe capirti? Io no, preferirei trascendere.

Luca aveva trent’anni ed era un avvocato, Angela invece ne aveva soltanto ventuno ed era una studentessa universitaria. Per quale motivo stessero insieme non lo sapevano neanche loro, visto che entrambi non amavano l’altro ed entrambi tradivano regolarmente il partner. Scopavano, certo, ma nessuno dei due capiva come dopo ogni tradimento, ogni litigio, ogni cattiva frase, fossero sempre lì insieme, sulla terrazza di Luca, a guardare Napoli dall’alto di San Martino, stringendo tra le dita un freddo bicchiere di vodka e lime, pensando di non voler essere in nessun altro posto al mondo.

L’età non era un fattore importante, sebbene tutti e due avessero in passato affermato di odiare le grandi differenze di anni. Lei era bellissima, lui invece soltanto affascinante. Forse era l’odio a unirli? Forse c’era qualche elemento inconoscibile a legarli? E Sirio invece cos’era? La normalità? L’essere coetanei? Il semplice battere delle emozioni e delle attrattive? Difficile rispondere, visto che lei non poteva neanche guardarlo senza eccitarsi. Sin dal primo momento che lo aveva incontrato al raduno degli addetti alla logistica, aveva avvertito una fortissima vampata di calore nel proprio corpo, una vampata che l’aveva quasi portata a bagnarsi per l’eccitazione. Cosa aveva quel ragazzo di speciale? Senza neanche parlare era riuscito a farla cadere in una strana trappola magnetica. Dovevano andare avanti fino in fondo.

Spesso, quando sono da solo al buio, chiudo e apro gli occhi per notare la differenza tra avere gli occhi chiusi e avere gli occhi aperti. Inizialmente non vi è diversità. Oscurità da un lato, oscurità dall’altro. Dopo svariati minuti però le disuguaglianze si manifestano, perché l’occhio si abitua al buio e rende più nitido ciò che si nasconde nell’abisso. Possiamo abituarci a qualsiasi cosa, è la nostra prerogativa umana. Anche al male e al dolore possiamo abituarci.

Sirio era impegnato con Luna da pochi mesi. Non avevano mai dichiarato di stare insieme in maniera ufficiale, però lei non usciva con altri ragazzi e lui faceva lo stesso. Si erano conosciuti a un corso universitario e dopo un semplice caffè si erano baciati. Quello che era seguito dopo non era stato né speciale né unico. Una frequentazione normalissima, un rapporto di uscite comune e una buona dose di sesso sfrenato. Stavano bene insieme, ma non era ancora una relazione a tutti gli effetti e forse non si sarebbero mai amati veramente. Lui continuava ad uscire con gli amici, ubriacandosi tutti i fine settimana, e lei faceva lo stesso. Non frequentavano altri, ma sarebbe potuto capitare con facilità a tutti e due. Un po’ come stava succedendo ora a Sirio con Angela.

A volte è proprio la solitudine a farti compagnia e riesci a capirlo quando vieni rapito e trascinato nell’oscurità. Lì fa freddo, lì non c’è anima viva, lì sono i respiri e i passi gli unici suoni che puoi avvertire. E sono più che terrificanti quando non appartengono a te e sei da solo. Non puoi fuggire dall’oscurità se ti ha inghiottito, ma se qualcuno ti ci ha gettato, beh, quello è ancora peggio. In fondo è solo lui a sapere che sei lì, quindi è solo lui che può venire a recuperarti. E se avesse una mannaia tra le dita?

Il bivio stava per finire, i due sentieri divisi da quel piccolissimo muretto di cespugli e frasche stavano per ricongiungersi in un bacio naturale. Sirio e Angela sarebbero stati di nuovo vicini di pedalata. Sudavano ed erano stanchi, ma nessuno dei due sembrava dare peso a tutto questo.

Angela si voltava a guardare il ragazzo di tanto in tanto, scorgendone dei lembi attraverso la sterpaglia. Lei il calore lo aveva anche dentro. Lui invece fissava la strada dinanzi a sé, aspettando l’attimo in cui sarebbe apparsa la casa abbandonata. La sua testa era piena di voci, ma neanche per un secondo aveva tentato di distrarsi da esse. Non lo aveva fatto né voltandosi verso Angela né pensando a Luna, la quale gli inviava costantemente sms, facendogli vibrare il cellulare in tasca.

“Sirio, adesso voltiamo a destra seguendo il viale?”, chiese la ragazza, notando che mancavano pochi metri al congiungimento dei due sentieri, i quali poi viravano ad angolo retto dietro un cespuglio. Per quanto tutto sembrasse spoglio e diradato, non si riusciva a notare null’altro se non il selvatico colore verde.

Quattro metri separavano i due ragazzi, ma Sirio non rispose alla domanda.

“Allora?”, ripeté Angela, girandosi verso il compagno senza notare in lui niente di strano.

Tre metri. Ancora silenzio.

“Sirio? Rispondi o no?”.

Due metri. Vuoto.

“Cazzo! Sei diventato sordo?”.

Un metro. Il nulla.

“Ma cos…”, riuscì a biascicare la ragazza dai capelli biondi, prima di affrontare il dilemma della situazione.

Sirio non c’era più.

Il muro di rami, alberelli e cespugli era finito. I due sentieri si erano ricongiunti.

Angela aveva pedalato fin lì, continuando a chiedere imperterrita informazioni sulla prossima strada da prendere. Un attimo prima lui andava in bicicletta sotto lo sguardo della ragazza, attraverso la sterpaglia, un attimo dopo era sparito.

Volatilizzato. Svanito. Non era più lì con lei.

In principio il silenzio è la parola, da esso si forma qualsiasi tipologia di suono o di rumore. Se non c’è prima il silenzio, non si potrà mai produrre un suono. Lo stesso vale per la materia. Se non c’è prima il vuoto, come potrebbero crearsi lo spazio e la realtà che lo riempiranno? Tutto scaturisce dal niente, perché è il niente a contenere in principio il tutto. La questione è che il niente deve svilupparsi e manifestarsi per potergli dare vita. Sono i morti, dunque, a contenere in principio i vivi? Noi nasciamo dalla morte? È questo che c’era prima della vita? Siamo solo dei morti manifestati?

La prima reazione che le sovvenne, data la paradossalità del tutto, fu ridere. Un’isteria bella e buona che non si arrestò per svariati minuti, facendola addirittura lacrimare gli occhi. Una risata fittizia, fragorosa e triste. Il ragazzo, che l’aveva trascinata in un’avventura di fantasmi, era sparito come per magia. Il ragazzo, che lei voleva scoparsi e che aveva seguito fin lì proprio per quel motivo, era scomparso nel nulla.

Era impazzita? Era stralunata? Il sole le aveva fatto venire le traveggole? Quel ragazzo esisteva, era carne e ossa. Non era frutto della sua immaginazione! Per giorni aveva lavorato insieme a lui e aveva visto anche altre persone interagire con lui. Esisteva. Era reale.

“Tu credi?”, chiese improvvisamente dal nulla una voce atona e profonda, provocandole un brivido lungo la schiena sudata e arrestandole la risata isterica.

Si voltò con lentezza, quasi cadendo dalla bici. La punta del sellino le premeva sulla parte alta del bacino, dolendole, mentre le sue gambe tremavano contro la sbarra portante del mezzo a due ruote. Sentiva il collo scricchiolare. Era stranamente attratta dalla paura che quella voce le aveva provocato, sebbene in cuor suo provasse l’impulso di voler fuggire il più lontano possibile.

Giratasi, poté notare tre cose.

La prima era Sirio, la seconda era l’assenza della sua bicicletta e la terza era un uomo che poggiava la mano sulla spalla del ragazzo.

Non esistono problemi, non esistono rimorsi e rancori. Non saprei spiegarti perché le cose stanno in questo modo, ma tu fregatene, fregatene altamente di ogni cosa. Alla fine, quando scopri che nulla ha valore, che valore ha il fregarsene? Quando scopri che la morte non è la fine, è semplice risorgere e continuare a vivere. Non trovi?

“Chi… chi… chi sei?”, biascicò Angela, cercando di trattenere la pipì che le era apparsa nella vescica a causa della paura.

“Io?”, chiese l’uomo, sfoggiando nuovamente la propria voce profonda. Era alto, senza capelli, con gli occhi azzurri, una maglietta a mezze maniche grigio scuro, un bermuda di jeans chiaro e i piedi scalzi. Era albino e di ottima corporatura, ma non troppo muscoloso. Le mani erano poderose, mentre lo sguardo e le labbra sorridenti. Sirio, al suo fianco, era una statua di sale. Immobile, senza respiro, pallido come un cencio, pareva addirittura più basso di come ricordasse.

“Sì, tu”.

“Io non sono nessuno e sono tutti quanti proprio per questa ragione”, esordì, sorridendo in maniera demoniaca a trentadue denti.

Angela non capì.

“Non è facile spiegare ciò che non può essere spiegato agli uomini. Io non sono nessuno e sono tutti quanti per questo motivo. Al di là di tutto, c’è il niente che crea ogni cosa. Al di là di ogni cosa, c’è il nulla che le ha create”.

“Non ti seguo”, affermò la ragazza, cominciando a sudare dalla paura piuttosto che dal caldo. I discorsi di quell’uomo erano sconclusionati e privi di senso. Probabilmente era un drogato, un pazzo, magari qualche criminale evaso e nascostosi nel bosco. Cosa stava dicendo? Cosa farneticava?

“Cosa hai fatto al mio amico? Non sembra stare molto bene, perché non lo lasci venire vicino a me?”.

“Perché non vieni tu vicino a noi?”.

“Non mi fido di te, mi spaventi. Vattene via! Vuoi ucciderlo? Vuoi farci del male?”.

“Uccidere, male. Male, uccidere”, ripeté l’uomo a bassa voce.

“Non devi essere spaventata, quando vai al di là di tutto comprendi che nulla va temuto sul serio. Tutto è diverso, niente è superiore, perché niente è uguale. Immutabilità. Una volta che hai raggiunto l’Oltre, neanche morire ti spaventa più”.

La ragazza deglutì.

“In fondo quando scopri che nulla ha il senso che ti aspetti, che senso ha avere paura? Se la morte non è soltanto che un inizio, cosa pensi che occorra per superarla e risorgere? Nulla, niente. Ecco perché sono qui. Ecco perché il tuo amico è con me. Ecco perché verrai anche tu insieme a noi”.

Se la morte non è che un inizio, cosa pensi che occorra per superarla? Quale sforzo credi che ci voglia per poterla oltrepassare e ritornare a vivere in un qualcosa di migliore? Il problema è che nessuno mai lo comprenderà e che neanche tu lo hai compreso… nonostante te lo spiegassi in continuazione…

Angela e Sirio non tornarono a casa quel giorno e neanche in quelli a venire. Sparirono, letteralmente.

Nessuno li trovò mai, sebbene si avviarono numerose indagini per ricercarli. Svanirono e nessuno seppe mai dell’esistenza di quell’uomo privo di capelli e con gli occhi azzurri. Provocarono un grandissimo dolore alle loro famiglie, le quali non riuscirono a darsi pace circa quell’ignoto e doloroso evento.

Cosa accadde? Cosa si verificò? Chi era quel pazzo?

Furono ben quattro persone ad avere la possibilità di poter rispondere a tali quesiti.

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