
Lupi: Detriti
Un ulteriore strano suono si fece largo in mezzo a quel caotico formicolio e Sandro pensò inizialmente che fosse il rumore di una campana, una campana lontanissima, una campana che si dimenava per segnalare un orario preciso. Avrebbe voluto contare i rintocchi, ma già lottava contro il restare sveglio e solo pensare allo sforzo percettivo lo sfiniva condannandolo all’oblio cerebrale.
Decise di continuare a muovere le mani, visto che neanche girare la testa gli riusciva, e si tastò il petto dove altra polvere e altri pezzi di legno furono scrollati senza consapevolezza. Provò a controllare il proprio respiro, nonostante il senso di disidratazione facesse un male cane peggiore di qualsiasi altro avesse mai provato in passato. Il tentativo fu vano, ma condusse la sua mente ad avere un’idea che in quel momento era più che brillante. Quelli che aveva addosso erano detriti.
Sì, detriti. Come se fosse crollato qualcosa, come se un terremoto avesse devastato il luogo in cui si trovava. Era una possibilità, sebbene ci fossero altri quesiti insoluti per la sua mente provata e difettosa.
Dove si trovava quando questo cataclisma si era verificato? In che modo era stato colpito e coinvolto? Perché sentiva un brusio? Perché suonavano le campane?