L’animo inquieto
Penso decisamente che l’irrequietezza dell’animo, la mancanza di tranquillità e comunque l’incertezza in generale, circa anche il più piccolo degli aspetti della vita, siano state caratteristiche comuni a tutte le persone che hanno vissuto e stanno vivendo questo 2020. E ovviamente con esse pure la relativa quarantena dovuta alla pandemia.
Di punto in bianco tutti i nostri animi sono divenuti inquieti all’inizio di quest’anno, poiché quell’annuncio fatto all’improvviso, che però aveva valore globale, metteva in gioco un problema e una paura che tutti dovevamo condividere e affrontare, nessuno escluso. Diciamoci la verità, tenendo anche conto del fatto che siamo ancora in piena pandemia a quasi otto mesi dalla resa pubblica della minaccia, l’inquietudine ha colpito tutti quanti chi più chi meno e con essa l’ansia e tutto ciò che ne concerne.
L’ansia in pandemia
L’ansia e tutti i suoi effetti sono stati effettivamente incontrollabili durante la pandemia. Il mondo si è fermato, l’economia si è fermata, la società si è fermata, persino la scuola, gli aerei, i mezzi pubblici e quasi pure gli ospedali si sono fermati. Il terrore del contagio, la tristezza nell’osservare il conteggio dei nuovi infettati e quello dei morti ci hanno travolto con tutta la loro inaudita violenza.
L’ansia è stata un po’ inevitabile per tutti poiché ci ha abbracciato da più fronti.
Restare in casa per essere al sicuro ci ha donato l’ansia per il mondo esterno, l’ansia circa gli altri, l’ansia di mettere piede fuori dalla propria dimora.
La crisi economica ci ha regalato l’ansia di perdere il lavoro subito o poco dopo, di perdere la propria attività, di perdere il futuro e di non avere la possibilità di iniziarlo, ultimarlo e completarlo questo futuro che sembra svanire.
Il sovraffollamento ospedaliero ci ha fatto temere di non poter essere curati neanche per altre malattie, oltre a quella che ci minaccia con più forza.
La classe politica sommersa dai problemi ci ha dato quel tipo di ansia d’abbandono, come se non potessero aiutarci tutti.
Il non poter più viaggiare ci ha sussurrato all’orecchio l’ansia di essere rinchiusi per sempre.
L’essere uno dei lavoratori essenziali invece ci ha passato quella di essere costretti a stare fuori, dove c’è il pericolo, come se fossimo sacrificabili rispetto a quelli bloccati comodamente a casa.
Essere separati da amici, parenti e fidanzate ci ha dato l’ansia di non poterli vedere mai più.
Non poter uscire ci ha iniettato l’ansia dell’inazione che ci ha fatto perdere il sonno o l’ha comunque trasformato in incubi notturni e ci ha fatto sfogare la voglia di attività in due modi, scissi tra l’inerzia totale e annoiata e il desiderio di mangiare bene e godersi gli hobby, come se fossero le ultime cose belle, prima di vedere la fine del mondo.
I media, i comunicati politici e le fake news, condite di complottismi, ci hanno appoggiato addosso l’ansia di non poter mai riuscire a capire e comprendere la realtà e quella di vedere la fine dei giorni in ogni minimo nuovo evento fuori dal comune.
La società ferma e il mondo naturale e animale che hanno tirato un sospiro di sollievo per questo ci hanno donato la considerevole ansia che forse è stata tutta colpa nostra, poiché in fin dei conti il mondo di prima era decisamente sbagliato.
Il restare soli ci ha regalato l’ansia di capire che forse attraverso i social non conoscevamo neanche gli altri, oltre noi stessi.
Con questa nuova situazione mondiale, sono venuti a mancare in pratica tutti gli aspetti della nostra vita e dello stile con cui la vivevamo, dunque siamo stati travolti dall’ansia circa ognuno degli aspetti.
Probabilmente anche se il virus sparisse, il mondo non potrebbe tornare come prima per quante riflessioni e incertezze ci abbiano scosso a causa di quest’ansia.
Era tutto sbagliato prima e sarebbe un errore ricrearlo simile.
L’ansia nei personaggi del Pandemismo
La lista e gli esempi dell’ansia da pandemia che ho elencato nel paragrafo precedente sono ovviamente solo una piccola parte di quella che psicologicamente è l’ansia della collettività e dell’individuo, ma è un ottimo terreno di partenza per poter sviluppare i personaggi tipici sia piatti che a tutto tondo da poter inserire nelle opere del Pandemismo.
Raccontare una storia, scrivere un racconto o un romanzo all’epoca di questa pandemia non è di certo semplice, ma il movimento del Pandemismo sta appunto creando delle basi per aiutare gli autori interessati, quelli futuri e gli studiosi a farlo e capirlo.
Qualsiasi sia la prossima narrazione nello stile del Pandemismo, di qualsiasi genere letterario si tratti, non potrà avere dei personaggi credibili se in essi non ci fossero alcune delle sfumature dell’ansia che purtroppo tutti in qualche modo abbiamo vissuto.
Addirittura un personaggio interessante potrebbe essere quello immune ad ognuna di queste ansie, poiché in pace con sé stesso e con la fine ancora apparente del mondo moderno pre-pandemico, o poiché indifferente alle paure comuni del cittadino medio.
2 pensieri riguardo “L’ansia nel Pandemismo”