Una pandemia multietnica

Il movimento del Pandemismo sta ormai spaziando fra tantissime tematiche e generi, investigando molti aspetti della nuova normalità della nostra realtà, grazie a me e ai validi autori che finora hanno aderito al progetto, portando con sé la propria inventiva, le proprie idee e la propria penna. Ma questo è possibile anche grazie al mondo che continua a resistere e andare avanti in questa brutta situazione e grazie a tanti altri scrittori che in qualche modo, anche inconsapevolmente, già iniziano a contribuire al consolidamento di questa corrente, che io e i miei collaboratori cerchiamo di delineare giorno per giorno.

Anche gli articoli vedono man mano la luce, dopo ovviamente attente riflessioni e ponderate considerazioni, discusse tra noi aderenti al movimento e successive (si capisce) alle analisi delle opere già pubblicate e quelle che sono attualmente in revisione. Abbiamo discusso di categorie nuove di personaggi letterari e delle svariate tipologie di personalità consequenziali, dettate dall’ansia generale (ma anche dalla mancanza di paura) che è un po’ un tratto comune per tutti. E tuttavia abbiamo ancora un mondo da sviscerare in tal senso, psicologicamente parlando, a cui aggiungeremo qualcosa nei prossimi giorni.

Oggi però volevamo mettere in campo una questione che potrebbe apparire delicata, ma che in realtà è sia di vitale importanza che estremamente potente nel doversi mettere in gioco. Parliamo della questione multietnica nella pandemia.

Etnie diverse nella pandemia europea

All’interno dei generi, dei racconti e dei romanzi brevi finora trattati, al di là delle varie differenze di stile e decisioni, io e gli altri autori abbiamo fondamentalmente inserito un contesto pandemico, osservato, vissuto e compreso fondamentalmente dalla Pandemia Europea. Senza scendere nei particolari dei testi, ciò a cui noi ci siamo ispirati, escludendo le notizie dei media internazionali, è la pandemia che abbiamo vissuto e che abbiamo potuto sperimentare sulla pelle in primo piano o al massimo per un raccontato a noi prossimo.

I quattro autori che fanno parte del movimento del Pandemismo vivono tutti attualmente in Italia e di conseguenza le loro opere rispecchiamo il contesto sia politico che sociale e psicologico dell’Italia stessa, in un quadro più ampio che è quello europeo e dell’Unione Europea. Parlando per me stesso, la focalizzazione è leggermente diversa poiché vivendo a Londra scrivo e racconto di ciò di cui ho esperienza, ovvero il contesto della capitale inglese e il disegno della gestione politica del Regno Unito, un Regno Unito che dell’UE non fa più parte.

Già confrontando le opere tra noi, è possibile notare diversi tipi di quarantene e lockdown, diverse influenze politiche, diversi messaggi mediatici, diversi modi di vivere e affrontare la pandemia, addirittura nel crederle di base. Tutto ciò è meraviglioso, letterariamente parlando, ma potrebbe espandersi in maniera esponenziale, se sociologicamente si producessero opere di autori di diversa nazionalità e quindi di etnie diverse, costretti a vivere la pandemia europea.

Potremmo parlare delle differenze tra un italiano a Londra e un’altra persona di qualsiasi altra nazionalità nella capitale inglese, considerando anche il contesto di sfruttamenti e mancata equità venuti a galla proprio grazie alla pandemia. Lo stesso si potrebbe fare nel contesto italiano, con persone di altro colore della pelle o di gender discriminato, che affrontano la pandemia italiana. Il discorso è delicato se lo si vuole osservare con malizia, ma in realtà rappresenta un tassello sociologico importantissimo per il movimento del Pandemismo, il che potrebbe aiutare anche le minoranze a farsi sentire e portare agli occhi di chi non se n’è ancora reso conto, le difficoltà che esse vivono. Soprattutto in Pandemia.

Etnie diverse per Pandemie diverse

Il discorso si può ovviamente ampliare e mi duole dirlo che bisogna decisamente farlo. Seguendo tutti noi i giornali costantemente, così da restare sempre aggiornati sulle nuove norme, sulle nuove regole e sui nuovi sviluppi politici, economici e sociali, abbiamo potuto dare uno sguardo non solo ai casi e alle morti delle nazioni che non sono l’Italia e il Regno Unito (quelle che ci toccano in prima istanza per intenderci), ma anche alle decisioni politiche, alle gestioni nazionali, alle norme, ai messaggi, alle proteste, agli eventi ulteriori, ai problemi e a tutta una infinita sfilza di dettagli molto interessanti, da un punto di vista letterario.

Ora, se il punto di vista multietnico in un contesto inglese e uno italiano potrebbe essere interessante e di vitale importanza per poter delineare un’impronta sociologica del nostro movimento, altresì potrebbe esserlo il più semplice resoconto letterario di opere provenienti da altre nazioni. Per questo noi speriamo con tutto il cuore che gli aderenti al nostro movimento crescano in modo esponenziale, poiché inserire in questo discorso un’opera scritta durante la quarantena nelle Filippine, una attuale del Messico, un’altra ancora dalla tragica situazione indiana, potrebbe essere uno spaccato internazionale di quelli che sono tutti gli aspetti della Pandemia visti e vissuti dai paesi e dai popoli di tutto il mondo.

Avrebbe un valore inestimabile.

Siamo fiduciosi che ci riusciremo.

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